"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)

giovedì 31 maggio 2012

Syria: Il sottile confine tra ragione e torto

C'è polemica sulla decisione di Russia e Cina di non avallare iniziative di ingerenza nelle questioni syriane che, a nostro modo di vedere, rimangono fatti interni e quindi ad esclusiva gestione del governo syriano.

E' chiaro che un aiuto sia doveroso nei confronti dei rifugiati e della persone che scappano dai combattimenti e questo aiuto nessuno lo nega, pur con i soliti metodi insufficienti che la Comunità Internazionale riesce ad adottare.

Perché quelli che scappano dalla Syria sono in prevalenza musulmani moderati e cristiani?
Perché queste due minoranze vengono combattute dai movimenti di rivolta?

C'è una sola risposta a queste domande, ovvero che i movimenti che tutti noi vogliamo assimilare alla "primavera araba", sono in prevalenza gruppi armati integralisti che stanno tentando di eliminare il governo di Bashar Al-Assad per accaparrarsi il potere a loro volta. 

Cose già viste, cose già fatte. In Afghanistan ad esempio, dal 1978 in poi, dopo il ritiro delle truppe russe, si è assistito a lotte interne tra i vari gruppi di guerriglieri, a battaglie per il potere che in ultima istanza hanno portato alla ribalta quelli che oggi conosciamo come i talebani. 

Che guadagno ne ha tratto la popolazione? Dopo aver vissuto in un paese relativamente libero retto da una monarchia, la gente si è trovata a dover subire la legge della "Sharia" e un'ingerenza internazionale fine a se stessa che dura oramai da anni.
E' forse questo che tutti noi occidentali auspichiamo per la Syria? 
A nostro modo di vedere non è sicuramente un risultato invidiabile.

Nonostante tutto sembra che l'occidente, dovendo scegliere tra il vecchio governo di Al-Assad e gruppi combattenti anonimi di fondamentalisti, sia propenso a favorire questi ultimi, fornendo non solo la oramai necessaria copertura mediatica, ma anche addestramento e armamento per i guerriglieri (notizie apparse su più fonti aperte nei giorni scorsi relative a guerriglieri addestrati in occidente).

La demonizzazione dell'attuale governo/regime syriano a cui sistematicamente assistiamo su tutti i principali media mondiali, potrebbe rivelarsi, ad un occhio più critico, esattamente come la rappresaglia di Milosevic nel Kosovo nel 1998 (non la guerra in Bosnia fino al 1995, ma esclusivamente la rappresaglia contro i gruppi paramilitari dell'UCK nel Kosovo), che alla fine ha scatenato l'indole guerresca della NATO.

Potrebbe trattarsi di un atto di antiterrorismo del regime, al fine di ristabilire (o stabilire) la legalità in zone agitate da movimenti fondamentalisti, che come si legge su fonti aperte ma più dirette, come quella che segue, combattono contro il regime legalmente in carica e si scagliano anche contro minoranza inermi come cristiani e musulmani moderati.

Va precisato che quando parliamo di regime legalmente in carica, ci riferiamo alla genesi del regime di Bashar Al-Assad e alle motivazioni per cui la Syria ha il suo modello di governo che, per essere legale e legittimo, non necessariamente deve essere la copia fedele del modello di democrazia occidentale o americana. 

In conclusione va detto che in larga maggioranza tutti noi tendiamo a dare per scontato quello che leggiamo sui nostri media, ovvero che il regime di Al-Assad sta massacrando popolazioni civili, senza chiederci come stanno le cose in realtà, o almeno senza che nessuno si metta ad indagare sulle motivazioni del regime in carica per tanta violenza.

Nel frattempo quelli che scappano dal paese sono minoranze religiose che con il governo legittimo vivevano tranquille e ora sono fortemente minacciate dai movimenti dissidenti. 
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ASIA/SIRIA - Cristiani sequestrati: dopo Houla, sono possibile bersaglio di vendetta

Beirut (Agenzia Fides) - I cristiani siriani sono un possibile bersaglio della vendetta di gruppi armati e di miliziani islamici sunniti che vogliono vendicare il massacro di Houla. E sono vittime privilegiati di sequestri. Quanto dicono famiglie di profughi siriani fuggite dall'area di Homs è confermato da fonti di Fides nella Chiesa siriana. 
Come riferito all'Agenzia Fides dalla Caritas Libano, famiglie impaurite di profughi siriani continuano a varcare il confine. Si tratta di musulmani alawiti e di cristiani, soprattutto coloro che erano impiegati in uffici pubblici. Giungono per la maggior parte da villaggi nell'area di Homs, come Qusayr e altri. I cristiani preferiscono fuggire perché vengono considerati "vicini al regime o protetti dal regime di Bashar al-Assad". Con il prolungarsi della violenza e dopo episodi come il massacro di Houla, attribuito per ora all'esercito siriano - anche se le versioni sono discordanti - aumenta anche il desiderio di vendetta dei miliziani, nelle file dell'opposizione, contro i civili "sostenitori del regime". Se i miliziani sunniti cercano di vendicare i propri cari uccisi, il bersaglio sono gli alawiti (minoranza a cui appartiene Assad) ma anche i cristiani. 
Una famiglia greco cattolica siriana, giunta in Libano da Qusayr, racconta a Fides di aver lasciato il villaggio a causa di combattimenti fra esercito e ribelli, ma soprattutto per la piaga dei sequestri: molti cristiani vengono prelevati da uomini mascherati, alcuni con accento locale, altri no. I sequestratori chiedono ingenti riscatti. Uno dei loro parenti cristiani - raccontano i profughi - è stato ucciso, altri rapiti e torturati perchè "non allineati con i rivoluzionari". Anche il padre e il cugino del sacerdote cattolico p. Issam Kassouha sono stati rapiti nei giorni scorsi e poi, fortunatamente, rilasciati. "Non sappiamo se i terroristi erano militanti sunniti in cerca di vendetta o criminali che vogliono approfittare del caos, colpendo i più deboli", spiegano i profughi. "Se avverranno altri massacri come quello di Houla, i cristiani potranno pagare un alto prezzo", concludono. (PA) (Agenzia Fides 30/05/2012)


Source: www.fides.org

mercoledì 30 maggio 2012

Nikolic Presidente della Serbia

Si dice che ogni popolo, non ogni singolo individuo, ma ogni popolo inteso come comunità, si ritrovi ad essere governato dal governo che si merita.

La Serbia ha scelto... ha scelto di cambiare, ha scelto di non subire più, passivamente le imposizioni e i progetti di divisione... senza senso della Comunità Europea, imposti da politiche bellicose della NATO e strategiche di difesa degli Stati Uniti. 

La Serbia ha scelto di dire la sua nel dialogo con l'Europa Unita, ha scelto, coerentemente, di mantenere aperti quei contatti storici con Russia e Cina.

Se ci stacchiamo dal quel concetto di buoni e cattivi imposto dai media, in cui tutti quelli che non la pensano come gli Stati Uniti sono i cattivi, la Serbia ci potrebbe insegnare che il dialogo multilaterale può esistere e non tutti quelli che hanno un'idea diversa dalle nostre sono necessariamente nel torto.

Nokolic, il neo presidente serbo, erede del nazionalismo di Milosevic, è il nuovo interlocutore tra la Serbia e l'Europa, tra la Serbia e la Russia e con tutti gli altri paesi coinvolti nella risoluzione della questione balcanica e l'indipendenza unilaterale del Kosovo.

Da quanto dichiarato dallo stesso neo Presidente, la Serbia tenterà di continuare il dialogo con la Comunità Europea ma non rinuncerà mai ad una parte del proprio territorio. 
Non rinnegherà quindi quei suoi cittadini che vivono nel Kosovo e che da anni subiscono una situazione di discriminazione, di oppressione e costretti ad accettare il governo di Pristina senza nessuna possibilità di scelta. 

Nikolic ha inoltre dichiarato che la Serbia non entrerà mai a far parte della NATO. Alla fine perché dovrebbe? Per non essere nuovamente bombardata? 
In fin dei conti a cosa potrebbe servire la NATO alla Serbia? Sicuramente non a difendere la Serbia dalla Russia, forse solo a difendere la Serbia dalla NATO stessa. 

La Serbia di Nikolic rappresenta un passo avanti nel riportare il dialogo internazionale su progetti e prospettive concreti. Non più un nazionalismo estremo e neppure un soggetto passivo nel dialogo internazionale, bensì uno stato capace di rivendicare i propri diritti di indipendenza e di uscire dal ruolo dello "Stato-vittima sacrificale" della "strategia di difesa" della NATO e degli Stati Uniti. 

domenica 27 maggio 2012

Un "giretto in moto"

Dalla Toscana al Trentino...
attraverso il Chianti,
 l'Appennino con il passo della Futa 
e il Lago di Garda.



Bello... Bellissimo... Stupendo !!!

Adesso sono un po' stanchino...

giovedì 24 maggio 2012

Quote of the day - Frase del giorno


"La mafia è un fenomeno umano 
e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione 
e avrà quindi anche una fine".
Giovanni Falcone

mercoledì 23 maggio 2012

Giovanni Falcone - 20 anni dalla strage di Capaci - 23.05.2012


Ricorre oggi l'anniversario della strage di Capaci.
20 anni dall'assassinio infame di Giovanni Falcone, l'uomo che per primo riuscì a decifrare il "sistema mafia" e tentare efficaci strategie di contrasto.
Il Magistrato Giovanni Falcone è oggi un esempio, forse il più grande simbolo della lotta alla criminalità organizzata di tipo mafioso.
Non era così quando Falcone era in vita. Falcone era semmai osteggiato da gelosie interne alla magistratura e da un sistema politico macchinoso.
Giovanni Falcone deve rimanere nella memoria collettiva perché il suo sacrificio non sia vano.
Ogni uomo di buona volontà, semplice cittadino, politico o militare, ha il dovere di seguirne le orme e contribuire al definitivo annientamento della mafia e di ogni organizzazione criminale che trova la propria forza nell'intimidazione, nell'omertà che deriva dal vincolo associativo e nell'immenso male sociale che crea.

La memoria dell'esempio dato non deve morire... non deve morire.
Max 

martedì 22 maggio 2012

Da ex estremista a presidente, Nikolic 'cambia' il Paese

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Importante risultato elettorale alle presidenziali in Serbia...
Dunque si inizia a vedere l'effetto dell'inerzia della Comunità Europea. L'immobilità in politica estera e il perseverare in decisioni assurde solo per favorire l'alleato di oltre oceano.
Con Nikolic la questione Kosovo non dovrebbe essere più in discussione. Fino ad ora si è tentato di offrire il classico "contentino" alla Serbia di Tadic: un lento, lentissimo processo di avvicinamento ad un'Europa che, tra crisi economica e incapacità di elaborare un piano coerente in politica estera, ha perso l'appetibilità di un tempo. 

Da oggi sembra chiaro che ci dovrà essere un cambiamento nella gestione delle relazioni con la Serbia. Quasi sicuramente ci sarà un cambiamento ai tavoli di trattative che con tante, troppe chiacchiere fino ad oggi hanno tentato di tutto per ottenere un riconoscimento del Kosovo albanese da parte della Serbia.
Quest'ultima ipotesi con Nikolic non dovrebbe più essere un'opzione, bensì una certezza, la certezza che la Serbia è uno stato indivisibile come sancito dalla costituzione stessa del paese e dal diritto internazionale prima che venisse stravolto da Stati Uniti e Comunità Europea negli ultimi 10 anni.

Certo che ristabilire l'ordine logico delle cose sembra un'utopia. Sarebbe troppo onesto porre rimedio agli errori fatti e far entrare la Serbia nella Comunità Europea con "la regione a statuto speciale del Kosovo", si preferisce perseverare nell'errore e nell'ipocrisia tenendo la Serbia fuori dalla Comunità per scelta e il Kosovo fuori perché, anche con tutti gli aiuti del mondo" non arriverà mai al raggiungimento dello "standard minimo" necessario.

Di sicuro l'elezione di Nikolic e l'ascesa degli ultra-nazionalisti, segna una svolta e un cambiamento importante nei rapporti tra Serbia ed Europa Unita, ma anche tra Serbia e Russia. 
Sarà interessante vedere quale sarà il nuovo bilanciamento delle forze in campo.
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TMNews - Serbia
Da ex estremista a presidente, Nikolic 'cambia' il Paese

Belgrado, 21 mag. (TMNews) - Classe 1952, Tomislav Nikolic, leader del Partito progressista serbo (Sns) da ieri sera è il nuovo presidente della Repubblica in Serbia, dopo aver battuto al ballottaggio il capo di Stato uscente, il filo-europeista Boris Tadic. Sconfitto già nel 2004 e nel 2008, 'l'eterno perdente' si è riscattato con una vittoria, a sorpresa, del 49,76% (dato preliminare), contro il 47,15%, di Tadic, favoritissimo, invece, per i sondaggi pre-elettorali.

Nikolic trae dunque i frutti del taglio netto deciso nel 2008 con il suo ex Partito radicale serbo (Srs), voce dell'estrema destra nazionalista, guidata 'a distanza' da Vojislav Seselj, attualmente sotto processo all'Aia per crimini di guerra. Dopo esserne stato per anni il braccio destro, Nikolic - che fu anche vicepremier durante la dittatura Milosevic - ha fondato il suo Sns di posizioni più moderate, ancora legate alla tradizione nazionalista e filorussa, ma non più contrarie all'euro-integrazione di Belgrado. Fu una spaccatura senza precedenti nell'estrema destra serba, interpretata, soprattutto all'estero, come un positivo segnale di normalizzazione per l'intero Paese.

Nel proclamare la sua vittoria, Nikolic ha subito rassicurato come, durante la sua leadership "la Serbia manterrà il suo cammino europeo". Pur definendo il risultato "la dimostrazione che la Serbia ha voluto proteggere i suoi cittadini in Kosovo", la cui indipendenza resta per Nikolic inaccettabile, nonostante le pressioni di Bruxelles.

Fonte: www.tmnews.it

Dave Gahan - Down

Down
Dave Gahan

sabato 19 maggio 2012

Quote of the day - Frase del Giorno


E' strano. 
Proprio quando penso di essere andato il più lontano possibile, 
scopro che posso spingermi ancora oltre.

Ayrton Senna

Kosovo: problemi infiniti...

Purtroppo il Kosovo, un posto così piccolo e così sconosciuto fino a qualche tempo fa, sta diventando sempre più importante in relazione ai problemi che crea, anche senza l'attenzione dei media.


Fino a ieri abbiamo parlato delle notizie trapelate su alcuni siti, relative all'addestramento di dissidenti siriani in Kosovo con qualche "losco" supporto internazionale; 

Sono oramai vecchissime le notizie dei traffici di droga, e soprattutto di eroina di provenienza afghana, il cui transito coinvolge il Kosovo, prima di raggiungere i nostri paesi;

Sono purtroppo, altrettanto vecchie le polemiche su tutti i soldi che ci costa, finanziare un neo-stato nato in bancarotta come il Kosovo albanese; 

Ancora validi sono i dubbi sull'affidabilità di una leadership politica come quella kosovara, composta da ex militanti UCK, pluri indagati per i più vari reati, tra cui spicca il "Traffico di Organi" che vede coinvolto addirittura il primo ministro del Kosovo. 
Politici, quelli kosovari, che nel giro di qualche anno sono passati dall'essere considerati terroristi e nemici dell'America, al diventare i principali partners di tutta la comunità internazionale;

Adesso sembra riprendere vigore una vecchia piaga, mai completamente guarita, ovvero la discriminazione etnica e religiosa. Già noti sono gli scontri e le proteste nella città divisa di Mitrovica, adesso la rabbia albanese si rivolge nuovamente contro i monaci cristiani ortodossi dei monasteri kosovari, fatti oggetto di lancio di sassi e aggressioni da parte di facinorosi albanesi, come riferito dall'articolo che segue.

Ancora una volta non possiamo fare a meno di complimentarci con i nostri amici americani, con la NATO e con la Comunità Europea, per avere, con tanti sorrisi sulla bocca (come sempre), messo mano a situazioni private di un altro stato, la Serbia, per creare un accumulo di problemi e fattori destabilizzanti, come il Kosovo indipendente. 

Complimenti per non aver azzeccato neanche una singola decisione relativa al Kosovo, fare di peggio sarebbe stato difficile, anche in previsione di un futuro ingresso della regione balcanica nell'Europa Unita. 
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Kosovo, violenza anticristiana
MARCO TOSATTI

Un gruppo di giovani albanesi ha picchiato e tirato pietre a un monaco in un monastero serbo Ortodosso in Kosovo, ha denunciato la Chiesa ortodossa russa. Il monastero dei santi Cosma e Daminao vicino alla città di Orahovac, luogo dell’attacco, è ufficialmente sotto la protezione della polizia del Kosovo. L’attacco al monaco, Dionisije, è l’ultimo di una serie di incidenti “che hanno segnato negativamente la vita del fedeli ortodossi nella provincia negli ultimi mesi”. La dichiarazione è del Dipartimento del patriarcato di Mosca per i rapporti esterni. “L’assalto è stato perpetrato tre ore dopo che il monastero è stato visitato dal comandante del contingente tedesco della Kosovo Forse, e questo rende questo atto estremista ancora più impudente”. Il giorno dell’incidente, un gruppo albanese musulmano ha diffuso volantini con minacce di violenza contro i serbi cristiani che si rifiutano di lasciare il Kosovo.

Article in Italian and English from: www.lastampa.it

venerdì 18 maggio 2012

Bombardamenti in Sudan

AFRICA/ SUDAN 
Continuano i bombardamenti sui civili dei Monti Nuba

Khartoum(Agenzia Fides) - L'aviazione sudanese continua ad accanirsi con bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile dei Monti Nuba. Lo afferma una fonte locale che ha inviato via e-mail una testimonianza al "Sudan Catholic Radio Network": gli Antonov (aerei da trasporto trasformati in bombardieri improvvisati) di Khartoum sorvolano incessantemente le aree civili seminando il panico tra la popolazione, specialmente di notte. A causa dei bombardamenti un gran numero di civili, soprattutto donne e bambini, sono morti ed altri hanno riportato ferite molto gravi. Secondo la fonte della rete cattolica, nei bombardamenti sono state utilizzate pure bombe incendiarie e chimiche. Alle perdite di vite umane si aggiungono la distruzione delle abitazioni e la scomparsa del bestiame, ucciso dalle bombe oppure razziato da nomadi di origine araba. La mancanza di cibo e di acqua potabile sta creando una grave emergenza umanitaria nell'area, il cui accesso è proibito alle organizzazioni umanitarie. Chi può cerca rifugio nel confinante Sud Sudan.
I Monti Nuba rientrano nel territorio del Sud Kordofan, stato del Sudan, nel quale da mesi si affrontano le truppe di Khartoum e quelle dell'SPLA-N (Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese-Nord), un gruppo affiliato all'SPLA originario (l'ex movimento di guerriglia che è divenuto il partito al governo nel Sud Sudan). La guerra nel Sud Kordofan si aggiunge alle forti tensioni tra Khartoum e Juba per la definizione dei confini e la spartizione dei proventi del petrolio estratto in Sud Sudan ma esportato attraverso i porti controllati dal Sudan. (L.M.) (Agenzia Fides 18/5/2012)

Source: www.fides.org
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Chi si occupa di porre fine a queste catastrofi umanitarie? Se è l'ONU come dovrebbe essere, allora manca una presa di posizione determinata a far cessare le pene della popolazione civile.
A cosa è servito il referendum per la separazione tra Sudan e Sud Sudan, se adesso è necessaria una guerra per definire i confini? 
Andrebbe "spiegato" ai leader sudanesi che ci sono modi meno drastici dei bombardamenti per dirimere le diatribe internazionali,  quello che non c'è è un modo per impedire a un dittatore di colpire a morte civili inermi.
Il fatto che le stragi di civili siano note alla Comunità Internazionale, fa si che una piccola percentuale di responsabilità sull'operato di Omar Al-Bashir, ricada anche sulle istituzioni internazionali preposte a fermarlo. 
Inoltre... Perché in Italia non ne parla nessuno? 
Max

Il sottile tratto di unione tra Kosovo e Syria

Dunque...
abbiamo parlato giusto tre giorni fa, delle notizie riguardanti terroristi siriani anti-regime, che verrebbero addestrati in Kosovo d'accordo con le autorità locali. (qui il link al post)

Non avendo informazioni accurate a disposizione, volendo comunque considerare la buona fede delle nostre organizzazioni militari e quelle dei nostri alleati, abbiamo escluso a priori la connivenza delle istituzioni internazionali, soprattutto militari, nell'addestramento segreto di dissidenti siriani e di conseguenza nel tentativo più o meno diretto, di destabilizzare il regime siriano di Al-Assad.

Ecco invece, che ci pensa qualcun'altro a tirare in ballo i nostri bravi "pacifisti" internazionali di stanza in Kosovo e indirettamente a mettere in risalto quanto labile sia il confine tra buoni e cattivi, tra terroristi e pacifisti, tra simpatizzanti di Al-Qaeda e sostenitori delle democrazie occidentali; tutti abbinamenti apparentemente in contrasto tra loro... apparentemente...

Come abbiamo fatto nel post di tre giorni fa, dobbiamo precisare quali sono le fonti di stampa che abbiamo tenuto in considerazione: 

le fonti ovviamente appartengono a quella parte del mondo e quel gruppo di persone che ha un'opinione diversa da quella occidentale, sia sul Kosovo, sia sulla Syria, ma ha anche un'opinione diversa riguardo all'ingerenza diretta negli affari interni di altri stati, oltre che ad un contrasto di interessi tra la propria politica di difesa e quella dei paesi occidentali.

Alla fine va anche detto che, le notizie relative al segreto addestramento dei dissidenti siriani in Kosovo, compaiono solo su queste fonti aperte e in nessuno dei media occidentali.

Di seguito i link agli articoli di stampa a cui facciamo riferimento: (a titolo di esempio...)


giovedì 17 maggio 2012

Attacco aereo UE distrutte cinque barche dei pirati :: informazioni marittime :: napoli

Ecco che, con una scarsa risonanza mediatica, l'UE sfodera gli artigli.

Per quanto un attacco aereo senza vittime, anche casuali, sia difficile da credere, la missione europea EUNAVFOR, operante a largo delle coste somale per contrastare il fenomeno della pirateria nel Corno d'Africa, è passata all'azione.

Il mandato esclusivamente navale della missione è recentemente stato ampliati, praticamente sciogliendo le mani dei militari, che hanno colpito immediatamente distruggendo 5 imbarcazioni appartenenti ai pirati somali (non si sa che cos'altro).

Chi sa cosa trapelerà sui poco attenti media delle future operazioni militari in Somalia? 

Chi sa se stiamo inconsapevolmente assistendo all'inizio di operazioni di distruzione di basso profilo, sul modello di quelle già condotte con i droni dagli Stati Uniti sia in Somalia che in Yemen?
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17/05/2012
Attacco aereo Ue, distrutte cinque barche dei pirati

Da Bruxelles arrivano nuovi dettagli in merito all’incursione aerea compiuta martedì sulla costa somala dai militari della operazione navale anti-pirateria Atlanta. L’obiettivo è stato Harardhere, il villaggio a circa 400 chilometri a nord di Mogadiscio, considerato la principale base “logistica” dei gruppi organizzati di predoni. L’inusuale attacco dall’aria (il primo da quando gli uomini della missione Ue pattugliano i mari del Corno d’Africa) è stato portato con un elicottero da combattimento. Almeno cinque imbarcazioni dei pirati sono state distrutte, riferisce il comando di Eunavfor, “ma nessun somalo è stato ferito”. L’ora x è stata preceduta da una ricognizione aerea durata settimane, per individuare le istallazioni più importanti nella cittadella dei pirati. Il salto di qualità nell’operazione militare – dotata attualmente di nove navi da guerra e di cinque aerei da ricognizione – è stato deciso dal Consiglio Ue del 23 marzo scorso, rimuovendo il limite di operare solo in mare. 

Link originale: attacco aereo ue distrutte cinque barche dei pirati :: informazioni marittime :: napoli
Altri link sullo stesso episodio:
-  http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/16/lunione-europea-muove-guerra-o-quasi-ai-pirati-somali/
-  http://www.ilgiornale.it/esteri/ora_leuropa_attacca_pirati_distrutte_5_navi/16-05-2012/articolo-id=587989-page=0-comments=1
-  http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/shippingecantieri/2012/05/15/Pirateria-Ue-contrattacca-colpita-tortuga-pirati-somali-_6874441.html

mercoledì 16 maggio 2012

Dopo la strage degli innocenti

L'articolo che segue era sul sito de "Il Manifesto" del 15/05/2012, 
il contenuto è eloquente anche senza lunghi commenti...
Aggiungo solo che:


"La guerra... è una brutta cosa..." 
Max

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Dopo la strage degli innocenti

di Manlio Dinucci - da Il Manifesto , 15 maggio 2012

Una delle capacità dell’Arte della guerra del XXI secolo è quella di cancellare dalla memoria la guerra stessa, dopo che è stata effettuata, occultando le sue conseguenze. I responsabili di aggressioni, invasioni e stragi possono così indossare la veste dei buoni samaritani, che tendono la mano caritatevole soprattutto ai bambini e ai giovani, prime vittime della guerra. 
L’Italia – dopo aver messo a disposizione della Nato sette basi aeree per le 10mila missioni di attacco alla Libia, e avervi partecipato sganciando un migliaio di bombe e missili – ha varato un «progetto a favore dei minori colpiti da traumi psicologici derivanti dal recente conflitto». Il progetto, del costo di 1,5 milioni di euro, prevede l’invio di una task force di esperti che opererà a Bengasi, Tripoli e Misurata, collaborando con le «autorità libiche». Le stesse che perfino il Consiglio di sicurezza dell’Onu chiama in causa per «le continue detenzioni illegali, torture ed esecuzioni extragiudiziarie». 
In Afghanistan, dove ogni anno muoiono migliaia di bambini per gli effetti diretti e indiretti della guerra, gli aerei italiani non lanciano solo bombe e missili, ma viveri, indumenti, quaderni e penne per i bambini, così da «integrare l’azione operativa con l’attività di supporto umanitario». Un centinaio di fortunati bambini ha ricevuto, in una base militare italiana, un pacco dono, frutto di «una raccolta spontanea durante le celebrazioni delle Sante Messe». «Con l’occasione», alcuni sono stati perfino visitati da un ufficiale medico pediatra. E quando la piccola Fatima ha avuto un braccio maciullato da un ingranaggio, c’è stata la «corsa generosa e disperata» verso l’ospedale, effettuata con un Lince, il blindato usato dagli italiani nella guerra in Afghanistan. 
In Iraq, l’Italia è impegnata in un «progetto comune contro la tratta di esseri umani», di cui sono vittime soprattutto ragazze e ragazzi, costretti alla prostituzione e al lavoro forzato nelle monarchie del Golfo. Nascondendo il fatto che tale fenomeno è uno degli effetti della guerra, cui ha partecipato anche l’Italia. Le vittime dirette sono state, nel 2003-11, almeno un milione e mezzo, di cui circa il 40% bambini, documenta il Tribunale di Kuala Lumpur sui crimini di guerra. Molti altri bambini sono morti per le armi a uranio impovertito, che hanno contaminato il terreno e le acque. A Fallujah, le malfomazioni cardiache dei neonati risultano 13 volte superiori alla media europea, e quelle del sistema nervoso superiori di 33 volte. 
A mietere un maggior numero di vittime è il collasso della società irachena, provocato dalla guerra. Circa 5 milioni di bambini sono orfani e circa 500mila vivono abbandonati nelle strade, 3,5 milioni sono in povertà assoluta, 1,5 milioni di età inferiore ai cinque anni sono denutriti e in media ne muoiono 100 al giorno. Sono queste le prime vittime della tratta di esseri umani: bambine di 11-12 anni sono vendute per 30mila dollari ai trafficanti. A provocare questo immenso dramma contribuisce l’Italia, partecipando alle guerre camuffate da missioni internazionali di pace. Anche se il presidente Napolitano, rivolgendosi ai militari in missione, assicura: «Voi oggi, e altri prima di voi, avete dato un grandissimo contributo a un rinnovato prestigio e alla credibilità dell’Italia».

Soulsavers con Dave Gahan - Longest Day (2012)


Awesome !!
A completely new style for Dave Grahan

martedì 15 maggio 2012

SUD SUDAN: Il dramma degli espulsi, dei rifugiati e degli sfollati

Ecco il più classico esempio e le ovvie conseguenze delle lotte di potere.

La separazione tra Sudan e Sud Sudan del Luglio 2011 è stata sancita da un referendum indetto di comune accordo tra le parti in causa e le Nazioni Unite, un accordo "ben riuscito" tra Omar Al-Bashir, leader sudanese, accusato di crimini contro l'umanità e la nuova casta politica del Sud Sudan. Un accordo che di fatto divide cristiani e musulmani ma che non ha tenuto conto né delle zone di confine e quindi della spartizione delle risorse petrolifere, questione che le parti in causa tentano di dirimere con le armi, né delle popolazioni nomadi, che con i confini politici hanno poca dimestichezza, né delle migliaia di persone di nazionalità Sud Sudanese che devono abbandonare forzatamente le loro case in Sudan.
Non è tanto criticabile in fatto che il governo del Sudan decida di espellere i cittadini Sud Sudanesi senza permesso di soggiorno, quanto l'inadeguatezza del governo del Sud ad accogliere queste migliaia di propri cittadini, incombenza che non sembra affatto pianificata a dovere e che necessita di aiuti internazionali.
Speriamo che la nuova migrazione non sia causa di una nuova crisi umanitaria.
Max
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AFRICA
SUD SUDAN - Il dramma degli espulsi, dei rifugiati e degli sfollati nel Sud Sudan

Juba (Agenzia Fides) - Mentre Sudan e Sud Sudan rimangono sul piede di guerra, stanno arrivando a Juba decine di migliaia di sud sudanesi espulsi da Khartoum, perché privi dei permessi di soggiorno.
Il 14 maggio è giunto nella capitale sud sudanese il primo gruppo di 164 persone, provenienti da Khartoum con un volo organizzato dall'Organizzazione Internazionale per i Migranti (IOM), su un totale di 12.000 persone che dovranno lasciare il Sudan nei prossimi giorni.
In Sudan vivono centinaia di migliaia di sud sudanesi che hanno perso il lavoro e non hanno permesso di soggiorno dopo la proclamazione dell'indipendenza del Sud Sudan, nel luglio 2011.
Tra loro vi sono pure diverse persone di ascendenza sud sudanese ma che sono nate nel nord Sudan e che quindi fanno fatica, in caso di espulsione, ad adattarsi a vivere nel loro nuovo Paese.
Il Sud Sudan dovrà farsi carico della sistemazione di queste persone, trovando loro alloggi e lavoro. 
L'instabilità nella quale vivono alcune aree del Sud Sudan ha inoltre costretto alla fuga decine di migliaia di abitanti. Oltre agli sfollati interni, Juba deve farsi carico dei rifugiati provenienti dal Sud Kordofan, stato del nord Sudan ma la cui popolazione ha combattuto a suo tempo con i sud sudanesi contro il regime di Khartoum. Secondo fonti ONU sono 100.000 i rifugiati sudanesi accolti nel Sud Sudan. (L.M.) (Agenzia Fides 15/5/2012)


Source: www.fides.org

Siriani dissidenti addestrati in Kosovo... ?

L'articolo che segue è stato pubblicato sul sito www. blitzquotidiano.it il 14 Maggio 2012,

Se la notizia fosse confermata ci sarebbe da rabbrividire per tutti i risvolti ed i possibili sviluppi che ci potrebbero essere in conseguenza di ciò che viene riferito dalle fonti di stampa russe.

Se fosse confermata la notizia che in Kosovo si addestrano membri del movimento dissidente siriano, in accordo con le autorità del Kosovo, questo avverrebbe indipendentemente dalla presenza militare internazionale (non voglio neppure pensare ad una ipotesi di complicità, anche se è difficile credere che il tutto avvenga sotto il naso di 10.000 militari e 2000 poliziotti attualmente impiegati in Kosovo). 

Un fatto del genere porrebbe il Kosovo in una condizione assolutamente fuori da ogni controllo e contraria ad ogni intento di pace; fuori dal processo di pace mediorientale perseguito dalla Comunità Europea, contro gli interessi della Russia, magari anche contro le mire di ingerenza americane in Medioriente, dal momento che un fenomeno del genere può facilmente "scappare di mano" a chi crede di poterlo gestire (vedasi Osama Bin Laden ai tempi dell'invasione russa dell'Afghanistan).

L'illegalità di una tale collaborazione tra ex UCK del Kosovo e dissidenti siriani, alle spalle di NATO, Kfor e Comunità Europea, se confermata, confermerebbe ancora una volta l'inaffidabilità del neo nato stato kosovaro e, se pur improbabile nei fatti, potrebbe dare alla Russia quella "scusa" per pretendere ciò che gli spetta di diritto in base alla Risoluzione 1244 dell'ONU, ovvero rientrare nel territorio del Kosovo (o almeno nel Nord del Kosovo) con le proprie forze militari, per garantire la sicurezza del territorio, indipendentemente dalle forzature indipendentiste e dai dialoghi infruttuosi volti ad affermare la legittimità del Kosovo come stato. 

Queste notizie giungono esattamente in un momento in cui si registra un cambiamento imminente alla guida della Germania, fino ad ora maggiore sostenitore dell'indipendenza del Kosovo insieme agli irriducibili Stati Uniti, e in un momento in cui il Kosovo avrebbe collezionato un importante numero di riconoscimenti internazionali.

Il fatto assolutamente più importante è che, confermate o meno, vere o false che siano le notizie di campi di addestramento siriani in terra kosovara, l'importante è che qualcuno ci creda, l'importante è che sia una scusa sufficientemente attendibile in modo da legittimare un nuovo tentativo di bilanciamento di forze tra le superpotenze...

... oppure vedo troppi fantasmi ... ?  Boh ...?
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BELGRADO – Mosca ha espresso oggi preoccupazione per le notizie secondo cui ribelli siriani si addestrerebbero in Kosovo. Il ministero degli esteri russo, citato dalla Tanjug, ha fatto riferimento a notizie di stampa su ''contatti fra esponenti dell'opposizione siriana e le autorità della cosiddetta Repubblica del Kosovo''.

Contatti che includerebbero ''non solo scambi di esperienza nell'organizzazione di movimenti separatisti diretti a rovesciare governi in carica, ma anche l'addestramento di ribelli siriani in Kosovo'', ha aggiunto il ministero degli esteri di Mosca, secondo cui centri di addestramento verrebbero creati in ex basi dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck).

''Trasformare il Kosovo in una base internazionale per l'addestramento di ribelli di differenti formazioni armate potrebbe rivelarsi un grosso fattore destabilizzante con effetti ben al di là dei Balcani'', ha concluso il ministero russo che ha chiesto per questo alla Forza internazionale in Kosovo di adottare ''tutte le misure necessarie per prevenire la messa in atto di tali piani''.

La Russia, al pari della Serbia, non riconosce l'indipendenza proclamata dal Kosovo il 17 febbraio 2008. Sono 90 i paesi del mondo che hanno riconosciuto il Kosovo, fra essi Usa e 22 dei 27 membri della Ue, Italia compresa.

Pubblicato su: www.blitzquotidiano.it

lunedì 14 maggio 2012

NATO... ci serve?

NATO
from: www.stratfor.com
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Fantastico! 
Ho letto l'analisi di STRATFOR (link sopra) sul futuro della NATO e mi è sembrato di leggere il manuale del perfetto conquistatore.
Comunque l'interessante lettura è stato uno spunto per la seguente riflessione senza particolari pretese...

L'apparato della NATO, nato a seguito della Seconda Guerra Mondiale e che nel periodo della guerra fredda potrebbe aver avuto uno scopo, continua imperterrito a definire la Russia con un potenziale invasore dell'Europa. Al contrario, se valutiamo obbiettivamente la storia vediamo che, se dei tentativi di invasione ci sono stati, ci sono stati in direzione opposta, ovvero verso la Russia, tentativi fatti dai vari conquistatori francesi e tedeschi in tempi diversi. 

Non solo, gli Stati Uniti tendono ad enfatizzare il costo a loro carico della NATO, circa l'80% delle spese totali (in passato era il 60%) e a definire il sistema di difesa europeo un sistema debole ed inefficiente.

Beh... la valutazione dovrebbe essere in termini opposti, ovvero l'America dovrebbe prendere atto che l'Europa finanzia tra il 20% e il 40% delle guerre scatenate dagli Stati Uniti, in cambio della "protezione" americana dei confini Est Europei. 
Cercando un paragone, c'è un'altra organizzazione che funziona nello stesso modo, la criminalità organizzata di tipo mafioso che pretende la riscossione del "pizzo" in cambio di "protezione" e tanto silenzio intorno a morti e sparatorie. La NATO però è "legale".

Se non fosse per qualche idea malsana, come quella dell'ex presidente francese Sarkozy che ad un tratto ha deciso di annientare la Libya e ha coinvolto la NATO, e per pochi altri piccoli, contributi in missioni di secondaria importanza, se non completamente inutili, da parte dell'Europa non ci sarebbero richieste di impiego per la NATO, o quanto meno niente di vitale importanza per cui non si possa fare senza.

Tutto il dispiegamento di forze in giro per il mondo, dal Kosovo all'Iraq, passando per l'Afghanistan è tutto appannaggio degli Stati Uniti per i loro interessi di difesa e ingerenza, secondariamente diventa un problema europeo perché una volta bombardati e divisi, paesi come la Serbia, che si trovano in piena Europa, diventano anche un problema europeo. 

Bene, con questo diciamo pure che NATO o no, la silenziosa ed inesorabile conquista dell'Europa è già iniziata da tempo, da parte dei paesi arabi e dei "Balcani islamizzati" proprio dalle guerre di America e NATO. Islamici di varia tendenza e origine, costituiscono oramai una buona percentuale degli immigrati nei paesi europei, (turchi in Germania, kosovari e albanesi in Italia, afghani in Grecia anche se in transito per altri paesi, magrebini in Francia ma anche in Italia, per non parlare dei paesi nordici).
Tutti popoli che al contrario di noi, sono demograficamente in crescita, assicurandosi un futuro e una lenta ma costante infiltrazione nel nostro tessuto di tradizioni con l'importazione  delle loro. 

La nuova conquista è iniziata anche da parte della nuova "elite russa". Nuovi milionari che gestiscono le risorse di gas, senza le quali mezza Europa sarebbe al freddo, personaggi che entrano a pieno titolo negli affari dell'Europa senza passare attraverso la politica, ma comprando con "danari sonanti" tutto ciò che più li aggrada. 


Tutto questo avviene a prescindere dall'Alleanza Atlantica e vale sia per l'Europa nei termini citati, sia per gli stati uniti dove già da anni in alcune aree, si registra una presenza di messicani, notoriamente non "molto bene accetti", superiore al 50% della popolazione.

In conclusione quest'alleanza, la NATO, che è nata principalmente come patto di mutua assistenza in caso di invasione di un paese membro da parte di altre potenze,  si è oggi trasformata a sua volta in una forza di invasione ed ingerenza negli affari interni di altri paesi, sia per trovare una nuova ragione di esistere, sia sulla scia delle nuove teorie americane di gestione esclusiva della sicurezza mondiale, coniando concetti assurdi (alcuni direbbero moderni) di "guerra preventiva", "minaccia alla sicurezza mondiale" (niente di meno!!), terrorismo, imposizione di diritti umani e diritti delle donne sul modello occidentale, missioni di "pace" facendo la guerra.


La NATO, sorta come organismo di mutua assistenza da contrapporre ad eserciti (concepiti nell'accezione classica del termine), è oggi impegnata in una improbabile lotta al terrorismo di matrice islamica, terrorismo la cui definizione non è univoca neppure tra i paesi aderenti alla NATO. 

Tutto questo, unito alle lamentele americane per il contributo alle spese dell'Alleanza (o per meglio dire ai costi delle guerre), ci dimostra che una struttura come la NATO è oggi un fenomeno anacronistico, che ha perso la sua ragione di essere quando è passato dal ruolo di contrappeso nel bilanciamento di forze in periodo di guerra fredda, ad una macchina di aggressione al servizio americano.


Con tutto questo non voglio affatto smentire il concetto dei latini "Si vis pacem, para bellum", se vuoi la pace preparati alla guerra, dal momento che nel mondo ci sono ancora tante persone senza scrupoli che governano paesi interi.


E' mia opinione che sia tempo per l'Europa di cambiare, di guardare avanti ed iniziare a pensare alla difesa europea in termini più geograficamente concreti, con una strategia ed intenti europei, in modo da affermarsi come una vera e propria terza potenza mondiale, non succube e subordinata al volere dell'amico di oltre oceano, ma aperta al dialogo multilaterale.


Il tutto, ovviamente mantenendo e coltivando i buoni rapporti diplomatici e di dialogo sia con americani che con l'Est Europa e il continente asiatico, oltre che con tutto il resto del mondo.

domenica 13 maggio 2012

Quote of the day - Frase del giorno

L'ape operaia, 
siccome muore dopo sei o sette mesi, 
non riesce mai a raggiungere l'età pensionabile.
Gene Gnocchi


giovedì 10 maggio 2012

Libya: addio sogni di gloria e di libertà ...

...che lasciano il posto a brame di ricchezza e potere.
Anche se la notizia passa in secondo (o anche terso) piano sui media italiani, la situazione della Libya è ancora lontano dal somigliare alla stabilità di un paese "normale".
La tanta pubblicità mediatica fatta durante la guerra, a favore di gruppi di combattenti ignoti ma contrari al regime di Gheddafi, si sta adesso rivelando per quello che era in realtà, ovvero solo una campagna mediatica per non far diminuire il consenso verso quei politici dei paesi occidentali che avevano deciso di distruggere un paese indipendente quale la Libya. 
Come al solito tutti i nodi vengono al pettine... e proprio adesso stiamo assistendo ad una lotta interna a questi gruppi, tanto osannati durante la guerra e così ben equipaggiati. 
Una lotta interna che continua a causare morti e feriti perché ognuno vuole la propria fetta di potere, ognuno si sente in diritto di rivendicare qualcosa di ciò che apparteneva a Gheddafi. 
Si tratta di una corsa all'accaparramento delle risorse per il proprio tornaconto personale, si tratta di una situazione già vista perché successa puntualmente altrove, ovunque ci sia stato un  intervento armato come quelli che negli ultimi 20 anni compie la NATO con l'avallo (anche postumo) dell'ONU.
La situazione della Libya è così chiaramente uguale a quella di ogni altro paese destabilizzato da guerre fomentate dall'esterno, da far pensare che il caos sociale post bellico sia l'unico risultato certo e prevedibile, della guerra. 
Sembra altrettanto vero che la guerra restituisca un'incertezza assoluta e totale, sull'onestà e le capacità dei nuovi regimi post bellici, anche se la cosa importante per chi la guerra la fomenta, è che questi nuovi regimi appoggino la loro politica e le loro strategie (politiche ed economiche) di ingerenza.
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AFRICA
LIBIA - “Le milizie si contendono i fondi lasciati da Gheddafi” affermano fonti locali

Tripoli (Agenzia Fides) – “Non sono stati i miliziani di Yafran ad assalire la sede del governo, ma quelli di Zeltan” affermano all’Agenzia Fides fonti qualificate da Tripoli, in Libia, dove ieri, 8 maggio, un gruppo di miliziani ha assalito la sede del governo libico chiedendo il pagamento dei compensi a loro dovuti per aver combattuto per otto mesi contro Muammar Gheddafi e il suo regime. I circa 200 miliziani erano giunti a bordo di circa 50 veicoli equipaggiati con armi di diverso calibro, tra cui alcuni cannoni antiaerei: hanno circondato la sede del governo, bloccato tutte la strade circostanti e, dopo aver sparato le prime raffiche di intimidazione e cercato di avviare inutilmente una trattativa, hanno dato l’assalto all’edificio. La reazione delle forze di sicurezza ha permesso di liberare la sede del governo e di ristabilire l’ordine. Nella sparatoria almeno una persona è rimasta uccisa e diverse altre sono rimaste ferite
Le fonti di Fides, che per motivi di sicurezza desiderano l’anonimato, sottolineano che questo episodio va inquadrato nella lotta per mettere le mani sulla “quantità incredibile di denaro lasciato da Gheddafi. Ognuno vuole avere la sua parte. Il problema della stabilizzazione della Libia nasce da qui”. “Nelle banche libiche vi sono ancora numerosi conti intestati a Gheddafi” continuano le fonti di Fides, e “i direttori di banca sono sollecitati a trasferire questi fondi verso altri lidi”. “C’è poi un flusso incredibile di denaro contante e di oro, anche perché ci sono ‘tesori’ del vecchio regime che sono sepolti nel deserto, e tutti cercano di metterci le mani sopra, in un modo o nell’altro” concludono le nostre fonti. (L.M.) (Agenzia Fides 9/5/2012)


Source: www.fides.org

Nigeria e il pericolo Boko Haram

Fanno riflettere le dichiarazioni di seguito riportate, relative alla scarsa volontà di combattere i terroristi islamici da parte delle autorità nigeriane. Fanno riflettere ancora di più se considerate in un ottica di clientelismo ulteriormente allargata. Sembra ovvio che il clientelismo politico e la scarsa attitudine degli amministratori a gestire le risorse pubbliche in modo ottimale rappresentino i principali ostacoli al miglioramento dello standard di vita della popolazione nigeriana, ma consideriamo anche un altro aspetto:
come già avviene in Somalia e in altri paesi afflitti dal fenomeno "terrorismo islamico", o in altre aree dove esiste un fenomeno di odio etnico-religioso come in Kosovo, risolvere il problema significherebbe dire addio ai finanziamenti che arrivano da organizzazioni internazionali e da parte di singoli paesi, da sempre interessati al fenomeno terrorismo come ad esempio i soliti Stati Uniti e Regno Unito.
L'equazione è semplice: niente terrorismo, niente aiuti economici esteri a favore della sicurezza (interna ed esterna) del paese e niente soldi da dirottare su altri interessi da parte degli amministratori locali.
Ciò significa in ultima analisi che da parte degli uomini di potere, accettare un certo livello di insicurezza  sociale causato dai terroristi islamici, si riflette in maggiori aiuti economici internazionali.
Per la popolazione significa al contrario limitazioni nella libertà di movimento e insicurezza sociale, oltre alla mancata fruizione di quei fondi internazionali, poiché mal gestiti dai politici o non gestiti affatto a favore della popolazione. 
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AFRICA
NIGERIA - "Non si vuole combattere a fondo Boko Haram" denuncia un Vescovo nigeriano

Jos (Agenzia Fides) - "La Nigeria non vuole per il momento la fine della minaccia di Boko Haram. I membri dei servizi di sicurezza hanno rivelato di conoscere chi siano coloro che sono dietro a questa minaccia, ma di non essere in grado di catturali. Questa è una pessima situazione". Lo ha affermato Sua Ecc. Mons. Gabriel Leke Abegunrin, Vescovo di Osogbo, capitale dello Stato di Osun, nel sud-ovest della Nigeria, in una lunga intervista al Nigerian Tribune. Il Vescovo lamenta che, a causa delle condizioni di insicurezza, i nigeriani "non possono muoversi liberamente nel Paese. Al momento i cittadini della Nigeria sono privi di protezione e questa è una cosa triste". 
La setta Boko Haram, originaria del nord della Nigeria, da alcuni mesi sta espandendo le sue attività ad altre aree del Paese, colpendo con attentati anche luoghi di culto cristiani.
Mons. Abegunrin lamenta inoltre le divisioni partitiche (che portano pure alla strumentalizzazione della violenza) e le forme di clientelismo legate ai partiti: "Se non hai la tessera di un partito non ottieni un lavoro".
Il Vescovo osserva inoltre che le carenze nelle strutture pubbliche, in particolare quelle sanitarie e scolastiche, derivano più dalla cattiva gestione che dalla mancanza di fondi. "Perché le scuole private guadagnando terreno?" si chiede Mons. Abegunrin riferendosi in particolare alle scuole cattoliche. "Perché reclutiamo il nostro personale e lo controlliamo" risponde, "diciamo loro: se non fate il vostro lavoro, andatevene. Non è che nelle scuole private vi siano insegnanti migliori, ma facciamo in modo che i nostri lavorino sodo e tirino fuori il meglio dagli allievi".
Mons. Abegunrin conclude affermando: "Il governo paga i propri insegnanti meglio di quanto noi paghiamo i nostri. Non abbiamo soldi, ma abbiamo i mezzi per rendere felici i nostri insegnanti nel posto di lavoro. Il governo ha tutto, ma non sa come farne uso". (L.M.) (Agenzia Fides 8/5/2012)


Source: www.fides.org

Kosovo: tensione etnica e attesa per l'esito del voto in Serbia

E' questione di tempo ma alla fine tutti i nodi vengono al pettine...
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite nel suo rapporto annuale che verrà presentato il 14 Maggio 2012 al Consiglio di Sicurezza, punta il dito sulla pericolosità della tensione etnico-religiosa in aumento nel Kosovo.
La tensione tra l'attuale maggioranza di etnia albanese e la minoranza serba (che a Nord del fiume Ibar è la maggioranza o quasi totalità), non si è mai placata, anzi... il movimento di protesta ha sempre resistito alle pretese di dominio di Pristina, alla disparità di trattamento riservata al Nord del Kosovo per l'allocazione dei fondi internazionali, alla discriminazione e alle limitazioni della libertà di movimento.
La tensione è sempre rimasta tale, è solo l'attenzione mediatica a fatti che avvengono molto vicini a casa nostra che è calata.
E' una costatazione di fatti quella che Ban Ki Moon riferirà al Consiglio di Sicurezza, una costatazione che ricompare per quello che è nella realtà, ma ricompare solo una volta all'anno in occasione del rapporto annuale dell'ONU. 
Per tutto il resto dell'anno ci accontentiamo delle mezze verità della Comunità Europea che pretende di fare passi avanti nel dialogo tra Serbia e Kosovo, solo impedendo alla Serbia di entrare nella Comunità Europea e sperperando un mare di soldi nel Kosovo governato da ex miliziani dell'UCK.
Se l'EU avesse speso in Grecia, tutti i soldi che nel corso degli anni ha sprecato in Kosovo, la Grecia sarebbe oggi un paese europeo ricco, al contrario oggi abbiamo solo un Kosovo in bancarotta che non produce niente e vive di "sussidi" che svaniscono nel nulla.

Le decisioni sbagliate non diventano giuste solo convincendoci che sono giuste. 
Gli sbagli andrebbero riconosciuti, ammessi e andrebbero corretti fino a quando si è in tempo,
prima che degenerino in sbagli ancora più gravi per i quali non c'è più via d'uscita.

domenica 6 maggio 2012

JUVE Campione d'Italia 2011 - 2012


Con la vittoria di oggi sul Cagliari e le quattro "pappine" rimediate dal Milan nel derby con l'Inter... La Juventus si è laureata Campione d'Italia ancora una volta e con una giornata di anticipo sulla fine del campionato.

Si tratta senza dubbio di una bella rivincita dopo le batoste di "calciopoli" e il discredito mediatico caduto sulla società. 

Forza Juve !!

A proposito di calcio...

Ha fatto scalpore l'episodio ripreso da tutte le televisioni avvenuto durante la partita di calcio tra Fiorentina e Novara del 2 Maggio 2012, finita 2 a 2.

Il giocatore della Fiorentina Adem Liajic, classe 1991, avrebbe preso un ceffone da Delio Rossi, oramai ex allenatore della Fiorentina perché, dopo essere stato sostituito dall'allenatore, si è permesso di insultare pesantemente l'allenatore stesso, imitando esempi di altri prima di lui, ma mettendoci del suo insultando la famiglia dell'allenatore.

Quello che immediatamente è stato riferito da tutti i giornali e telegiornali è che Delio Rossi avrebbe perso le staffe e si sarebbe lasciato andare ad un triste spettacolo colpendo il "povero ragazzo" senza alcuna pietà, fermato solo dagli altri occupanti della panchina viola.

La solita "informazione"... niente di diverso dal solito. La solita moda di spacciare gossip per notizia.

Cosa è successo in realtà? In realtà è successo che un uomo, un professionista onesto e con molta esperienza come Delio Rossi, durante il suo lavoro di allenatore, è stato offeso da un ragazzino che, dopo essere stato giustamente sostituito durante una partita di calcio, si è permesso di offendere non Delio Rossi, ma la sua famiglia.

Questo è assolutamente inaccettabile. Un ragazzino di venti anni, pagato fior di quattrini per dare calci ad un pallone, non può permettersi di offendere nessuno. Dovrebbe comportarsi da professionista e mostrare di essere responsabile. Non solo, dovrebbe anche correre come razzo e vincere quelle partite che garantirebbero la salvezza alla Fiorentina, anziché lasciarsi andare a proteste che non fanno bene né alla classifica, né alla squadra, ma fanno solo la fortuna di qualche giornalista di gossip.

Se ha veramente preso uno schiaffo dal suo allenatore è esattamente ciò che si merita per quello che ha fatto. Anzi, forse uno schiaffo solo è pure troppo poco. Prima di giocare bene a pallone, un ragazzino dovrebbe imparare ad essere educato e a comportarsi da professionista.

In altri tempi uno schiaffo al momento giusto avrebbe trasformato un piccolo teppista ribelle dalle buone potenzialità in un vero campione. Oggi lo schiaffo serve solo a trasformare il giovane giocatore in un fenomeno mediatico da sfruttare per vendere i giornali e in una vittima di chi sa quale crimine.

Liajic si è comportato male. Dimostra di avere un caratteraccio che non si addice ad un giocatore della sua età. Dovrebbe, caso mai correre di più e allo stesso tempo essere più rispettoso verso chi ha più anni di lui e svolge professionalmente il suo compito di allenatore.

Se la squadra fosse la mia, un giocatore con il carattere di Liajic non lo vorrei neppure se avesse i piedi di Maradona (che tra l'altro sembra non avere). Mi auguro per lui che possa imparare la lezione e imparare a comportarsi più professionalmente, in modo che il suo cattivo esempio non trascini altri giovani calciatori in situazioni analoghe. 

sabato 5 maggio 2012

A proposito di tasse... e di chi le paga...

Molte volte potrebbe non essere un problema pagarle... le tasse, ammesso di sapere bene come si fa.
Il problema potrebbe essere il rapporto asettico con qualche funzionario di qualche ufficio pubblico. Potrebbe essere un problema essere trattati con superiorità e in maniera troppo distaccata da qualche funzionario, che al contrario è pagato per dare delle risposte professionali in virtù del suo ufficio e dovrebbe per prima cosa essere gentile, visto che è pagato con i soldi di tutti.

In questo momento in cui la pressione fiscale porta addirittura al suicidio, può darsi che qualcuno si svegli in un giorno di ordinaria follia, in cui non riesce più a far parte, passivamente di un sistema complicato, impossibile da seguire e oppresso da una marea di tasse da pagare. 

Bene... in un giorno come questo, essere trattato con maleducazione e con superficialità da qualche funzionario pubblico, pagato con i soldi di tutti, diventa troppo per il nostro contribuente.
Diventa così troppo sentirsi trattato con troppi "se" e troppi "ma", che anziché suicidarsi e soccombere alle ingiustizie della burocrazia, della superficialità e del costo del socio statale al 60%, decide di darci un taglio. 

E' in questo momento di svolta decisiva che il nostro amico si vede passare davanti agli occhi il "culo" che si è fatto per tutta la vita per guadagnare due soldi, si vede passare davanti agli occhi tutti i soldi che deve pagare di tasse per mantenere un schiera di auto blu che portano in giro qualche professore di economia che in una o più legislature ha mandato il paese sull'orlo del "default". 

Con tutte queste immagini che passano davanti agli occhi, la goccia che fa traboccare il vaso può facilmente diventare il primo coglione maleducato e incompetente che a prima mattina ci si presenta davanti, un tizio che anziché darci risposte esaurienti e precise, ci fa solo alzare la pressione ripetendo ancora una volta " ..è... ma...". 

E' così che un onesto contribuente, timorato della legge e ligio alle regole, di punto in bianco decide di ottenere da solo quella giustizia che non riesce ad avere altrimenti, quella cortesia che gli sarebbe dovuta a parziale riconoscimento dello sforzo di lavorare da solo e condividere i sudati guadagni con il socio statale che si prende sempre e comunque la sua parte, sotto forma di tasse.

Attenzione amici miei... attenzione perché fino al momento in cui c'è la percezione di avere qualche cosa da perdere, tutti o quasi riescono a resistere e ad accettare l'oppressione di una casta di bugiardi, di ladri e incompetenti.

Quando questa percezione svanisce la soluzione diventa estrema. Nella maggior parte dei casi la soluzione estrema è il suicidio, come ci insegna la cronaca recente, in altri, pochi casi, la soluzione può diventare quella di ottenere giustizia con la forza, ottenere di essere ascoltati da chi altrimenti rimane sordo a legittime richieste. 

Riferimenti a fatti realmente accaduti sono ovviamente casuali.

venerdì 4 maggio 2012

La versione di Vasco

Non condivido a pieno tutti i punti di vista di Vasco Rossi e tutte le cose in cui lui crede, è comunque sorprendente constatare come Vasco Rossi riesca a mettere in musica situazioni, stati d'animo e condizioni di vita che si ripetono, che sono fattori comuni di generazione in generazione, rendendo la musica di Vasco autentica e attuale, non solo per le generazioni prima della mia ma anche per le generazioni successive. 

La versione di Vasco non è sicuramente una verità assoluta sul senso della vita ma almeno è una versione onesta, senza la pretesa di compiacere tutto il mondo.

Max

giovedì 3 maggio 2012

NIGERIA - Più di 30 morti nell'attentato ad un mercato

Ancora attentati in Nigeria e ancora innocenti uccisi in nome di una lotta di religione che sembra prendere sempre più campo. 

L'estremismo islamico è oramai una piaga che affligge tutta l'Africa Sud Sahariana e a cui sembra difficile opporsi.

Le amministrazioni dei paesi coinvolti non hanno mezzi e probabilmente non hanno preparazione sufficiente a fronteggiare il fenomeno terrorista.

Gli approcci internazionali in stile Nazioni Unite sono quantomai macchinosi, poco efficaci e limitati dal mandato stesso che l'UN stabilisce per le proprie missioni, che come sappiamo, passano al vaglio del Consiglio di Sicurezza e vengono quindi inquadrate in un ottica di interesse nazionale dei 5 membri del Consiglio con diritto di veto.

Gli approcci guerreschi della NATO, oltre alle singole, maldestre iniziative in stile Francia contro la Libya, non portano che ad un indebolimento delle economie dei paesi aggrediti o "aiutati", per usare un termine più caro alla NATO. Tali interventi sono inoltre completamente inefficaci contro il terrorismo islamico (un esempio per tutti è l'Afghanistan), bensì tendono a favorirne la comparsa (per esempio in Iraq "post Saddam").
Max
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NIGERIA - Più di 30 morti nell'attentato ad un mercato di bestiame nel nord-est della Nigeria

Abuja (Agenzia Fides) - Sono almeno 34 i morti causati da un attentato in un mercato di bestiame avvenuto nel pomeriggio di ieri, 2 maggio, a Potiskum, nel nord-est della Nigeria. Secondo fonti di agenzia il bilancio dell'attacco è destinato ad aggravarsi e le vittime potrebbero essere una cinquantina. Le informazioni sono ancora scarne. le vittime sarebbero state uccise durante un assalto commesso da una banda criminale che ha aperto il fuoco ed ha lanciato degli ordigni esplosivi sulla folla. 
Al momento l'ipotesi prevalente è che si sia trattato di un atto particolarmente efferato di banditismo. Non si può però ancora del tutto escludere l'ipotesi che l'assalto sia stato commesso da membri della setta Boko Haram, che di recente ha commesso attentati contro diversi obiettivi, luoghi di culto cristiani compresi.
Se venisse confermato il coinvolgimento di Boko Haram in questo attacco, suonano tristemente profetiche e ammonitrici le parole rilasciate all'Agenzia Fides solo pochi giorni fa da Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, il quale, lamentando l'inefficienza delle forze di sicurezza, aveva affermato: "Ci si deve chiedere dove sarà il prossimo attacco. In un aeroporto? In un mercato all'aperto o in un altro luogo affollato?" (vedi Fides 30/4/2012).
Mons. Kaigama ha inoltre ribadito che "la Chiesa, specie quella cattolica, è un obiettivo". L'allarme è stato rilanciato dal Presidente dell'Associazione dei Cristiani della Nigeria (CAN) Ayo Oritsejafor, che ha chiesto alle autorità di fermare il terrorismo contro i cristiani, anche per impedire azioni di rappresaglia. Ayo Oritsejafor ha rivolto un appello a tutti i nigeriani perché rimangano calmi e non seguano la via della violenza. (L.M.) (Agenzia Fides 3/5/2012)

Source: www.fides.org