"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)

giovedì 8 dicembre 2011

Elezioni in Russia e la non coerenza della politica occidentale

C'è molta polemica sul risultato delle elezioni in Russia. A gran voce tutti i mass media riferiscono la loro verità ovvero che le elezioni in Russia si sono svolte all'insegna dei brogli elettorali di Putin.
Tutti i TG fanno a gara per farci vedere le contestazioni di piazza, riferendo di pestaggi e arresti, da parte della polizia, pestaggi che comunque non ci fanno vedere e non sono ufficialmente documentati.

 Emblematico idiota
"manifestante" le proprie ragioni
Roma 15.10.2011
Non si può certo dire che in Russia i media siano censurati come succedeva durante la guerra fredda I giornalisti di tutto il mondo trasmettono servizi contrari al più influente leader politico russo, proprio da Mosca. Ancora però non abbiamo visto alcun pestaggio di manifestati, al contrario si può dire che, se i pestaggi di manifestanti non si vedono, o non ci sono o i giornalisti non sono capaci di documentarli, o come succede anche in Italia, ci mostrano con dovizia di dettagli le cariche della Polizia, ma mai le cariche contro le forze dell'ordine da parte di qualche gruppo di idioti mascherati, così detti manifestanti.

Sarà anche vero che Putin ha perso il 15% dei consensi che vantava in passato, ma sembra anche che, secondo i monitor dell'OSCE (OCSE come diciamo in Italia), le elezioni in Russia siano state nel loro complesso regolari. Alcuni fatti non conformi alle regole elettorali ci sono sempre e accadono ovunque, non necessariamente incidono significativamente sul risultato elettorale finale.

Ricordiamone alcuni::
Berisha - Albania
le ultime elezioni in Albania sono state indicate come non del tutto regolari a causa delle molte infrazioni rilevate dallo stesso servizio di monitoraggio internazionale. Nessuno però ha chiesto a Sali Berisha di dimettersi o rinunciare alla vittoria elettorale. Alla fine il risultato elettorale è stato accettato da tutti, anche con le molte proteste popolari e mobilitazioni di piazza, tanto che la Comunità Europea nella persona del rappresentante per gli affari esteri Catherine Ashton si è formalmente congratulata con il rieletto premier albanese.

Karzai - Afghanistan
Le ultime elezioni in Afghanistan sono state fortemente contestate perché sembrava che nonostante le percentuali risicate, dovesse vincere l'oppositore di Karzai, acclamato a gran voce da un importante numero di elettori. Purtroppo, sembra con dei brogli architettati ad arte, Karzai è rimasto al potere. A seguito delle mobilitazioni di piazza a Kabul e altre città, con un gioco delle tre carte degno di un prestigiatore si è proceduto ad un riconteggio dei voti che ha ridato la vittoria al candidato degli Stati Uniti, Karzai appunto. Anche in questo caso l'attenzione mediatica sui fatti si è spenta nel giro di pochi giorni, poi si è deciso che andava bene così.

Hashim Thaqi - Kosovo

In Kosovo le ultime elezioni politiche sono state a dire poco scandalose nonostante il forte servizio di monitoraggio internazionale. Sono state decine le infrazioni rilevate e in molti Comuni sono state così plateali da rendere necessaria la ripetizione del voto, con molta meno attenzione internazionale. Anche in questo caso i media mondiali non hanno detto nulla (o quantomeno molto poco) dal momento che aveva vinto il "candidato americano", il sospettato di crimini di guerra e traffico di organi Hashim Thaqi.

Esempi simili si potrebbero fare per Georgia, Iraq e molti altri paesi.
In molti altri stati folle oceaniche si mobilitano contro il governo a causa della disoccupazione e dell'aumento delle tasse o della benzina, vedi la Francia, ma nessun telegiornale tenta di delegittimare Sarkozy.
In Italia abbiamo addirittura rinunciato al Governo che è scaturito dal voto elettorale, per sottostare ad un governo tecnico nominato (non eletto) per salvarci dalla crisi.

Fidel Castro - Cuba
Omar Hassan Ahmed
Al-Bashir . Nord Sudan
In decine e decine di paesi sono al potere dittatori, vedasi Cuba e in molti casi dittatori sanguinari: Yemen, Syria, Nord Sudan e molti altri. Nessuno dice nulla e vanno tutti bene così, purché mantengano una linea politica conforme a quella americana.

In altri stati i governi li decidono le Nazioni Unite, vedasi il Kosovo e la Bosnia del dopo guerra o la Somalia attuale. Governi che non sono legittimati dal popolo, ma che servono a garanzia, in special modo agli Stati Uniti, per intrattenere rapporti diplomatici con leader amici e controllabili, coerentemente con la politica di difesa dei nostri stati democratici.

In conclusione, in giro per il mondo esistono moltissimi governi che sono in carica e non eletti dal popolo. Ci sono situazioni di malessere nell'ambito delle popolazioni a causa di questi governi poco legittimi. Non per questo l'opinione pubblica mondiale si mobilita sulla scia dei principali mass media, come sta succedendo in questo momento a seguito delle elezioni in Russia.

In tutti i casi citati la Signora Clinton non ha preso alcuna posizione, mentre nel caso della Libya e ora nel caso della Russia si è fortemente lasciata andare a dichiarazioni contrarie al regime libico o al risultato elettorale russo.

Putin è stato eletto da quasi il 50% degli elettori, il voto è stato monitorato dall'OSCE e giudicato nel complesso regolare, l'elettorato che non ha votato Putin protesta in piazza. Questi sono i fatti e non divergono da quanto avviene in tutto il mondo. 

Per il resto il dissenso internazionale, non supportato da nessuna coerenza da parte di chi critica la Russia, va inquadrato nell'ambito di una campagna di discredito, articolata ad arte da parte dei soliti paesi che si eleggono depositari della democrazia e che si ritengono seduti dalla parte della ragione senza possibilità di replica.

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