"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)

sabato 30 luglio 2011

Balcani, alta tensione in Kosovo - Corriere della Sera

Balcani, alta tensione in Kosovo - Corriere della Sera
UN GRUPPO DI GIOVANI DELLA MINORANZA SERBA HA DATO FUOCO A UN CHECK-POINT DI FRONTIERA

Resta tesa la situazione nel Nord del Kosovo dove mercoledì sera un gruppo di giovani della minoranza serba ha dato alle fiamme il punto di confine con la Serbia di Jarinje. I disordini sono scoppiati in ritorsione allo stanziamento da parte del governo di Pristina di agenti di polizia e doganieri albanesi in questa parte di territorio, roccaforte dei serbi, rimasto a fedele a Belgrado nonostante la dichiarazione di indipendenza del 2008. Al momento, il check point distrutto è passato sotto l'esclusivo controllo delle truppe della missione Nato, Kfor, come da accordo raggiunto nella notte con i rappresentanti del governo serbo sul posto. Il gruppo di alcune decine di giovani serbi che a volto coperto ha provocato gli incidenti al check point, si è scagliato anche su una vicina base della Kfor, lanciando bombe molotov e sparando colpi di arma da fuoco, costringendo i militari a rispondere con colpi in aria. Fatta eccezione per due operatori dell'agenzia serba Tanjug che sono stati aggrediti dai teppisti, non risultano altri feriti. «Gli estremisti e gli hooligans agiscono contro gli interessi dei cittadini serbi e della Serbia» ha ammonito il presidente della Repubblica serbo, Boris Tadic. I gravi incidenti di mercoledì sera sono arrivati dopo tre giorni di forti tensioni seguita alla decisione di Pristina di inviare le unità speciali di polizia nei territori serbi per rafforzare l'embargo imposto la scorsa settimana alle merci serbe, come ritorsione a quello che Belgrado applica ai beni kosovari dall'indipendenza del 2008. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu si riunirà giovedì «a porte chiuse» sulla nuova emergenza in Kosovo, secondo quanto informano i media locali.

LA CONDANNA - Ed è subito arrivata la ferma condanna da parte dell'alto rappresentante della politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, che ha parlato di «violenze inaccettabili» e ha detto di aver parlato al telefono con il presidente serbo, Boris Tadic - il quale ha prontamente condannato l'accaduto - e e con il premier kosovaro, Hashim Thaci, invitandoli a tornare al dialogo. Già nel 2008 lo stesso valico di Jarinje era stato dato alle fiamme, due giorni dopo la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo. Le fiamme ora invece hanno costretto all'evacuazione anche un campo di militari del Kfor: è stata vista uscire una colonna di 20 mezzi e i soldati dovrebbero essere tutti polacchi. Poi tafferugli sono scoppiati fra gli estremisti serbo-kosovari e i militari Kfor, che in un comunicato hanno detto di essere stati anche bersagliati con colpi d'arma da fuoco. Poco dopo si è diffusa la notizia che era stato dato alle fiamme anche il secondo valico, a Brnjak, che però è stato smentito poco dopo da Belgrado e anche da un portavoce di Eulex, la missione civile dell'Unione europea. Il presidente Tadic ha subito stigmatizzato l'accaduto e invitato la minoranza serba del Kosovo a mettere un freno alle violenze. «Gli hooligans - ha detto - non fanno gli interessi né dei serbi del Kosovo né della Serbia». L'incendio, secondo il capo del team negoziale di Belgrado con Pristina, Borislav Stefanovic, è un «atto criminale commesso quando eravamo molto vicini a una soluzione, un colpo alle speranze dei serbi del Nord del Kosovo».

Redazione online
28 luglio 2011(ultima modifica: 29 luglio 2011 17:22)
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Solo un breve commento all'articolo riportato sopra che è solo uno dei tanti che parlano delle nuove tensioni in Kosovo. Un commento che sembra superfluo per quanto scontato...

Ancora una volta tante conferme e cose dette decine di volte che diventano realtà con la solita sorpresa di tutti.
Non fa sicuramente piacere a chi paga le tasse, sapere che i soldi spesi dal 1999 fino ad oggi per risolvere la questione del Kosovo non sono serviti a nulla, anzi in parte sono stati spesi male.

Da sempre, tutti noi sappiamo che in Kosovo vivono popolazioni etniche di minoranza rispetto alla maggioranza kosovara-albanese. In particolare il Nord del Kosovo è popolato per la quasi totalità da kosovari-serbi. 

E' noto a tutto il mondo, dall'ONU alla Comunità Europea che i serbi del Nord del Kosovo non riconoscono l'indipendenza del Kosovo, non riconoscono l'autorità di Pristina capitale e soprattutto non riconoscono l'Autorità del Primo Ministro Hashim Thaqi, che a suo tempo, quando era un Comandante dell'UCK, di serbi ne ha uccisi parecchi, magari pochi in guerra, ma rimane aperta la storia del traffico di organi che lo vede coinvolto.

Il Nord si autogestisce tramite istituzioni parallele in sostituzioni di quelle albanesi di Pristina e non vuole avere nulla a che fare con le decisioni pazzoidi delle Nazioni Unite e della Comunità Europea che in estrema sintesi, per far contenti gli Stati Uniti, vorrebbero che la minoranza del nord rinunciasse alla propria autodeterminazione e si facesse amministrare da un governo che della discriminazione etnica sta facendo la sua bandiera.

Al Nord del Kosovo ci sono anche gruppi criminali organizzati che operano liberamente grazie alla vacanza istituzionale. Questo fatto non dovrebbe essere una scusa per avallare decisioni del governo di Pristina di mandare i reparti speciali kosovari-albanesi al Nord. I gruppi criminali organizzati che operano in tutto il resto del Kosovo operano da anni e ne fanno parte anche politici e personaggi di spicco del Kosovo albanese, senza che nessuno riesca a fermarli. 

La criminalità organizzata va combattuta anche al Nord del Kosovo, ma prima è meglio risolvere la questione politica e dopo implementare misure di contrasto alla criminalità con mezzi validi e la cui autorità sia legalmente riconosciuta e non con un apparato che rimane in piedi solo grazie alla decennale e massiccia presenza di truppe guidate dalla NATO.

La decisione del premier Hashim Thaqi di intervenire nel Nord del Kosovo, proprio dopo la riapertura del dialogo tra Belgrado e Pristina, proprio durante i negoziati, è una decisione sbagliata sotto tutti i punti di vista:

- politicamente sbagliata e che dovrebbe essere condannata dalle diplomazie di tutti i paesi attenti, perché si tratta di forzare la mano su situazioni in discussione, per acquisire peso al tavolo delle trattative. Inoltre, visto che c'è e che lo paghiamo tutti, il rappresentante dell'EU, Peter Faith, rappresentante speciale a Pristina, anche se non vuole eseguire gli incarichi previsti per la sua figura dal Piano Athisaari di decidere in ultima istanza sulle decisioni dei governanti del Kosovo, dovrebbe almeno prendersi la briga di dare qualche consiglio a questi governanti, sconsigliando interventi maldestri e fuori luogo come quello del 27 Luglio. 

- umanamente sbagliata poiché, come in effetti è successo, qualcuno ci rimette la vita per motivi futili e in scontri che potevano essere evitati anziché fomentati.

- tatticamente sbagliata, visto che l'ennesimo intervento di Pristina al Nord del Kosovo, ha dimostrato la solita disorganizzazione, scarsa capacità tattica e la debolezza dell'apparato sia militare che di polizia di NATO e Repubblica del Kosovo. Per EULEX, l'evento del 27 Luglio ha dimostrato ancora una volta il peso che la missione ha per i governanti del Kosovo. Infatti l'intervento al Nord si è svolto senza che EULEX ne sapesse niente e con le "solite bocche aperte denotanti sorpresa" di sempre. 

Fatti del genere, nei paesi normali, civili o comunque legittimi, portano alle dimissioni del governo o a riconoscere le responsabilità oggettive di chi prende decisioni tanto infelici che portano solo nuovi problemi e a altri morti.

In Kosovo di dimissioni del governo o del premier non se ne parla neppure, altrimenti gli Stati Uniti a chi farebbero riferimento, se non a Thaqi, per mantenere il loro apparato militare nei Balcani?

Dopo gli scontri del 27 Luglio 2011, è arrivata puntuale la solita ferma condanna della Comunità Europea, tramite la Sig.ra Catherine Ashton, realtiva ai fatti accaduti facendo riferimento a "violenze inaccettabili".

A nostro parere le violenze inaccettabili sono anche quelle che da oltre 10 anni cercano di soggiogare la popolazione del Nord del Kosovo ad una autorità che non riconosce, creata dalla così detta comunità internazionale senza chiedere ai diretti interessati e che paradossalmente non è riconosciuta dalla maggior parte degli Stati membri delle Nazioni Unite. 

Riconosciamo una volta per tutte lo sbaglio fatto... diamo la possibilità a oltre 200.000 mila profughi serbi del Kosovo di tornare a casa, diamo la possibilità al popolo kosovaro-serbo del Nord di autodeterminarsi e scegliere da solo da chi farsi governare, smettiamo di sperperare milioni di Euro per mantenere contingenti militari a protezione di uno stato creato artificiosamente aggirando il Diritto Internazionale e che non tende né a migliorare la propria condizione, né a collaborare a pieno con la Comunità Internazionale. 

Senza generalizzare, occorrerebbe comunque mantenere una presenza NATO in Kosovo, ovvero quella necessaria alla protezione dei Monasteri Serbo-ortodossi, che altrimenti verrebbero rasi al suolo dalla furia e dall'ignoranza di qualche facinoroso kosovaro-albanese-musulmano come già tristemente accaduto nel 2004.
Max

mercoledì 27 luglio 2011

Kosovo: tensione a confine con la Serbia - Corriere della Sera

Kosovo:tensione a confine con la Serbia - Corriere della Sera
26 Luglio 2011


(ANSA) - PRISTINA - Sale la tensione tra Kosovo e Serbia, dopo l'invio, questa notte, delle forze speciali kosovare al confine nord con la Serbia. Quattro poliziotti sono rimasti feriti nel corso dell'operazione, voluta per controllare l'embargo doganale alle merci serbe imposto la scorsa settimana da Pristina. Le forze speciali si sono scontrate con la popolazione serba del nord del Kosovo: un poliziotto è stato ferito da un ordigno e altri tre sono rimasti feriti dal lancio di sassi.

From: www.corriere.it

In effetti nessuno sembra capire cosa succede in Kosovo. Il Nord è, e rimane un territorio fuori controllo per le autorità di etnia albanese che amministrano il neo costituito stato kosovaro.

La parte Nord della regione, quella confinante con la Serbia è popolata da kosovari di etnia serba e religione cristiano-ortodossa, sia per lingua che per tradizioni, usi e costumi, non hanno nulla a che vedere con la maggioranza che governa il paese di etnia albanese e religione in prevalenza musulmana. Inoltre la discriminazione dell'attuale governo kosovaro nei confronti delle minoranze etniche e religiose è nota e documentata da autorevoli osservatori internazionali.

Fa notizia ma non dovrebbe sorprendere quello che è accaduto oggi nel Nord del Kosovo. L'autorità del governo di Pristina non fa presa nell'area Nord del paese che non ha mai accettato di essere governata da Pristina.

Quella del Kosovo è e rimane una questione aperta, rimane una nota dolente causata da un riconoscimento di indipendenza privo di fondamento nel diritto internazionale e pieno di controsensi, valutato troppo superficialmente da ONU e Comunità Europea.

Quello che è successo oggi è sempre successo fin dalla fine della guerra nel 1999 e continuerà a succedere fino a quando la zona Nord del Kosovo non riuscirà ad autodeterminarsi come è successo per il resto del paese grazie all'intervento e alla decennale presenza NATO.

Va da se che a nessuno al Nord fa comodo cedere alle richieste di Pristina di pagare le tasse doganali sulle importazioni. Non fa comodo al crimine organizzato che grazie alla generale confusione istituzionale riesce a fare affari d'oro, non fa comodo agli ultra-nazionalisti che non intendono accettare nessun dominio straniero, tanto meno quello kosovaro-albanese, non fa comodo a chi dal mancato pagamento delle tasse doganali riesce a guadagnare qualche soldo che avrebbe volentieri guadagnato con un lavoro onesto.

Oggi le possibilità di lavoro in Kosovo per un individuo di etnia serba sono ridotte a zero. In gran parte a causa della disoccupazione dilagante e della situazione economica del Kosovo vicina alla bancarotta, ma anche per le discriminazioni che ci sono nei confronti dei serbi (nessuno assumerebbe un serbo a Pristina neanche per lavare i vetri ad un semaforo) e le limitazioni alla libertà di movimento che non consentono ai serbi di muoversi liberi e sicuri nel territorio kosovaro a causa del sempre dilagante odio etnico, retaggio dell'ultima guerra.

Max

martedì 26 luglio 2011

SOMALIA: "All'azione umanitaria occorre accompagnare un'azione politica"

Notizie che arrivano direttamente dal Corno d'Africa, conferme che la situazione è oramai insostenibile.
Tra l'altro si è aperta la riunione d'emergenza della FAO a Roma.


Sono mesi che si parla della crisi umanitaria del Corno d'Africa e soprattutto in Somalia, crisi umanitaria dovuta oltre che ai combattimenti, soprattutto alla siccità.


Mentre la Somalia "non belligeranete" muore di fame da mesi, la FAO si riunisce solamente adesso... alla faccia dell'emergenza.


La FAO... ne riparleremo della FAO... ne riparleremo presto... 
Max
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Mogadiscio (Agenzia Fides) - "Non vorrei che la corsa per far fronte all'emergenza umanitaria, necessaria per salvare milioni di persone, nasconda però il problema di fondo, che è la mancanza della struttura statale" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti e Amministratore Apostolico di Mogadiscio, capitale della Somalia. Oggi, 25 luglio, a Roma si è aperta la riunione di emergenza della FAO sulla gravissima crisi alimentare che ha investito il Corno d'Africa. Il Paese più a rischio è la Somalia, da anni in preda alla guerra civile
"Il problema della Somalia è la mancanza dello Stato - prosegue Mons. Bertin -. Se non si prende atto di questa situazione si continuano a tappare i buchi, senza risolvere il problema. L'azione umanitaria, che deve essere fatta con urgenza, deve essere accompagnata anche da un discorso politico con i responsabili somali. Ne ho incontrati alcuni a Nairobi tre settimane fa - afferma Mons. Bertin -. Ho detto loro che quanto sta accadendo deriva anche dal fatto che non sono riusciti ad esprimere una vera leadership in grado di ricostruire le strutture statali. Si è invece privilegiato l'interesse personale e quello della famiglia o del clan".
Secondo gli Shabab (gli appartenenti al movimento islamista che si oppongono al governo di Mogadiscio) l'emergenza umanitaria è enfatizzata dall'ONU per creare un pretesto per interferire nella situazione interna della Somalia. Secondo Mons. Bertin "tra gli Shabab vi sono diverse anime. Quella che aveva fatto una dichiarazione a favore del ritorno delle ONG, è più vicina ai clan e si rende conto che la popolazione muore di fame. Vi e poi un'altra componente, più radicale, legata ad un certo contesto internazionale, a cui probabilmente non importa questa tragedia". "Insomma, gli Shabab non sono così uniti anche se danno l'impressione di essere un movimento unitario" conclude l'Amministratore Apostolico di Mogadiscio. (L.M.) (Agenzia Fides 25/7/2011)

sabato 23 luglio 2011

SOMALIA: bambini deboli abbandonati dalle famiglie per salvare gli altri figli

La situazione terribile della Somalia sembra non avere fine. Anni di guerra civile, pirati, rapimenti e riscatti miliardari, terroristi islamici e una siccità senza precedenti.

Se non bastasse si può aggiungere una presenza militare internazionale che riesce a malapena a contenere l'attuale situazione di perenne conflitto senza influire decisivamente nel supporto al Governo Transitorio. 

Tutto questo va ad aggravare la situazione della popolazione civile che, in fuga dalla siccità si rifugia a Mogadiscio dove nella migliore delle ipotesi si trovano a vivere di espedienti con il rischio di rimanere coinvolto nel conflitto tra truppe governative e terroristi islamici.
Max 
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2011-07-22
AFRICA/SOMALIA - I bambini troppo deboli abbandonati dalle famiglie per tentare di salvare gli altri figli

Mogadiscio (Agenzia Fides) – Ancora una tragedia si abbatte sulla popolazione somala che sta morendo di fame e che continua a cercare riparo e cibo a Mogadiscio. Molte famiglie, in preda alla disperazione, decidono di lasciare i bambini troppo deboli che non sarebbero in grado di sopportare il lungo viaggio con la speranza di salvare gli altri. Purtroppo sono tanti quelli che muoiono lungo il tragitto, indeboliti dalla fame, dalla sete o dalle malattie. L’atroce sacrificio di abbandonare i propri bambini più deboli, che non sarebbero in grado di muoversi, è dettato dalla speranza di salvare gli altri figli. La Somalia è l’epicentro di una siccità prolungata che ha, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, devastato il Corno d’Africa. Si tratta della peggiore crisi umanitaria degli ultimi 60 anni. Il paese non ha un governo centrale effettivo e viene da due decenni di conflitti civili. L'attuale governo somalo è appoggiato da quasi 10 mila truppe di pace dell'Unione Africana, e controlla solo poco più della metà della capitale Mogadiscio mentre la restante parte è sotto il gruppo islamico insurrezionale Al-Shabaab. I rifugiati continuano a riversarsi nella parte di Mogadiscio sotto il controllo del Governo dopo viaggi pericolosissimi e settimane di cammino a piedi. Arrivano nella città mitragliata dai proiettili, trovano abitazioni deserte e nessuno che possa aiutarli. Nonostante siano diverse le organizzazioni locali ed internazionali impegnate negli aiuti, la situazione non migliora. Alcuni sfollati hanno iniziato a chiedere l’elemosina nelle strade della capitale, mentre altri stanno pensando di spostarsi ancora verso i campi profughi allestiti nei paesi confinanti dove arrivano maggiori aiuti umanitari, che sono tuttavia una goccia nel mare. (AP) (22/7/2011 Agenzia Fides)

venerdì 22 luglio 2011

La nuova faccia del terrorismo e della lotta al terrorismo...

Da un pò di tempo a questa parte molte agenzie che documentano la situazione in Yemen parlano di scontri tra truppe governative e Al-Qaeda con morti da entrambe le parti quasi ogni giorno.

Inoltre è oramai nota la nuova tattica USA di contrasto al terrorismo con l'utilizzo discreto dei così detti "droni", aerei senza pilota che operano interventi chirurgici di basso profilo basati su "intelligence" e il cui obbiettivo principale sono appunto i terroristi di Al-Qaeda.

Al di la del Golfo di Aden, in Somalia, sembra altrettanto nota la notizia di una base operativa della CIA che si procaccia informazioni interrogando i guerriglieri "Shabaab" catturati proprio per dirigere gli interventi dei droni in attacchi mirati in territorio somalo.

Sulla base di queste notizie che oramai non sembrano essere un segreto, visto che ne parlano tutti i giornali, si possono fare alcune considerazioni:

- La prima è che in Yemen si sta combattendo una guerra internazionale contro il terrorismo nell'ambito alla guerra civile scoppiata mesi fa sulla scia delle rivoluzioni partite dal Nord Africa.

In effetti è meglio distinguere tra le battaglie e le dimostrazioni interne contro il governo di Saleh, portate avanti da tribù oppresse o comunque ostili al regime e i bombardamenti americani con i "droni" mirati ad eliminare terroristi di Al-Qaeda individuati chi sa come. 

Va da se che ci sia un collegamento, un dialogo diplomatico sia tra americani e manifestanti, sia tra americani e goveno locale. Obama ha bisogno di informazioni per mandare i droni a bombardare dove serve, il governo Saleh e i manifestanti collaborano separatamente in modo da guadagnarsi l'appoggio della superpotenza USA, probabilmente consapevoli che gli americani alla fine, appoggeranno solo una delle parti in lotta, quella che gli farà più comodo, non necessariamente quella dalla parte della ragione.

- In Somalia la guerra civile dura oramai da 30 anni. Il fallito intervento militare degli Stati Uniti del 1993 ha lasciato sicuramente un amaro ricordo nell'amministrazione USA e ancor più amaro nell'opinione pubblica americana, infatti un intervento militare in Somalia in stile Iraq o Afghanistan non è stato mai più tentato e sembra ad oggi fuori discussione.

Oggi, con l'evoluzione della tecnica e l'avvicendamento di diverse amministrazioni alla "Casa Bianca" si è giunti ad un nuovo tipo di intervento, come in Yemen i "droni" vengono in aiuto alla politica estera di ingerenza con il vantaggio di non richiedere il sacrificio di vite umane.

L'intervento tecnologico e di basso profilo dei "droni" richiede comunque l'intervento umano volto al reperimento delle informazioni necessarie agli attacchi chirurgici. Obama avrebbe quindi aperto una prigione gestita dalla CIA presso l'Aeroporto di Mogadiscio.

Quando questa notizia è apparsa sulle agenzie stampa, abbiamo finalmente capito come fanno a procurarsi le preziose informazioni sull'ubicazione dei terroristi da uccidere. Il ricordo di Guantanamo e dei metodi di interrogatorio utilizzati è ancora troppo recente per essere stato dimenticato. 

C'è anche da dire che ogni tipo di "disturbo" arrecato ai militanti di Al-Shabaab operanti in Somalia, è bene accetto dal Governo Transitorio somalo che di conseguenza lascia libertà di iniziativa agli americani, almeno fino a quando l'obbiettivo non sarà quello di eliminare Al-Shabaab definitivamente.
Opzione che significherebbe dire addio ai fondi internazionali a sostegno del Governo Transitorio finanziati allo scopo di combattere i terroristi e ridare un aspetto democratico alla Somalia.

Infatti, vista la trentennale durata del conflitto civile somalo, sembra plausibile l'ipotesi che per le autorità somale, non ci sia una totale volontà di risolvere il conflitto contro Al-Shabaab, ma di mantenerlo su livelli accettabile per mantenere l'afflusso di denari internazionali che comunque, almeno in parte, vanno ad arricchire la casta dirigenziale.

Chi fa le spese di tali decisioni, sia riguardo alla guerra civile che ai bombardamenti stranieri, è sempre la popolazione civile, già provata da una siccità senza precedenti e recentemente da alluvioni altrettanto devastanti. 

In conclusione si può certo affermare che la politica di aggressione degli Stati Uniti portata avanti per anni da J. W. Bush, adesso ha cambiato aspetto. Obama (Premio Nobel per la Pace), preferisce una tattica di basso profilo. Nel operare militarmente in altri paesi, per prima cosa non si sente obbligato a chiedere il permesso , vedi l'uccisione di Osama Bin Laden operata in Pakistan senza informare il Governo pakistano.

In secondo luogo preferisce fare ma non far sapere o far sapere solo lo stretto necessario che può far aumentare la sua popolarità in previsione di una sua rielezione alla Casa Bianca.
Obama ha capito anche che può fare tutte le guerre che vuole senza che l'opinione pubblica gli si rivolti contro, l'importante è che le guerre non costino vite umane. 

Mentre J.W. Bush preferiva attaccare clamorosamente passando dalla porta e perché no anche dalla finestra, Obama preferisce l'approccio soft di passare dal camino (come la Befana) o di scavare un tunnel che arrivi sotto il pavimento, come una talpa. 

L'aspetto comune è che entrambe le amministrazioni, Bush e Obama, agiscono arbitrariamente dove vogliono nel mondo, soprattutto in paesi del terzo mondo, sentendosi autorizzati a fare quello che vogliono senza considerare le autorità locali. Tutto ciò perché si sono arrogati il titolo di "salvatori del mondo", nella convinzione di essere dalla parte del giusto.

Per contro, a causa della destabilizzazione in atto in Yemen e la guerra civile in Somalia, i terroristi che in Yemen sono chiamati in effetti Al-Qaeda e in Somalia si fanno chiamare Al-Shabaab, si sarebbero organizzati per prendere pieno possesso del territorio. 

In Somalia i combattimenti volti a tale fine vanno avanti da anni, mentre in Yemen i terroristi si sono palesati solo recentemente uscendo dall'ombra e cercando di cogliere l'occasione giusta per affermare la supremazia dell'estremismo islamico sulla scia dei recenti disordini.

Le notizie della cooperazione tra i due movimenti terroristici di Yemen e Somalia sono oramai molte, con somali che vanno a combattere in Yemen e viceversa, campi di addestramento comuni, tattiche comuni e probabilmente una genesi comune. 

L'evoluzione degli ultimi tempi è quella di aver trasformato Al-Qaeda da una entità frazionata e clandestina formata solamente da cellule indipendenti che agiscono d'iniziativa, ad un vero e proprio esercito che agisce in modo esplicito al fine di conquistarsi un territorio che si estende su entrambe le sponde del Golfo di Aden..

martedì 19 luglio 2011

Quote of the day - Frase del giorno


La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, 
ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.
Theodor W. Adorno
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Freedom is not choosing between black and white,
but escape this required choice .
Theodor W. Adorno

lunedì 18 luglio 2011

French lawyers sue Sarkozy over crimes against humanity in Libya

Finalmente qualcuno si è accorto di quali sono i veri motivi dei bombardamenti contro la Libya !

Purtroppo l'iniziativa contro i bombardamenti comandati da Sarkozy nascono da alcuni suoi stessi connazionali senza che ci sia un interesse internazionale dietro la vicenda.

Purtroppo la notizia viene passata in sordina sui maggiori media francesi e non viene proprio riportata sui media di altri paesi, Italia inclusa.

Noi che stiamo "dalla parte del torto", facciamo il nostro meglio affinché la notizia sia diffusa.

L'iniziativa, riportata sul sito "World Socialist Wes Site", parte da Jacques Vergès avvocato e da Roland Dumas ex Ministro del Partito Socialista francese.

L'intenzione dei due è quella di portare Sarkozy davanti ad un tribunale per essere giudicato per crimini contro l'umanità per aver bombardato la Libya e aver provocato la morte di molti civili che in teoria doveva proteggere.

Dumas si è anche detto pronto a difendere la posizione legale di Gheddafi se un giorno venisse condotto in giudizio davanti alla Corte Criminale Internazionale. 

L'articolo originale in lingua inglese è riportato di seguito... 
Max

17 June 2011
By Antoine Lerougetel

Two high-profile French lawyers, Jacques Vergès and former Socialist Party minister Roland Dumas, have announced that they plan to sue French president Nicolas Sarkozy on charges of crimes against humanity committed in the on-going NATO military intervention in Libya. They are acting for some thirty Libyan families who have lost family members in the NATO bombings.

At a press conference May 29 in Libya they declared that they would initiate legal proceedings in the French courts on Monday, May 30. There has been an almost complete blackout of the announcement in the French media. Only the Socialist Party-leaning newsweekly Marianne commented, attacking Dumas and Vergès for “a grotesque accusation against the president of the Republic.”

At a press conference in Libya on Sunday Dumas said, referring to the NATO bombing, “this mission, which is supposed to protect civilians, is in the process of killing them.” He said the war in Libya was “a brutal aggression against a sovereign nation.”

Calling the NATO alliance nations “murderers”, Vergès denounced “a French state led by thugs and murderers ... We intend to break the wall of silence.” He said he had seen several civilian victims at a hospital and had been told by one of its doctors that there were as many as 20,000 victims.

Dumas said he was ready to take the defense of Gaddafi himself if he was to appear at the International Criminal Court (ICC) at The Hague. On May 16, acting at the behest of the major Western powers, the ICC prosecutor requested an arrest warrant for crimes against humanity against Gaddafi.

Dumas questioned the authority of Sarkozy and NATO to conduct bombing based on UN Security Council Resolution 1973, calling it “the artificial—very artificial—cover of the United Nations.”

The lawsuit comes at a time when the NATO allies have stated that the war will be extended for at least 90 days, until September, and when Britain and France have announced the stepping up of the military bombardments, which have already involved several attempts at targeted political assassination through the bombing of homes of Libyan leader Muammar Gaddafi’s family. .......


domenica 17 luglio 2011

Somalia: Papa Benedetto XVI - Lettera43

Il Papa: «Auspica mobilitazione internazionale e soccorsi».

Dalla crisi umanitaria all'inferno. La Somalia, a 20 anni dalla guerra civile, deve fare i conti con una gravissima siccità che ha rotto i fragili equilibri di un Paese già abituato alle violenze e alle carestie.
Su un totale di 7,5 di abitanti, almeno 2 milioni sono rifugiati. La maggior parte erano rimasti all'interno delle frontiere somale, nei campi attrezzati nei pressi di Mogadiscio.
Una calamità che non ha lasciato per niente indifferente il Papa Benedetto XVI: «Con profonda preoccupazione» ha affermato durante l'Angelus a Castelgandolfo «seguo le notizie provenienti dalla regione del Corno d'Africa e in particolare dalla Somalia, colpita da una gravissima siccità e, in seguito, in alcune zone, anche da forti piogge, che stanno causando una catastrofe umanitaria. Innumerevoli persone stanno fuggendo da quella tremenda carestia in cerca di cibo e di aiuti».
Il Santo Padre ha quindi auspicato «che cresca la mobilitazione internazionale per inviare tempestivamente soccorsi in Somalia, a questi nostri fratelli e sorelle già duramente provati, tra cui vi sono tanti bambini. Non manchi e il concreto sostegno di tutte le persone di buona volontà».
Domenica, 17 Luglio 2011

Myanmar - “le grandi potenze chiudono gli occhi, per interessi economici”

Quale triste realtà è quella delle guerre !!!

Quale triste destino è quello delle persone che muoiono combattendo e quanto ancora più triste è il destino dei molti che muoiono e basta, ignorati da tutti.

Il luogo comune è ancora una volta l'indifferenza generale che circonda certi conflitti.

Ovviamente l'ONU contribuisce, come al solito all'inefficienza di ogni tipo di negoziato e come al solito "ha le mani legate" nel settore degli aiuti.

Il resto del mondo ignora il conflitto in atto per interessi di vario genere mentre i media, soprattutto i grandi network, si guardano bene dal renderlo noto.
Max
2011-07-16
ASIA/MYANMAR - Sulla guerra ai kachin “le grandi potenze chiudono gli occhi, per interessi economici”

Myitkyina (Agenzia Fides) – “La guerra civile continua nel Nord del Myanmar, nell’indifferenza della comunità internazionale. Il popolo kachin soffre molto e vive un grande senso di abbandono”: lo denuncia una fonte di Fides in Myanmar che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza, parlando del conflitto che prosegue violento nello stato kachin, fra l’esercito birmano e i guerriglieri del Kachin Independent Army, in “un guerra squilibrata fra gruppi ribelli sparsi nella giungla e un esercito ben organizzato ed equipaggiato”
La fonte di Fides racconta: “La situazione si va aggravando. I profughi sono oltre 20mila. I soldati birmani non fanno nulla per tutelare i civili, che fuggono terrorizzati. A tutte le Ong straniere è vietato l’accesso all’area e solo la Caritas locale riesce ad aiutarli: nel campo profughi san Giuseppe, allestito dalla Caritas di Myitkyina, vi sono oltre 500 sfollati bisognosi di tutto. Ma la maggior parte dei rifugiati, che sono quasi tutti cristiani, fugge nella giungla, dove si stenta a sopravvivere e si muore di fame. Alcuni fuggono in Thailandia o in India dove trovano un po’ di assistenza, o varcano la frontiera con la Cina, dove però trovano un ambiente ostile e vengono cacciati dalla popolazione”.
Sul conflitto c’è silenzio e indifferenza: “Le grandi potenze confinanti, come Cina e India, hanno rapporti economici e forti interessi commerciali con la giunta birmana – spiega la fonte – dunque chiudono gli occhi. Cina e Russia, sono, inoltre, i maggiori fornitori di armi all’esercito birmano. L’ASEAN (Associazione dei Paesi del Sudest Asiatico) appare inutile in questo caso, e anche l’Onu, dopo messaggi e visite di osservatori, ha le armi spuntate ed è del tutto inefficace”.
Secondo la fonte di Fides, “la guerra si potrà fermare solo se il governo del Myanmar riconoscerà, almeno in parte, i diritti e la dignità del popolo kachin, altrimenti andrà avanti con grave sofferenza per i civili”. “In Myanmar tutte le minoranze etniche subiscono una dura repressione. E anche la leader democratica Aun San Su Kyi non può fare molto: è appena uscita dagli arresti domiciliari e non può esporsi troppo a livello politico. Parla di riconciliazione nazionale, ma il governo sembra sordo”. In tal drammatica situazione, conclude, “i vescovi, i preti e le suore incoraggiano i fedeli e pregano per loro: ma il popolo è davvero messo a dura prova”. (PA) (Agenzia Fides 16/7/2011)


Quote of the day - Frase del giorno

"ESSERE COMPLETAMENTE ONESTI CON SE STESSI E' UN BUON ESERCIZIO"
Sigmund Freud
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"BE COMPLETELY HONEST WITH YOURSELF IS A GOOD EXERCISE"
Sigmund Freud

sabato 16 luglio 2011

XVIII Torneo di Calcio a 5 - Palazzetto


Ha preso via giovedì 14 Luglio 2011 la XVIII edizione del Torneo di Calcio a 5 di Palazzetto. Per motivi di agibilità dell'impianto sportivo del paese per quest'anno l'evento si svolge a Chiusdino nel campo sportivo Bruno Belli.


 Il torneo affiliato UISP, vede otto squadre partecipanti, un ottimo livello calcistico e un agonismo accentuato sin dalle prime partite. Al termine delle prime due serate di gare, dopo aver visto in campo tutti i partecipanti, è difficile fare un pronostico su chi si porterà a casa il trofeo,



Per adesso sicuramente positiva è stata la risposta di pubblico e l'interesse nei confronti dell'evento. Ad entrambe le gare disputate, in entrambe le serate, hanno assistito tra i 120 e 150 spettatori nonostante il Torneo non sia stato pubblicizzato a dovere a causa di problemi organizzativi.

La manifestazione è stata organizzata dal Gruppo Amici di Palazzetto con il patrocinio del Comune di Chiusdino e dell'Unione dei Comuni della Val di Merse.

venerdì 15 luglio 2011

Kosovo e la efficace legge del "KANUN"...

Come avviene in Albania per diverse famiglie, anche in Kosovo ci sono persone che devono vivere in casa senza possibilità di uscire, per non subire la vendetta di un'altra famiglia.

Spieghiamo meglio: in Albania (e quindi anche nel Kosovo di etnia albanese) esiste una legge che non è la legge ufficiale ma rappresenta un codice d'onore che un uomo... un uomo vero... in quelle tradizioni deve rispettare.

Questo codice si chiama "KANUN" e nonostante 12 anni di presenza internazionale, in una parte della popolazione del Kosovo, il Kanun non ha perso il suo valore, mentre la legge che ONU e EU cercano di portare per farli somigliare a tutti noi, sembra non attecchire, anzi la legge stile "paese democratico" sembra essere subita dalla popolazione, non compresa a sufficienza e ovviamante in molti casi ignorata.

Il KANUN prevede che per un torto subito dalla famiglia, solitamente dopo l'uccisione di uno dei suoi membri per qualsiasi motivo, la famiglia della vittima possa vendicarsi nei confronti della famiglia che ha provocato il lutto.

La vendetta può colpire ogni membro della famiglia, non necessariamente l'uccisore che anzi, nella maggior parte dei casi è stato fatto allontanare da casa nel periodo di tregua concessogli dalla famiglia della vittima, prima della dichiarazione di vendetta. 

La vendetta avviene secondo le regole del "KANUN", regole tra cui è previsto che la famiglia oggetto della vendetta, non possa essere attaccata all'interno della propria casa e delle pertinenze di essa.
Per "casa" si intende quindi l'abitazione della famiglia, il cortile e le altre costruzioni che ricadono all'interno del muro o della recinzione che delimita lo spazio del "clan" (della famiglia allargata a vari gradi di parentela).

Il vivere segregati, in un certo senso mette al sicuro dalla vendetta altrui ma vanno considerati alcuni aspetti: la vendetta può colpire tutti i membri della famiglia, incluse donne, bambini e parenti lontani. 

Il fatto di uscire di casa, potrebbe costare la vita ad un bambino che all'epoca dei fatti non era neppure nato, inoltre al bambino va fatto capire che la dura legge del KANUN prevede che egli rimanga chiuso in casa a tempo indeterminato per un crimine commesso dal padre o dal nonno chi sa quanto tempo fa..

Attesa in casa a tempo indeterminato aspettando un gesto di clemenza da parte della famiglia che vuole vendetta, ed è solo un gesto di clemenza che potrebbe permettere a donne e bambini di poter finalmente tornare a vivere una vita normale.

In Kosovo c'è una famiglia (o almeno c'è notizia di una famiglia, ma chi sa quante sono) che vive segregata in casa da 17 mesi perchè sottoposta alla vendetta prevista dal KANUN. Nonostante le missioni UNMIK prima ed EULEX adesso e nonostante migliaia di soldati della NATO a partire dal 1999, tutto per portare la democrazia in Kosovo con i miliardi Euro che ci costa questo tentativo di democratizzazione, sembra che molta gente preferisca continuare a vivere all'era delle caverne ignorando il processo evolutivo che ha oramai coinvolto tutto il resto del mondo. 

La certezza di tutta questa storia è che nonostante EULEX con le leggi che fa approvare e la polizia che le dovrebbe far rispettare, nonostante i miliardi spesi e che si spenderanno, nonostante i soldati armati fino ai denti, la famiglia che ha promesso vendetta prima o poi si vendicherà e la famiglia che deve subire la vendetta prima o poi la subirà, anche se fossero necessarie generazioni. 

giovedì 14 luglio 2011

Spunta una base della CIA a Mogadiscio - AgoraVox Italia

A nostro avviso merita di essere riportato il seguente articolo sulla Somalia pubblicato da "AgoraVox Italia", con riferimento all'articolo originale di "The Nation", molto interessante.

Nell'articolo ripubblicato di seguito, oltre all'aspetto legale o meno dell'operato della CIA, forse necessario o forse no, utile o inutile che sia, nell'ultimo paragrafo si accenna anche, in modo ironico, al fatto che oltre al movimento estremista islamico "Al-Shabaab", in questo momento il problema più grande in Somalia sembra essere la siccità che affama milioni di persone.


In ogni caso la notizia confermata di una base operativa della CIA in Somalia, uno dei luoghi più "caldi" del pianeta, insieme ai vari report giornalistici su missioni di bombardamento compiute dai "droni" americani, andrebbe ad esplicitare il cambiamento di approccio alla guerra al terrorismo, come già a suo tempo promesso da Obama (Premio Nobel per la Pace). 


A causa del perenne conflitto civile in Somalia e più recentemente con le rivolte che tentano di soppiantare il regime totalitario  in Yemen, il Corno d'Africa è ritenuto un'area molto sensibile per il rischio concreto che il terrorismo islamico possa trovare in quest'area terreno fertile (o ancora più fertile di quanto sia già stato in passato) per svilupparsi e creare basi operative da cui attaccare obbiettivi e interessi occidentali. 

Spunta una base della CIA a Mogadiscio - AgoraVox Italia

L'ha rivelato un'inchiesta di The Nation: a Mogadiscio c'è una vera e propria base della CIA nei pressi dell'aeroporto della capitale, dove la CIA ha alcuni aerei che vi fanno base da tempo. Controllata da guardie somale, ma con l'accesso regolato dagli americani, la base è composta da una dozzina di edifici protetti da muri tutt'intorno. Secondo fonti locali sarebbe stata completata quattro mesi fa. Un'altro punto d'appoggio operativo sarebbe nei sotterranei dei vecchi servizi segreti somali di Siad Barre, una cinquantina di celle sotterranee dove gli uomini della CIA interrogano gli shabab catturati, si può immaginare con quali garanzie per i loro diritti e la loro incolumità.

L'articolo si conclude riferendo che la CIA e gli uomini dei nuovi servizi somali che sta addestrando finora non hanno combinato niente, non una sola operazione a Mogadiscio.

Purtroppo oggi in Somalia si muore soprattutto di fame ma la CIA non combatte la fame e altri volenterosi disposti ad occuparsi del problema finora non se ne sono trovati.

mercoledì 13 luglio 2011

SOMALIA - Emergenza siccità per 10 milioni di persone

In Somalia ci sarebbe bisogno di altri tipi di aiuti... oltre ai "droni" contro i terroristi di Al-Shabaab... aiuto di cui il Governo Transitorio si dichiara soddisfatto...

Gli aiuti umanitari richiederebbero tra l'altro un livello più basso di intelligence rispetto all'uso dei "droni"... ma solo un più alto livello di intelligenza da parte di chi agli aiuti è preposto...
Max

2011-07-12
AFRICA/SOMALIA - Emergenza siccità per 10 milioni di persone

Mogadiscio (Agenzia Fides) - La più grave siccità degli ultimi 60 anni ha creato una devastante crisi alimentare che sta colpendo duramente 10 milioni di persone in Somalia, Kenya, Etiopia ed Eritrea. Solo quest'anno sono fuggiti dal proprio paese più di 135 mila somali. Il tasso di malnutrizione dei bambini rifugiati ha raggiunto cifre mai registrate in precedenza. Più del 50% dei bambini ha gravissimi problemi di malnutrizione. (AP) (12/7/2011 Agenzia Fides)


martedì 12 luglio 2011

Quote of the day - Frase del giorno

La bigamia è avere una moglie di troppo. 
La monogamia lo stesso. 
(Oscar Wilde)

Non avete idea di quanto questa frase si addica a questa mia giornata...

lunedì 11 luglio 2011

Olanda condannata per la strage di Srebrenica...

La sentenza d'appello di qualche giorno fa ha ribaltato il precedente verdetto della Corte Internazionale dell'Aja del 2008.

In quello'occasione era stata negata ogni responsabilità riguardo al massacro di Srebrenica da parte del Contingente Olandese ONU posto a protezione dell'enclave bosniaca durante il conflitto del 1995.

La sentenza di appello ha condannato lo Stato olandese al risarcimento dei familiari di tre delle vittime della strage, affermando che le truppe olandesi non potevano non sapere che i civili consegnati al Generale Ratko Mladic andavano incontro a morte certa.

Ironicamente la sentenza giunge quasi in concomitanza con la ricorrenza della strage di Srebrenica dell'11 Luglio 1995.

Finalmente un primo atto di giustizia che sicuramente non sminuisce le responsabilità di Mladic, esecutore del massacro, ma onora la verità dei fatti e non la verità costruita e passata alla storia. 
La responsabilità di un massacro di 8000 civili non può stare e non sta nelle mani di un solo uomo. 

Questa sentenza riconosce finalmente la responsabilità dei "caschi blu" olandesi. Non è che un primo passo verso la verità e la giustizia poiché l'iniziativa delle così dette "Madri di Srebrenica" (associazione dei parenti delle vittime della strage), ha da molto tempo intrapreso una battaglia legale per contestare la non imputabilità dell'ONU e per portare davanti al Tribunale la stessa istituzione che ha mal organizzato e mal gestito la protezione dell'enclave di Srebrenica durante la guerra di Bosnia.

5 rules of life - 5 regole della vita



1. Money can't buy happiness, but it's more comfortable to cry in a BMW than on a bicycle. 


2. Forgive your enemy, but remember the bastard's name. 

3. Help a man when he is in trouble and he will remember you when he is in trouble again. 

4. When in doubt, keep shooting until the magazine is empty. 

5. Alcohol doesn't solve any problems, but then again, neither does milk.
My friend Joe
1. I soldi non danno la felicità, ma è meglio piangere in una BMW che su una bicicletta.
2. Perdona il tuo nemico, ma ricorda il nome di quel bastardo.
3. Aiuta un uomo quando è nei guai e si ricorderà di te quando sarà di nuovo nei guai .
4. Nel dubbio continua a sparare fino a quando il caricatore è vuoto.
5. L'alcon non risolve i problemi, ma neppure il latte. 
Il mio amico Joe

domenica 10 luglio 2011

Myanmar: Combattimenti, fame e malattie...

Ancora regimi militari e movimenti indipendentisti...
Ancora popolazioni in fuga da guerre e battaglie...
Ancora persone che muoiono di fame e malattia...
Max

2011-07-05
ASIA/MYANMAR - Proseguono i combattimenti nel Nord, mentre i profughi muoiono per fame e malattie

Banmaw (Agenzia Fides) – Vanno avanti senza sosta i combattimenti nella guerra civile che sta interessando il Nord del Myanmar, dove si fronteggiano l’esercito regolare birmano e i guerriglieri del Kachin Independent Army (vedi Fides 1/7/2011, 30/6/2011 e giorni precedenti). Bombardamenti di artiglieria e scontri militari si stanno verificando – informano fonti locali di Fides – in tre differenti aree dello stato kachin, che rientrano nel territorio delle diocesi di Myiktyina e Banmaw.
“Il governo non fa nulla per aiutare le migliaia di rifugiati civili, che sono vittime inermi del conflitto - denuncia una fonte di Fides nella diocesi di Banmaw, che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza -. Così fra i 20mila profughi, sono numerosi quelli che stanno morendo per malattie e fame, mentre i militari minacciano chiunque cerchi di aiutare gli sfollati”.
La Chiesa locale si è attivata per allestire campi profughi nelle due diocesi. Nella diocesi di Banmaw la Caritas locale – unica agenzia umanitaria che è all’opera – sta lavorando alacremente per fornire cibo e medicine ad almeno due campi profughi. La Caritas di Myiktyina ha allestito il “St. Joseph Refugee Camp” che ospita 158 rifugiati, soprattutto bambini e giovani, cercando di provvedere alla loro sopravvivenza ma garantendo nel contempo anche ai servizi di istruzione. (PA) (Agenzia Fides 5/7/2011)


venerdì 8 luglio 2011

Barcellona e il genio di Gaudì

Barcellona è veramente bella e offre attrattive per tutti i gusti. Dalla folla della Rambla, ai locali di ogni genere, alla spiaggia e il sole, ai musei e ai luoghi di interesse culturale.

Sei giorni di vacanza all'insegna di tutto questo ma la cosa più impressionante è la Basilica della "Sagrata Familia".
Un edificio imponente la cui costruzione va avanti dal secolo scorso e che vedrà il proprio completamento tra circa 20 anni.

La Sagrata Familia nasce dal genio di Gaudì. Egli immaginò una chiesa che racchiudesse in se l'essenza della religione cristiana. Ogni angolo, ogni scultura, ogni soluzione architettonica della Sagrata Familia, ha un significato e una sua ragione di essere.

Sia la posizione della chiesa, sia la sua altezza, racchiudono un significato mistico e religioso. Anche la luce all'interno della chiesa che Gaudì definì come né poca né troppa, dato che sia il buio sia la troppa luce abbagliante non permettono di vedere, alle incredibili facciate ricche di dettagli e adornate di sculture. Ogni facciata è dedicata ad una parte della storia di Cristo. Per apprezzare a pieno le rappresentazioni scultoree si deve conoscerne la loro chiave, limitarsi a guardare le facciate nella loro totalità, non fa apprezzare a pieno a pieno i piccoli ma significativi dettagli voluti da Gaudì.

Gaudì fu lungimirante nell'intento di realizzare un'opera unica e fantastica. Capì che la costruzione avrebbe richiesto un tempo molto più lungo della sua stessa vita. Per questo delego ai posteri il compito di completare l'imponente opera, lasciando dettagliate documentazioni di ciò che ogni piccola parte della struttura doveva significare e rappresentare. Gaudì lascio una documentazione altrettanto accurata relativa alle innovative tecniche di realizzazione.

Rinunciando alla gloria di costruirla da solo, lasciò importanti indicazioni, documentazioni e progetti che ad oggi guidano la costruzione delle nuove parti della chiesa. Fortemente ispirato alla natura, Gaudì fu autore di modelli architettonici innovativi ed unici, con molta attenzione allo studio delle forme e dei materiali.

L'avvicendarsi dei tempi ha influito in modo evidente nella costruzione e si nota soprattutto guardando le facciate. Seguando le indicazioni di Gaudì, le sculture delle facciate sono state realizzate in tempi diversi da artisti diversi. Differiscono per stile e forme rappresentate, aggiungendo il tocco dell'artista di turno. Il quadro completo, il significato delle sculture, rimane comunque quello voluto da Gaudì e che sorprendentemente prende forma nel passare degli anni e sopravvive al suo stesso ideatore. 

La Sagrata Familia è un'opera di una bellezza unica che dimostra il genio architettonico di Gaudì, sicuramente paragonabile ai maestri delle arti del passato.

La visita della Basilica richiede una notevole attesa in fila alla biglietteria, dovuta al gran numero di visitatori. Una volta all'interno la visita può richiedere alcune ore. L'audioguida fornita dalla biglietteria è un valido strumento che permette sia un giro veloce, sia un tour ricco di dettagli.alla scoperta dei segreti della Basilica e del genio di Gaudì. 




mercoledì 6 luglio 2011

Quote of the day - Frase del giorno

Siamo soliti classificare immorali coloro che non possiedono il nostro stesso senso della morale così come definiamo scettici quelli che non hanno le nostre stesse illusioni.         
François-Anatole Thibault 
Parigi 1844-1924
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We are used to classify immoral, those who don't have our ownsense of moralityas well as we call skeptics those who don't have our own illusions.
François-Anatole Thibault
Paris 1844-1924

martedì 5 luglio 2011

La pace in Sudan... passa dalla Cina

Recentemente il Consiglio d'Europa ha reso pubbliche le conclusioni del Consiglio a proposito del Sudan.

Il documento articolato in 14 punti riassume tutti gli attuali problemi del paese e le aspettative di cambiamento dell'Europa.

I punti chiave del documento si possono riassumere come segue:

- il rispetto dell'Accordo di Pace di Naivasha del 2005 che garantiva l'autonomia del Sud Sudan e il referendum tenutosi nel 2011;
- la necessità di cessare le attuali ostilità sulla linea di confine tra Nord e Sud, auspicando un processo di transizione pacifico fino alla piena indipendenza del Sud;
- la delimitazione dei confini tra il Nord e quello che sarà il nuovo stato del Sud Sudan a partire da Luglio 2011;
- gli accordi relativi ai giacimenti di petrolio;
- il mandato di cattura a carico del Presidente Bashir per crimini contro l'umanità commessi in Darfur, mandato spiccato dalla International Criminal Court;
- e in fine anche la necessità di rispettare la sicurezza e i diritti delle popolazioni civili. In Sudan ci sono 70.000 "Displaced Persons" nel 2011. Popolazioni bisognose di tutto, dal cibo alle cure mediche, alla necessità di tornare a vivere nelle proprie case.

Un bel riassunto di tutti i problemi del Sudan. Purtroppo, a parte una serie di promesse di aiuti e cooperazione, unite ad aspettative di instaurare rapporti diplomatici stabili, la Comunità Europea non sembra avere proposte concrete per favorire un eventuale processo di pace.

Chi invece "bada al sodo" e non si limita a mere chiacchiere è la Cina.

La Cina è ad oggi il principale partner commerciale del Sudan soprattutto nel settore petrolifero. La Cina gestisce gran parte delle risorse petrolifere del Sudan e ha interessi di carattere commerciale ed economico sia nel Nord, dove gestisce buona parte dei sistemi di trasporto del petrolio, sia nel Sud dove gestisce pozzi e siti di estrazione.

La Cina che non è firmataria del Trattato di Roma e quindi non aderisce all'accordo relativo alla International Criminal Court (Tribunale Criminale Internazionale), in questi giorni ha ignorando l'esistenza di un mandato di cattura internazionale a carico di Bashir, ospitando il Presidente del Sudan in un incontro a Pechino dove i due paesi hanno rinnovato i reciproci rapporti di amicizia e di carattere commerciale ed economico. 

Nonostante la Cina sia anche il principale fornitore di armi del Sudan, come denunciato da alcuni osservatori internazionali, gli attuali disordini che sconvolgono il paese non sono di buon auspicio per i futuri rapporti commerciali. Bashir lo sa benissimo e sicuramente non avrà intenzione di perdere miliardi di investimenti cinesi.

Alla luce di questi fatti è plausibile pensare che i combattimenti di Abyei e del Sud Kordofan, al confine tra Nord e Sud Sudan, cesseranno nel prossimo futuro. E' anche plausibile pensare che se la data per la definitiva indipendenza del Sud Sudan verrà rispettata (la definitiva transizione dovrebbe avvenire il 9 Luglio 2011), anche le ostilità di confine cesseranno. 

Gli scontri attuali sono probabilmente un tentativo di Bashir di accaparrarsi quante più aree di estrazione petrolifera possibile, nel tentativo di trovare un accordo sui confini basato sugli attuali rapporti di forza e sulle attuali aree di controllo ed influenza. 

Sia per il Nord Sudan che per il Sud Sudan, gli investimenti e gli interessi cinesi sono e continueranno ad essere di primaria importanza per entrambe le economie. Sarà necessario per i due governi instaurare dei rapporti di collaborazione per garantire la sicurezza delle istallazioni petrolifere e delle istallazioni che garantiscono il trasporto del petrolio fino a Port Sudan e agli impianti costieri di stoccaggio, superando così le lotte per i reciproci confini.

Ovviamente ci sono possibili interferenze che potrebbero inficiare il positivo evolvere della situazione nella direzione descritta. I vari gruppi combattenti non facenti capo a nessuno dei due governi potrebbero almeno in un primo momento, continuare le ostilità... ma tutto ha un prezzo... che va oltre ogni nobile fine di libertà.

I governi di Nord e Sud dovrebbero anche considerare la situazione del Darfur, includendo l'area in progetti di sviluppo e assistenza mirati al miglioramento delle condizioni delle popolazioni ivi residenti in modo da attenuare le velleità guerriere dei Movimenti di Liberazione operanti nell'area. 

Infine, l'incognita che potrebbe ostacolare un pacifico evolvere delle cose è dovuto al terrorismo islamico. Non dimentichiamo che il Sudan è da sempre un covo del fondamentalismo islamico legato ad Al-Qaeda e che generalmente l'estremismo islamico agisce in base alla propria ideologia, indipendentemente da ogni interesse economico dei governi. 

Questa transizione realisticamente possibile (e auspicabile, soprattutto per le popolazioni civili) non è ovviamente dovuta alla propensione umanitaria dei governi di Khartoum e Juba ma esclusivamente di carattere economico dovuto agli interessi cinesi in Sudan.

Nel frattempo, non dimentichiamo che il numero delle vittime civili aumenta ogni giorno e la carenza di aiuti umanitari rimane cronica. 

L'aspetto umanitario che potrebbe migliorare nel prossimo futuro, rimarrà comunque un aspetto residuale e solo una conseguenza della convenienza economica. Ironicamente un evolvere della situazione nei termini descritti, potrebbe soddisfare anche le richieste di pace della Comunità Europea che considererà il fatto come un grande successo della diplomazia comunitaria.

Vedremo...