"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)

lunedì 30 maggio 2011

Ancora Sudan e ancora civili in fuga dalle loro case

Ma possibile che nei nostri telegiornali e giornali non se parli affatto!
Neanche una parola, neanche un Duilio Giammaria a raccontare la cronaca, neanche un punto di vista sbagliato ma detto... niente!

Del Sudan a noi non ci importa niente! Eppure anche li ci sono popolazioni civili afflitte da un conflitto ingiusto, un dittatore già incriminato per crimini contro l'umanità (Omar Hassan Ahmed el-Bashir) che continua a seminare morte e tante persone bisognose di aiuto...

Chi parla nell'articolo seguente, parla direttamente dalle zone colpite e soprattutto parla a suo rischio e pericolo nel tentativo di dare voce ad eventi drammatici a noi ignoti...

Dove sono i paladini della giustizia della NATO o il Sarkozy o l'Obama di turno? 
Sarà mica che dal punto di vista strategico il Sudan ci interessa meno della Libya?
E dal punto di vista umanitario non ci interessa affatto.....                                               Max



Abyei (Agenzia Fides) - Le truppe del nord Sudan che occupano Abyei dal 21 maggio hanno nuovamente bruciato diverse case degli abitanti fuggiti di fronte all'offensiva militare. Lo denuncia all'Agenzia Fides Mons. Roko Taban Mousa, Amministratore Apostolico di Malakal, nel sud Sudan: "Diverse abitazioni sono state saccheggiate e poi date alle fiamme. In questo modo si vuole creare una nuova situazione sul campo, cercando di rendere impossibile il ritorno ad Abyei della popolazione locale. Si tratta di una grave violazione del diritto umanitario. L'esercito di Khartoum non sembra intenzionato a lasciare la zona".
Diverse migliaia di persone sono fuggite da Abyei e dintorni e si trovano da giorni senza assistenza.
"Finora la situazione umanitaria non è migliorata - spiega a Fides l'Amministratore Apostolico di Malakal -, perché le riserve alimentari dell'ONU presenti in zona sono state saccheggiate dall'esercito del nord. Vi sono alcune persone di buona volontà di alcune aree del sud Sudan che mettono insieme un po' di provviste e partono verso i luoghi dove sono radunati gli sfollati, ma a parte questo, i profughi sono privi di assistenza mentre le piogge continuano a battere l'area dove si sono rifugiati". (L.M.) (Agenzia Fides 30/5/2011)


Toscana... vista dall'alto



In volo 

con gli amici 
dell'Avio Club Chiusdino...

Un'esperienza divertente e panorama da cartolina !









domenica 29 maggio 2011

Royal with Cheese

From the movie "Pulp Fiction" by Quentin Tarantino...

video

Little differences between Europe and USA... 
amazing and very funny !!!

sabato 28 maggio 2011

Rekom, la verità sulle guerre in ex Jugoslavia | Osservatorio Balcani e Caucaso

"...Decine di migliaia di persone nei Balcani stanno firmando per sostenere il progetto della Rekom, un'iniziativa regionale volta ad accertare i fatti avvenuti durante i dieci anni di guerre in ex Jugoslavia..."

"...Nelle intenzioni dei proponenti, Rekom sarà una commissione regionale inter-statale, sostenuta economicamente dai diversi governi, che metteranno a disposizione le informazioni sugli eventi bellici in loro possesso..."

"...Rekom darà voce alle vittime con momenti di ascolto pubblico e confronto. Non saranno prese in considerazione solo le vittime di crimini di guerra, ma anche quelle che hanno sofferto per la guerra in senso lato, dagli sfollati a chi è dovuto fuggire all'estero per sfuggire alla coscrizione obbligatoria..."


Articolo completo su: Rekom, la verità sulle guerre in ex Jugoslavia Osservatorio Balcani e Caucaso

From: www.balcanicaucaso.org

venerdì 27 maggio 2011

Colpevoli e Innocenti


L’arresto del Generale Ratko Mladic, come già al tempo l’arresto di Radovan Karadzic, ci fa riflettere e fare alcune considerazioni.

Adesso che i due criminali di guerra sono in “gabbia” e le indagini terminate, che cosa rimane da fare tranne che condannarli e chiudere per sempre il capitolo guerra di Bosnia!!

Non è così semplice:
Prima di essere condannarti, i due “boia dei balcani” andranno giudicati e giudicati non significa istituire un altro processo di Norimberga come dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Oggi serve che qualcuno porti delle prove davanti al Tribunale. Le prove le doveva cercare un pool di investigatori a disposizione della Procuratore internazionale dell’ICTY e ad oggi non si può dire che gli sia mancato il tempo.

A Norimberga i nazisti portati davanti alla corte erano condannati a priori, la fortuna di pochi poteva essere una condanna a 20 anni anziché la pena di morte. Insomma, dopo oltre mezzo secolo, possiamo dire senza paura di essere in errore, che il processo di Norimberga contro i nazisti non fu esattamente un processo equo o che desse la piena possibilità di difendersi.

All’Aja Mladic verrà giudicato da una delle istituzioni più garantiste al mondo. Come è successo per altri incriminati illustri, il Tribunale per i Crimini della ex Yugoslavia (ICTY), garantisce il diritto alla difesa, il rispetto delle condizioni di salute e tutte le garanzie che si devono ad un imputato in ogni paese civile.

Tutto questo è bene per l’accusato e per l'andamento del processo stesso, altrimenti sarebbe meglio finire ammazzati senza processo come è capitato a Mussolini nel 1945 a Giulino di Mezzagra o a Che Guevara nel 1965 in Bolivia. E’ bene dare la possibilità di difendersi e di riferire su fatti già pretenziosamente dati alla storia sotto una luce diversa. E' sempre positivo conoscere i fatti sotto punti di vista diversi, ad esempio per come sono conosciuti dall’accusato.

Facciamo alcuni esempi:
storicamente è già noto a tutti che Mladic ha massacrato 7500 civili a Srebrenica durante la guerra di Bosnia. Alcuni non sanno che la responsabilità politica di quell’evento è dell’allora presidente bosniaco Radovan Karadzic, ma i più non sono al corrente, perché se ne parla poco o non se ne parla affatto, che a protezione di Srebrenica c’era un contingente olandese di caschi blu delle Nazioni Unite che non ha riportato vittime a differenza della popolazione civile che fu massacrata.

Ciò che si dice ancora meno è che il comando dei caschi blu, era a conoscenza del fatto che Mladic avrebbe attaccato la città di Srebrenica, avendo ricevuto un ultimatum in merito e anziché organizzare le difese come in altre epoche facevano i militari, o cercare di mediare una qualche specie di tregua per evacuare i civili, compito anche questo dei militari o del Segretario Generale dell’ONU, il comando abbia deciso di ritirare il contingente di pace abbandonando la popolazione civile, ignara dell’amaro destino che li attendeva.

Con tutto questo voglio dire che in un processo dove si cercherà di provare la responsabilità di Mladic, che è sicuramente molto elevata, si dovrebbero valutare anche le responsabilità, non solo morali visto che con la coscienza ognuno fa i conti nel suo intimo, ma anche materiali di tutti gli individui coinvolti che pur sapendo non hanno agito o che sapevano e hanno agito come se non sapessero.

Tutti i morti di Srebrenica e in generale tutte le vittime della guerra di Bosnia, cercano giustizia ed è un dovere morale di tutti noi popoli civili dare loro giustizia.

Giustizia significa quindi giudicare il principale imputato e materiale esecutore dei massacri, ma significa anche dare ad ognuna delle persone coinvolte la giusta percentuale di responsabilità in quello che è accaduto; una piccola percentuale potrebbe ricadere su spregiudicati segretari di stato di paesi stranieri, un’altra piccola percentuale di responsabilità su capi di stato o di governo di paesi civili, un’altra piccola parte sui contingenti militari impiegati e i loro mandati e...perché no, una minuscola percentuale di colpa sulle vittime stesse.

Giustizia si fa valutando tutti i fatti in maniera obbiettiva e senza segreti, dando ad ognuno ciò che si merita in termini di ragione o torto, condanna o assoluzione, in base a leggi e criteri condivisi e con una mano sulla coscienza da parte di chi giudica. 

Un processo proforma dove, la rabbia verso l’imputato è il sentimento prevalente, un Tribunale davanti al quale l’imputato appare come l’unico imputato e l’unico colpevole, non produce “giuste sentenze”, ma più facilmente “ingiuste vendette”.

Dimenticavo.... quanto detto comporta l’esistenza di un mondo perfetto. E’ molto più probabile che Mladic giunga alla fine dei giorni molto prima che il processo a suo carico giunga ad una sentenza, così come è avvenuto per Slobodan Milosevic.

La popolazione in fuga da Abyei.... nessuno li aiuta....

Ancora dal Sudan e ancora notizie di popolazioni civili in fuga a causa di conflitti.

Non ci stanchiamo di ripetere che direttamente o indirettamente, sbandierando la bandiera dei "paladini dei diritti umani", la guerra si fa per motivi di interesse economico, primo fra tutti il petrolio.

Dall'articolo che segue va rilevato inoltre che anche il tanto esaltato ed elogiato impegno internazionale a protezione dei civili va via via diminuendo.

Ancora più sconcertante è l'indifferenza dei mass media rispetto ai conflitti che coinvolgono il Sudan dove da anni, per vari motivi e in zone diverse, si combatte quasi senza sosta, senza che nessuno ce ne parli come invece si parla di Lybia o Afghanistan.
Max

AFRICA/SUDAN - "La popolazione in fuga da Abyei sotto la pioggia è a rischio di epidemie, nessuno li aiuta": drammatico appello del parroco e dell'Amministratore apostolico

Khartoum (Agenzia Fides) - "La popolazione in fuga dalla città si sta ancora muovendo verso sud" dice all'Agenzia Fides, p. Peter Suleiman, parroco di Abyei, la città alla frontiera tra nord e sud Sudan, occupata dalla truppe di Khartoum lo scorso 21 maggio. "Il governo di Bahr el Ghazal sta inviando degli automezzi per trasportare le persone che fuggono a piedi. Da quello che so, finora non vi sono organizzazioni umanitarie sul terreno per aiutare queste persone, che sono senza riparo sotto la pioggia, prive di cibo e medicine" dice p. Suleiman.
"Ci sono circa 19-20mila persone totalmente prive di assistenza umanitaria" conferma all'Agenzia Fides mons. Roko Taban Mousa, Amministratore Apostolico di Malakal. "Nessuno sembra prestare attenzione al dramma di questa gente. Se questa situazione dovesse protrarsi nel tempo, molte persone, specie bambini ed anziani perderanno sicuramente la vita. Gli sfollati sono sotto la pioggia, senza alcun riparo, con il rischio della diffusione di colera e malaria. È una situazione terribile che deve trovare una risposta da parte di tutti" conclude mons. Taban. (L.M.) (Agenzia Fides 25/5/2011)


Article from: www.fides.org

giovedì 26 maggio 2011

Arrestato in Serbia il Genrale Ratko MLADIC

Sembra confermata la notizia dell'arresto del Generale Ratko Mladic ad opera della Polizia serba.

L'arresto sarebbe avvenuto oggi. Mladic è accusato di genocidio e crimini di guerra e del massacro di circa 7500 civili a Srebrenica, durante la guerra di Bosnia.

Dovrà essere giudicato dal Tribunale Internazionale per i Crimini della ex Yugoslavia dove è già in corso il processo all'altro grande accusato per i crimini commessi durante la guerra di Bosnia Radovan Karadzic.

Ratko Mladic era latitante da circa 10 anni, ad oggi il criminale di guerra (o presunto tale) più ricercato al mondo. L'arresto è destinato a avere ripercussioni in varie questioni internazionali.

Senza dubbio è un passo avanti per l'ingresso della Serbia nella Comunità Europea, dal momento che  adesso decadono le ragioni che fino ad oggi spingevano l'Olanda ad ostacolare l'integrazione serba. L'Olanda in particolare ma anche il Belgio, consideravano l'arresto di Mladic come un passo fondamentale e necessario per l'inizio dei negoziati di ingresso nella Comunità da parte della Serbia.

Per contro l'arresto di Mladic susciterà quasi sicuramente il risentimento di quella parte della popolazione serba che considera Mladic come un patriota e un servitore della Patria. Si tratta sicuramente di una minoranza, ma una parte della popolazione serba mantiene vivo l'interesse sulle questioni della guerra degli anni '90, in particolare sull'invasione della NATO e lo smembramento della Yugoslavia.

Indirettamente l'arresto eccellente potrebbe avere ripercussioni anche sui negoziati tra Pristina e Belgrado per la questione Kosovo, negoziati tutt'ora in corso con la mediazione della Comunità Europea.

mercoledì 25 maggio 2011

San Pio da Pietralcina


Oggi, 124 anni fa, nel 1887, nasceva a Pietralcina (Benevento), Francesco Forgione, figlio di devoti contadini, entrò in convento a 16 anni diventando Frate Francescano e prendendo il nome di Frate Pio.

Dopo alcuni anni di sacerdozio, fu trasferito a San Giovanni Rotondo presso il convento di Santa Maria delle Grazie.

Sin dal suo ordinamento a sacerdote, Padre Pio inizio a soffrire di dolori che poi si trasformarono nelle stimmate che ricevette per Volontà Divina il 20 Settembre del 1916. L'evento richiamò sin da subito molti fedeli a San Giovanni Rotondo dove Padre Pio si dedicava alla confessione dei fedeli anche per 14 ore al giorno.
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Padre Pio visse il resto della sua vita a San Giovanni Rotondo. Negli anni '40 fondò i "gruppi di preghiera" per combattere con la preghiera la malvagità della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1947, sempre a San Giovanni Rotondo, fu costruito l'ospedale "Cas Sollievo della Sofferenza", ad oggi struttura sanitaria di eccellenza, all'avanguardia a livello mondiale.

Devoto alla Vergine Maria che lo proteggeva dal demonio, Padre Pio visse una vita di preghiera dedicata a chiedere perdono per i peccati dell'umanità e combattendo contro il demonio che non riuscendo a tentarlo per via della sua fede incondizionata, lo affrontava spesso fisicamente nelle sue lunghe notti di preghiera. 

Padre Pio morì a San Giovanni Rotondo nel 1968. Fu proclamato Beato da Papa Giovanni Paolo II nel 1999 e infine proclamato Santo nel 2002. San Pio da Pietralcina è ancora oggi la ragione di centinaia di migliaia di pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo, da parte di fedeli da ogni parte del mondo.

martedì 24 maggio 2011

SUDAN, popolazione in fuga da Abyei | Agenzia FIDES

Quello che segue è un articolo pubblicato oggi dall'Agenzia FIDES dal quale si evince ancora una volta quali sofferenze siano inflitte alle popolazioni civili a causa di un conflitto in gran parte ignoto all'opinione pubblica. 

Sempre oggi l'Alto Rappresentante della Comunità Europea Cathrine Ashton, in una breve dichiarazione per la stampa (numero A202/11), ha fortemente condannato i combattimenti attualmente in corso tra il Nord e il Sud Sudan, ribadendo la necessità di ritirare le truppe dalla zona di Abyei in base agli accordi di pace stipulati tra le parti a gennaio 2011.

AFRICA/SUDAN - "La popolazione è in fuga sotto la pioggia, senza alcuna assistenza" dice a Fides il parroco di Abyei


Khartoum (Agenzia Fides) - "Sono riuscito a raggiungere telefonicamente alcuni parrocchiani, i quali mi hanno riferito che gli sfollati da Abyei si stanno dirigendo, sotto una pioggia molto forte, da Agok a Turalei" dice all'Agenzia Fides il parroco di Abyei, la località contesa tra nord e sud Sudan, occupata dalle truppe di Khartoum lo scorso 21 maggio. In un primo momento gli abitanti in fuga da Abyei avevano trovato riparo ad Agok che si trova a circa 40 km. "Queste persone sono abbandonate a sé stesse, nessuno le sta aiutando, anche perché il personale delle Organizzazioni Non Governative (ONG) presenti nella zona è bloccato nella città di Abyei, dalle forze UNMIS (la missione dell'ONU in Sudan) che impediscono loro i movimenti probabilmente per questioni di sicurezza" dice il sacerdote. 
Come già riportato ieri (vedi Fides 23/5/2011), fonti dell'ONU confermano che Abyei è ormai "una città fantasma" perché la maggior parte degli abitanti sono fuggiti di fronte all'avanzata delle truppe del nord. Secondo fonti dell'UMMIS, ad Abyei diversi edifici sono stati saccheggiati e dati alle fiamme. L'ONU ha chiesto all'esercito di Khartoum, in quanto forza occupante, di garantire l'ordine nell'area. 
Barnaba Marial Benjamin, Ministro dell'Informazione e portavoce del governo del sud Sudan, ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per imporre il ritiro immediato delle truppe del nord dalla regione. Il Presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir si è detto disponibile a trovare una soluzione pacifica alla crisi scoppiata dopo l'assalto ad un convoglio militare nordista che stava lasciando Abyei sotto scorta dei Caschi Blu dell'UNMIS. Nord e sud Sudan si accusano reciprocamente di aver aperto per primi il fuoco (vedi Fides 21/5/2011). (L.M.) (Agenzia Fides 24/5/2011)


Leesha Harvey- Yet We Walk


Another Beautiful Song !!!

lunedì 23 maggio 2011

Sudan:" Abyei è una città morta" | Agenzia FIDES

AFRICA/SUDAN - "Abyei è una città morta: tutti gli abitanti sono fuggiti" dice a Fides il parroco locale

Abyei (Agenzia Fides) - "Abbiamo notizie frammentarie da Abyei, ma secondo quanto siamo riusciti a sapere gli abitanti hanno evacuato la città, che ormai è vuota" dice all'Agenzia Fides il parroco di Abyei, che non si trovava in città al momento della conquista da parte delle forze del nord Sudan, sabato 21 maggio. "Secondo un comunicato dell'ONU, sono circa 50mila gli sfollati dall'area, tra Abyei città e i villaggi circostanti. È un disastro umanitario, perché queste persone sono senza assistenza - dice il sacerdote -. Le forze del nord hanno conquistato Abyei dopo averla bombardata per due giorni con armi pesanti". 
L'occupazione di Abyei da parte delle truppe di Khartoum è stata condannata dall'Unione Europea e dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU che ha chiesto al governo sudanese il ritiro immediato delle sue truppe dall'area. Le autorità di Khartoum hanno affermato di essere intervenute ad Abyei in risposta all'agguato ad un loro convoglio militare che era sotto scorta della UNMIS (la missione ONU in Sudan). Un portavoce della autorità di Khartoum aveva accusato l'esercito del sud Sudan (Sudan People's Liberation Army) di essere il responsabile dell'imboscato che ha provocato diverse vittime (vedi Fides 21/5/2011).
Abyei, ricca di petrolio, è contesa tra nord e sud Sudan, oltre ad essere zona di pascolo per alcune tribù nomadi che vivono tra nord e sud. In base all'Accordo Comprensivo di Pace (CPA), firmato a Nairobi nel 2005 dal governo centrale di Khartoum e dagli allora guerriglieri dell'SPLA, il destino dell'area di Abyei avrebbe dovuto essere deciso da un referendum da tenersi contestualmente a quello sull'indipendenza del sud Sudan, che si è svolto nel gennaio di quest'anno e ha visto le netta prevalenza dei fautori dell'indipendenza. Il referendum relativo ad Abyei è però saltato per le divergenze sul diritto al voto dei numerosi nomadi che risiedono nell'area in determinati periodi dell'anno. (L.M.) (Agenzia Fides 23/5/2011)


domenica 22 maggio 2011

Frecce Tricolore



Oggi 22 Maggio 2011, a Follonica in Provincia di Grosseto, si è tenuta la manifestazione "Follonica Air Show" con la partecipazione della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori.
Fiore all'occhiello dell'Aeronautica Militare Italiana e delle nostre Forze Armate.
 




Ancora Kosovo tra problemi nuovi e altri mai risolti

La settimana scorsa il Kosovo era nuovamente all'ordine all'ordine del giorno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nodo della discussione è stato l'oramai famoso traffico di organi gestito da membri dell'UCK, attualmente politici di spicco nella vita politica del Kosovo.
Il problema principale non è tanto nel decidere se indagare o meno sul traffico di organi, il nodo della questione è su chi si deve far carico delle indagini.

A questa domanda sono state date diverse risposte:

I paesi che hanno riconosciuto il Kosovo vorrebbero che EULEX, la missione europea attualmente in corso in Kosovo, si facesse carico delle indagini. Questa soluzione sarebbe in linea con la poco efficace politica della Comunità Europea in Kosovo. Darebbe comunque nuova linfa alla missione che, tra problemi relativi al mandato poco chiaro sin dagli inizi, mai accettata dalla minoranza serba e sopraffatta da una progressiva perdita di consenso anche tra la popolazione albanese, sta vivendo il suo momento peggiore dal 2008. 
Il nodo fondamentale sarebbe comunque l'autorità dei funzionari europei a portare avanti un'indagine che coinvolge oltre che il Kosovo, anche l'Albania e presuppone una stretta collaborazione con la Serbia da cui arrivano buona parte delle informazioni. La missione EULEX non ha autorità in Albania e pur avendo alcuni rapporti ufficiali con la Serbia, non sembra che ci sia la reciproca stima per una collaborazione attiva e duratura.

La proposta più assurda arriva, come al solito dal "rappresentante in veste privata" del Kosovo. Il Ministro degli Esteri kosovaro, che ha parlato in veste di privato cittadino invitato dall'UNMIK, ha proposto di affidare le indagini alle istituzioni kosovare. Tale proposta non avrebbe bisogno di commenti vista la sua assurdità. Ci limitiamo a dire che i vertici delle istituzioni del Kosovo sono gli indiziati principali nel caso del traffico di organi. Dire altro in relazione a tale proposta sarebbe superfluo vista l'assurdità della proposta stessa. 

La terza soluzione paventata da paesi europei e non, che non hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo, è quella di affidare le indagini ad un organo creato ad hoc dalle Nazioni Unite. Un organo da istituire e da dotare dell'autorità necessaria ad affrontare le indagini.
Questa proposta potrebbe concretizzarsi con una modifica al mandato UNMIK, integrando la struttura esistente e dotandola di poteri necessari allo scopo o con la creazione di una struttura ex novo e indipendente.
Va ricordato per dovere di chiarezza che la missione delle Nazioni Unite in Kosovo è stata accusata recentemente di essere stata al corrente già da molto tempo, delle accuse per traffico di organi a carico di eminenti kosovari, senza però aprire alcun fascicolo di indagine relativo.
Inoltre gli scarsi risultati investigativi dell'UNMIK in quasi 10 anni di operato, sono già tristemente noti.
In ogni modo tra le varie soluzioni proposte questa sembra quella che potrebbe suscitare i migliori auspici. Infatti quando si tratta di creare qualche cosa di nuovo, lo si fa con tutti i migliori propositi e tanta fiducia.
"La fiducia è l'ultima a morire" anche se, come ci insegna il passato, la fiducia viene tradita quasi subito dai fatti.

Già molto tempo è passato dalla pubblicazione del rapporto di Dick Marty, senatore svizzero che si è fatto carico di portare il caso del traffico di organi kosovaro davanti alla Comunità Europea. 
Nonostante tutto questo tempo, ancora non è stato deciso chi debba indagare. Solo una cosa è certa fino a questo momento, ovvero che i familiari di quelle vittime del traffico di organi aspettano una giustizia che stenta ad arrivare.

sabato 21 maggio 2011

Il successore di Osama Bin Laden

"... Saif al Adel – in arabo vuol dire “Spada della giustizia” – è una vecchia rockstar del terrorismo. Il vero nome è Muhammad Ibrahim Makkawi, ex colonnello delle forze speciali egiziane, membro clandestino del Jihad islamico incriminato nel 1987 per il tentato assassinio dell’ex ministro dell’Interno del Cairo, Hasan Abu Basha. C’era lui agli albori di al Qaida, durante le prime operazioni in terra d’Africa: la battaglia di Mogadiscio che nel 1992 costò la vita a 18 soldati americani e che poi fu raccontata da un film, “Black Hawk Down”, e gli attentati contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania nel 1998. Fu lui a notare Abu Musab al Zarqawi, il giordano che divenne il nemico numero uno degli americani durante la guerra in Iraq, e a metterlo in collegamento con la leadership centrale di al Qaida. Di al Adel gira soltanto una foto in bianco e nero da giovane, un viso asciutto e chiaro, ma ormai ha superato i 50 anni. Cinque milioni di dollari di taglia sulla testa..."



From: www.ilfoglio.it

Articolo completo: Ringraziare l’Iran, che ci ha dato il nuovo capo di al Qaida - [ Il Foglio.it › La giornata ]

Guerre e battaglie... non solo Libya...

Con meno risalto mediatico rispetto alla Libya, si combatte ancora in varie aree del mondo e....
...dove si combatte c'è qualcuno che muore... Per un po' abbiamo tralasciato la situazione post referendum del Sudan, con la scissione ancora non ufficializzata tra il Nord Islamico e il Sud Cristiano.

Bene... in Sudan si combatte ancora e anche in Sudan al momento si combatte per il petrolio della zona di Abyei, la più ricca di giacimenti di tutto il Sudan che si trova al confine tra i due nuovi stati.

La collocazione di Abyei, abitata per parte dell'anno da varie tribù nomadi, doveva essere decisa da un referendum da tenersi immediatamente dopo il primo referendum per la secessione del Sud e ad oggi non ancora indetto. 

L'articolo seguente è stato pubblicato da www.fides.org e qui ripubblicato.

AFRICA/SUDAN - Nord e sud Sudan si accusano reciprocamente per i nuovi scontri ad Abyei

Juba (Agenzia Fides) - Si rialza la tensione ad Abyei, l'area ricca di petrolio contesa tra nord e sud Sudan, dopo gli scontri che hanno opposto le truppe dei due contendenti ed hanno coinvolto pure gli uomini della UNMIS (la missione ONU in Sudan). Secondo fonti ONU, ignoti hanno assalito una colonna dell'esercito del nord Sudan mentre, scortata dalle truppe UNMIS, stava evacuando Abyei.
Un portavoce della autorità di Khartoum ha accusato l'esercito del sud Sudan (South People Liberation Army,SPLA) di essere responsabile dell'imboscato che ha provocato diverse vittime
Il colonnello Phillip Aguer, portavoce dell'SPLA, in un'intervista alla South Catholic Radio News (SCR) ha ritorto le accuse contro i militari di Khartoum, affermando che i primi colpi sono partiti dal convoglio e che l'SPLA ha risposto all'aggressione. In una nota inviata agli organi di informazione, il colonnello Aguer ha inoltre accusato l'esercito nordista di aver bombardato quattro villaggi dell'area. Un rappresentante dell'UNMIS contattato dalla South Catholic Radio News ha affermato che l'identità degli assalitori non è stata accertata.
In base all'Accordo Comprensivo di Pace (CPA), firmato a Nairobi nel 2005 dal governo centrale di Khartoum e dagli allora guerriglieri dell'SPLA, il destino dell'area di Abyei sarebbe stato deciso da un referendum da tenersi contestualmente a quello sull'indipendenza del sud Sudan, che si è svolto nel gennaio scorso e che ha visto le netta prevalenza dei fautori dell'indipendenza. Il referendum relativo ad Abyei è però saltato per le divergenze sul diritto al voto dei numerosi nomadi che risiedono nell'area in determinati periodi dell'anno. A luglio il sud Sudan proclamerà ufficialmente l'indipendenza, ma le tensioni legate ad Abyei e le tensioni interne pongono una grave ipoteca sul futuro del nuovo Stato. (L.M.) (Agenzia Fides 21/5/2011)


Article from: www.fides.org

La Folgore e La Battaglia di El Alamein

Il Reggimento Paracadutisti, duramente addestrato per essere lanciato su Malta, nel 1942 fu invece impiegato con altre truppe di terra nella campagna d'Africa. 

Attestata sul fronte egiziano con altri reparti italo-tedeschi, la Folgore posta a protezione del fronte sud, riusci da sola ad arrestare l'avanzata inglese da ovest verso est. 

A causa dell'ardimento e della determinazione dei paracadutisti italiani, la strategia inglese di avanzata fu modificata: "a sud non si passa", di conseguenza lo sforzo di sfondamento inglese fu concentrato a nord, verso la costa mediterranea.


La Folgore mantenne le posizioni fino all'ultimo, fino all'ordine tassativo di ritirata verso la Libia che arrivò nel momento in cui ogni altra posizione era perduta. La Folgore, oramai quasi accerchiata dal nemico, si trovava sopravanzata dalle truppe inglesi di molti chilometri.

Pur senza mezzi di trasporto e senza rifornimenti di acqua e munizioni, la ritirata nel deserto non fiaccò lo spirito combattivo dei paracadutisti che tennero testa al nemico all'estremo delle possibilità umane.


L'ardimento e la determinazione dei paracadutisti italiani fu riconosciuto da alleati e nemici. La Folgore è l'unico reparto che ha avuto l'onore delle armi dalle truppe nemiche nella guerra d'Africa.

"El Alamein" è un piccolo volume che ripercorre la cronaca di quei giorni eroici dal 28 Ottobre 1942 ai primi giorni di Novembre dello stesso anno. Oltre ai fatti storici e la cronaca di guerra, il volume narra le gesta di alcuni dei nostri paracadutisti che in netta inferiorità di uomini e mezzi, hanno fatto si che il grido "Folgore!" rimanesse scritto nella storia della Seconda Guerra Mondiale. 

"Mancò ad essi la fortuna, non il valore"

venerdì 20 maggio 2011

159° Festa della Polizia di Stato

Nel 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, si festeggia in questi giorni, dal 19 al 22 Maggio 2011, anche la 159° Festa della Polizia di Stato.

159 anni al servizio della Democrazia garantendo il rispetto della legalità e della Sicurezza Nazionale.

Quest'anno la Polizia festeggia anche il 30° anniversario dalla riforma del 1981 a seguito della quale la Polizia di Stato si è trasformata da una forza militare a una forza di Polizia Civile, militarmente organizzata. 


L'importante passaggio da forza di Militare a Forza di Polizia Civile, è oggi fondamentale nell'ottica di integrazione europea dove la Polizia Civile è unanimemente riconosciuta come la struttura cardine per il mantenimento dell'Ordine e della Sicurezza Pubblica e organo deputato all'implementazione delle politiche comunitarie di sicurezza interna. 



giovedì 19 maggio 2011

Saif al Adel, successore di Osama Bin Laden | Lettera43


Sembra da numerose fonti aperte tra cui quella che riportiamo, che il successore di Osama Bin Laden sia stato individuato in Saif al Adel, egiziano e già collegato agli attentati alle Ambasciate americane in Africa. Almeno così risulta ai misteriosi servizi antiterrorismo americani.


Già organizzatore di numerosi "training center" militari destinati alla preparazione di jihadisti in Sudan, Somalia, Egitto e Pakistan.

Combattente tra i mujahedding durante l'invasione russa dell'Afghanista, sembra essere il candidato ideale al ruolo di leader di Al-Qaeda.


Al-Adel sembra essere dotato di una notevole preparazione militare e in materia di "intelligence", ma soprattutto sembra essere dotato del carisma adatto al ruolo di leader degno di raccogliere il testimone si Osama Bin Laden.


Al-Adel sarebbe già ricercato in connessione ad eventi terroristici e avrebbe una taglia sulla testa di 5 milioni di dollari da parte degli Stati Uniti.



Articolo da: www. lettera43.it

martedì 17 maggio 2011

Somalia... Siccità e Conflitti

AFRICA/SOMALIA - Grave crisi alimentare nel paese colpito da siccità e conflitti

Mogadiscio (Agenzia Fides) - La recente siccità ha sterminato gran parte del bestiame della regione somala e ha causato una impennata nei prezzi dei cereali in tutto il paese. Le piogge attese quest'anno sono arrivate in ritardo, e inadeguate per il recupero delle comunità. Anche se l'Africa orientale è soggetta a siccità ricorrenti, quest'anno il fenomeno è stato particolarmente grave. Secondo il rapporto del Food Security and Nutrition Analysis Unit (FSNAU), riportato dal Catholic Information Service for Africa, 2.4 milioni di somali, circa un terzo della popolazione del paese, vive attualmente una grave crisi dovuta ad una delle peggiori siccità della storia recente e al conflitto in corso. La maggior parte delle famiglie povere dipende dalla produzione locale dei cereali più economici ed uno scarso raccolto porterebbe un ulteriore aumento dei prezzi, rendendo l'acquisto dei generi alimentari estremamente difficoltoso per la maggior parte dei somali che vivono con meno di un dollaro al giorno. In alcune aree della Somalia, in particolare quelle del sud, la malnutrizione colpisce il 30% della popolazione. Oltre 55 mila persone sono state sfollate in seguito alla recente siccità e molte altri stanno migrando verso le aree urbane alla ricerca di cibo e acqua. Per gli agricoltori e i pastori ci vorranno molte stagioni per recuperare i loro mezzi di sostentamento. A causa di un calo rilevante dei finanziamenti, le agenzie umanitarie non hanno risorse sufficienti in grado di rispondere alle esigenze di tutti coloro che necessitano di aiuto. (AP) (16/5/2011 Agenzia Fides)


lunedì 16 maggio 2011

La Madonna delle Grazie

Risale al '400 il piccolo Santuario della Madonna delle Grazie a Chiusdino (SI). 

Il nome del Santuario sarebbe dovuto, secondo la leggenda, all'apparizione della Madonna ad una bambina che da un podere vicino saliva nel paese di Chiusdino.
In segno di devozione, la comunità eresse un piccolo Santuario nel luogo dell'apparizione le cui tracce si trovano ancora negli archivi della comunità risalenti alla seconda metà del '400, con il nome di Cappella di "Santa Maria del Bosco".

Il Santuario fu danneggiato durante la guerra di Siena nel 1555 e successivamente restaurato più volte nella seconda metà del '500 periodo in cui assunse la sua forma attuale, e nel '700.

Durante il restauro del 1564, un dipinto a monocromo raffigurante la Madonna con il Bambino fu scoperto nell'intonaco, la leggenda vuole che sia stata la Madonna stessa a far notare il dipinto ai restauratori. 

Il miracoloso monocromo rimase parte integrante del nuovo altare fino al 1960 quando, oramai scomparso perchè consumato dal tempo e dall'incuria, fu sostituito da una nuova immagine della Madonna, graffita su marmo, ad oggi ancora inserita al centro dell'altare. 

Il Santuario della Madonna delle Grazie si trova sotto la parte Est delle antiche mura di Chiusdino, con vista su una vallata da cartolina. 


domenica 15 maggio 2011

Revolution... Rivoluzione...

La rivoluzione si fa attraverso l'uomo, 
ma l'uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario...

La vera rivoluzione deve cominciare dentro di noi...
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The revolution is made through man,
but man must forge day by day his revolutionary spirit...

The true revolution must begins within us...

Ernesto "Che" Guevara

sabato 14 maggio 2011

Necessaria una tregua per far riprendere fiato alla popolazione civile | Agenzia FIDES..

2011-05-14
AFRICA/LIBIA - “Necessaria una tregua per far riprendere fiato alla popolazione civile” dice Mons. Martinelli

Tripoli (Agenzia Fides) - “Ribadisco che non ho mai detto che Gheddafi sia ferito e tanto meno che sia andato all’estero” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, riferendosi ad alcune notizie circolate sulla stampa internazionale a questo riguardo. “Questa mia posizione l’ho comunicata con una lettera inviata al Ministero degli Esteri italiano - prosegue Mons. Martinelli -, nella quale auspico pure che il governo italiano attui una tregua d’armi, come chiesto anche dal Santo Padre e dalle Nazioni Unite”.
Mons. Martinelli ricorda che “ieri, a Marsa Brega, vi sono stati 16 morti e diverse altre persone sono morte in altre parti di Tripoli. Le bombe continuano a mietere vittime. Mi sembra opportuna una tregua per aiutare i civili a tirare il fiato. Anche questa notte vi sono stati diversi bombardamenti, il più forte lo abbiamo avvertito intorno alle 3. Non ci lasciano dormire”. 
“Per quanto riguarda la Chiesa - continua Mons. Martinelli - siamo ancora rispettati, ed anche gli stranieri lo sono. Svolgiamo regolarmente i nostri servizi religiosi venerdì, sabato e domenica. Ieri c’è stata una buona partecipazione di fedeli alla Messa. Nella preghiera invochiamo la grazia della pace e della riconciliazione. Certamente da una parte e dall’altra vi sono colpe da perdonare, ma non si può perdonare buttando le bombe” conclude il Vicario Apostolico di Tripoli. (L.M.) (Agenzia Fides 14/5/2011)


venerdì 13 maggio 2011

Folgore !!

FOLGORE!....e si moriva

E' un il diario di un Paracadutista della Folgore, Raffaele Doronzo, che ha combattuto la guerra d'Africa ed ha vissuto i fatti di El Alamein, la ritirata verso Tripoli e successivamente verso la Tunisia.

Doronzo è uno dei pochi paracadutisti della Folgore ad essere rientrato in patria vivo se pur ferito.

L'autore racconta le sue impressioni annotate giorno per giorno o quando c'era tempo per farlo, parla dei colleghi che ricorda volentieri e omette di citare quelli che avrebbero avuto comportamenti non degni di lode.

La descrizione dei bombardamenti dell'artiglieria e degli aerei inglesi sulle linee della Folgore danno l'idea di ciò che i nostri paracadutisti possono aver vissuto in quelle settimane, nascosti in una buca nella speranza che la bomba o il proiettile d'artiglieria non cada propio la dentro.

In molti passi del testo l'autore chiama in causa Dio, in molti brani egli affida a Dio la sua anima e quella dei compagni. Affidarsi a Dio era in quei momenti l'unica speranza di sopravvivenza, battuti dalle bombe per ore ed ore e poi all'assalto di un memico superiore per mezzi e numero di uomini.

Ciò che si comprende in conclusione è che la Folgore non ha mollato mai, ha smesso di combattere solo quando tutti i suoi uomini erano oramai caduti sotto i colpi di un avversario meglio equipaggiato e numericamente surclassante.

Io l'ho letto volentieri e anche con un pizzico di commozione verso la fine. Il finale è degno dei libri di McNab, con la differenza che Doronzo racconta una storia vera dall'inizio alla fine. 

mercoledì 11 maggio 2011

Terremoti e le Teorie di Bendandi

Raffaele Bendandi, nato a Faenza nel 1893 e morto a Faenza nel 1979, viene definito, da wikipedia, uno pseudoscienziaato. Appassionato dello studio dei terremoti, Bendandi elaborò una teoria che riusciva a prevedere gli eventi sismici molto prima che si verificassero.

Pseudoscienziato perchè Raffaele Bendandi era un autodidatta ovvero non aveva la formazione accademica tipica di chi viene definito scienziato.

Pseudo o no, Bendandi aveva elaborato una teoria per prevedere i terremoti. Certo si può obbiettare che la teoria non abbia nulla di scientifico come hanno obbiettato fior fiore di scienziati, il fatto è che Bendandi aveva riscontrato la sua teoria su un numero rilevante di terremoti avvenuti in passato e di cui ci sono notizie storiche  certe.

In un modo o nella'altro, scientifico o meno, il riscontro c'era, visto che il modello di Bendandi coincideva ed era in grado di prevedere i terremoti storicamente evvenuti e quindi applicabile anche a previsioni future. 
Si dice anche che Be3ndandi sia riuscito a prevedere ben 103 eventi sismici di cui 67 riguarderebbero l'Italia.

Com'è avvenuto anche per altri fatti in Italia e nel mondo, c'è un alone di mistero che avvolge gli scritti di Raffaele Bendandi. I numerosi scritti che Bendandi lasciò alla sua morte, sono da prima risultati di scarso interesse scientifico e successivamente sono andati in parte distrutti da un misterioso incendio. Casualmente tra i manoscritti e disegni distrutti dal fuoco ci sarebbero quelli contenenti le previsioni di Bendandi sui terremoti per il 2011 e il 2012.

Negli ultimi giorni si è parlato spesso del terremoto che avrebbe colpito Roma il giorno 11 Maggio 2011, attribuendone la previsione a Raffaele Bendandi. Il solito modo italiano di informare i cittadini non si è limitato a questa informazione bensì con collegamenti improbabili la teoria di Bendandi è stata messa in relazione con la fine del mondo del 2012, riducendo il fatto/notizia ad un miscuglio di dicerie e teorie improbabili.

In conclusione, ammesso che Bendandi avesse preveduto un evento sismico a Roma indicandone la data, ovvero l'11 Maggio 2011, un terremoto in questo giorno c'è stato e ha colpito la Spagna. 

Ok, non è successo a Roma, ma neppure dall'altra parte del mondo. Intendo dire che la distanza tra Roma e l'area colpita dal sisma, nei pressi della città di Lorca, non è poi così distante. In fin dei conti una certa approssimazione va applicata a qualsiasi calcolo, soprattutto se fatto con oltre 30 anni di anticipo. 

Vuoi vedere che lo pseudoscienziato Bendandi qualche cosa l'aveva veramente intuita sui terremoti? 

martedì 10 maggio 2011

Giustizia...

Certe volte ci si trova davanti a definizioni che per anni abbiamo date per scontate ma che oggi giorno non corrispondono più al significato che gli abbiamo sempre attribuito.
E' il caso della parola Giustizia, non a caso scritta con la lettera maiuscola.

Il significato di questa parola varia ovviamente da cultura a cultura. Cercando la parola sul vocabolario della lingua italiana si hanno definizioni leggermente diverse ma concordi che la Giustizia sia "virtù per cui si da a ognuno ciò che gli è dovuto". 

Ovviamente non basta limitarsi a questa breve definizione. La Giustizia in Italia è un diritto di tutti i cittadini e viene amministrata in modo che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge e quindi alla Giustizia.
Ovviamente si possono fare delle distinzioni ma il concetto generale rimane e la definizione pure.

E' noto, anche se ci sembrano talvolta realtà troppo lontane, che in alcuni luoghi del mondo la Giustizia viene intesa e applicata diversamente rispetto al nostro paese. Le culture tribali di paesi che noi definiamo arretrati, considerano l'amministrazione della Giustizia come una affermazione del più forte sul più debole o come un fatto privato che non ha bisogno di mediazione da parte di alcuna autorità.

La ragione la prende chi ha i mezzi per affermarla e in certi casi questa affermazioni delle proprie ragioni assume una caratterizzazione religiosa, come se il risultato di una disputa e l'affermazione di un individuo a scapito di un altro rappresentasse l'affermazione del volere incommensurabile divino.

Questo va chiaramente contro il nostro concetto di Giustizia ma può essere accettato una volta compresa la cultura che lo applica e la formazione di quella stessa cultura nel processo evolutivo.

Ci sono poi paesi che definiscono la propria cultura come la più evoluta e come il modello da seguire, da insegnare e da imporre laddove l'insegnamento non attecchisce spontaneamente, anche a costo di guerre e ingerenze di vario tipo. Questi paesi condividono il medesimo modello di Democrazia comunemente accettato come il più evoluto e il concetto di Giustizia e uguaglianza più sviluppato del pianeta. 

Tra questi paesi ci sono i paesi membri della Comunità Europea e gli Stati Uniti. I così detti paesi occidentali, paesi evoluti, paesi democratici........

E' proprio qui, che dopo anni e anni passati nella convinzione di trovarmi dalla parte della ragione ossia... di trovarmi nel gruppo dei giusti, nel gruppo di quelli che realmente amministrano una Giustizia imparziale, per cui con virtù, si da a tutti ciò che gli è dovuto, senza distinzioni o pregiudizi e senza lasciarsi prendere dal troppo entusiasmo o dalla sete di vendetta....... bene..... mi rendo conto che mi devo ricredere. 

La Giustizia oggi assume connotati strani, che non si conciliano con la definizione comunemente accettata o quanto meno presenta grosse discordanze tra teoria e pratica.

Ad esempio: la pena di morte è una sanzione bandita dalla Carta delle Nazioni Unite, istituzione di cui tutti facciamo parte. In alcuni dei nostri paesi "evolutissimi" la pena di morte si applica ancora, significando che ci arroghiamo il diritto di togliere ad una ltro essere umano con dignità e diritti pari ai nostri, l'unica cosa che non può più avere indietro e l'unica cosa.... la vita... che non ha ottenuto dalla società ma dalla natura.

In questi paesi qualcuno assume un rango superiore rispetto al normale essere umano, qualcuno è investito del potere di decidere su cose che esulano dal suo controllo anche riguardo a se stesso... la vita e la morte di un altro essere umano.

Questa attribuzione di poteri divini nelle nostre società avanzate, rassomiglia e molto al concetto di Giustizia persistente in culture, così dette arretrate, dove per credenze religiose o tradizioni tribali, si da il potere di decidere della sorte del prossimo ad uno sciamano, ad una figura carismatica o ad una autorità che concordemente impersona la proiezione di un Dio in mezzo alla tribù.

In società più evolute di quelle tribali, ma considerate meno evolute delle nostre, il potere viene affidato ad un dittatore che con poco spirito religioso, si arroga tutti i diritti sul prossimo non basandosi sul consenso della comunità, bensì sullo sbilanciamento di forze e sulla sottomissione degli altri.

Livello culturale a parte, non mi sembra che a livello pratico ci sia una così grande differenza nell'amministrare la Giustizia tra i le varie culture, alla fine in ognuna di esse, che si tratti di tribù isolate del terzo mondo, di grandi dittature o di moderne e raggianti democrazie, c'è sempre chi decide sulla vita o la morte di qualcun'altro. 

Quello che cambia è il livello di mascheramento applicato alla gestione della Giustizia. 

Nelle tradizioni tribali la decisione sulla vita o la morte di alcuni individui è generalmente accettata come un fatto che "deve essere così" per motivi di credenze o per altre ragioni culturali. Non ci sono scuse e tale atteggiamento non deve essere giustificato se non dall'applicazione delle norme che lo regolano.

Nessun boia, verrà giudicato e nessun boia in queste culture si sentirà in torto per aver tolto la vita al prossimo in base alle proprie leggi tribali.

Allo stesso modo, nessun dittatore si nasconderà dietro false scuse per aver posto fine alla vita di dissidenti del regime.

Nelle democrazie avanzate, al contrario, tutti gli amministratori della Giustizia eletti dal popolo, hanno firmato un accordo che pone l'uomo, il suo benessere e i suoi diritti (tra cui la vita) al centro del mondo. Questo accordo è la Carta delle Nazioni Unite e tutti gli accordi da esso scaturiti, riconosciuti dalla Comunità Europea al completo.

In base a ciò, serve un certo livello di mascheramento, serve di trovare delle scuse e delle giustificazioni, ogni qualvolta si decide deliberatamente di uccidere, terminare, fare la pelle o ammazzare qualcuno. Ogni uccisione deve essere giustificata con scuse ipocrite che vanno declamate a seconda dei casi con sorrisi, espressioni decise o espressioni di rammarico. In altri casi quando si decide sulla vita di molte persone, scatenando guerre e conflitti, le espressioni devono essere convincenti e le motivazioni più tragiche possibile.

Nelle nostre democrazie la figura del boia non sarebbe contemplata, di conseguenza va celata dietro una maschera ipocrita che riesca a convincere la fetta più grande possibile di opinione pubblica. La Giustizia così come la abbiamo pubblicamente definita e riconosciuta, non è sempre applicabile, si mantengono comunque atteggiamenti che si rifanno all'istinto, alle tradizioni tribali e in alcuni casi assumono connotati dittatoriali.

La vera evoluzione delle nostre società è la capacità di mascherare dietro scuse ipocrite ma credibili, queste manifestazioni animalesche in realtà mai abbandonate e mai realmente superate da noi paesi evoluti.
Per questo si fanno le guerre, per questo ci arroghiamo il diritto di giudicare e condannare a morte il prossimo, l'importante è avere una scusa buona, dimostrare una eccezione alla regola in modo da convincere e auto convincersi che siamo nel giusto.

Ovviamente tutto ciò non si riferisce a niente e nessuno ma è semplice teoria che "lascia il tempo che trova".