"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)

mercoledì 30 marzo 2011

Kosovo, motivazioni diverse ma tutti contro EULEX

Ancora una volta senza il dovuto risalto sui nostri media nazionali, il Kosovo si rivela per le contraddizioni che lo caratterizzano da sempre.


Negli ultimi giorni la popolazione kosovara di etnia albanese è scesa in piazza per la seconda volta in una settimana, per protestare contro l'arresto di eminenti membri dell'UCK, incriminati dalla Missione europea EULEX per crimini di guerra e criminalità organizzata. Sventolando slogan del tipo "EULEX go away" (EULEX vattene), alcune migliaia di manifestanti coordinati dalle varie associazioni dei "veterani UCK" e "invalidi UCK", hanno pubblicamente manifestato il loro dissenso per la gestione della giustizia operata da EULEX.


In questi fatti torna ad essere evidente il dualismo di vedute tra Comunità Internazionale e kosovari albanesi. In effetti è ancora evidente come la giustizia stenti ad affermare i suoi principi e come il Kosovo rimanga impermeabile ai requisiti di giustizia internazionali. Ancora oggi, come anni or sono, i criminali internazionalmente riconosciuti come tali, vengano al contrario identificati come eroi e "salvatori della patria" da parte degli stessi kosovari-albanesi.

Queste manifestazioni di protesta sembrano altresì catalizzare l'attenzione popolare, distogliendo lo sguardo dall'aspetto politico interno del Kosovo. Il nuovo governo capeggiato da Hashim Thaqi, scaturito da elezioni di dubbia validità, caratterizzate da brogli elettorali evidenziati dalla Commissione elettorale e dagli osservatori internazionali, sta affrontando l'ennesimo problema creato dal mancato rispetto delle regole costituzionali volute dai medesimi politici del Kosovo. 

In questi giorni la Corte Costituzionale si dovrà pronunciare sulla legalità dell'elezione a Presidente della Repubblica di Bexhet Pacolli, ex leader del partito AKR, che sembra essere stato eletto da un numero insufficiente di parlamentari.

Ricordiamo che una decisione della Corte Costituzionale del 2008, dichiarò illegittimo il mantenimento del doppio incarico ricoperto dall'allora Presidente Fatmir Sejdiu (Presidente della Repubblica e leader del partito LDK). 
Questa decisione, unitamente ai dissensi tra gli allora partiti di maggioranza PDK e LDK, porto ad una irreparabile crisi di governo, conclusasi con le elezioni anticipate del 2010.

L'aspetto politico descritto, benché di scarsa rilevanza per la maggior parte dei cittadini del Kosovo, è invece molto importante per la Comunità Internazionale che si trova ad avere come referenti, ancora una volta, un Presidente delegittimato dalla Coste Costituzionale, un parlamento la cui legalità è a dir poco dubbia per i brogli elettorali rilevati alle ultime elezioni e un governo altrettanto dubbio per il numero di componenti in odore di indagini da parte della Missione EULEX.

Per ultimo ma non meno importante è l'aspetto relativo al Nord del Kosovo. Come noto, in quest'area popolata quasi totalmente da kosovari di etnia serba, il governo di Pristina non è formalmente riconosciuto, tanto meno viene riconosciuta l'autorità delle missioni europee tra cui ICO ed EULEX. 

Al contrario, istituzioni parallele detengono il potere con il riconoscimento implicito della popolazione, ma a loro volta non sono riconosciute dalla Comunità Internazionale. Per questi motivi la zona Nord del Kosovo si trova da anni in un vuoto istituzionale totale. Questo vuoto non favorisce lo sviluppo economico dell'area e soprattutto non permette di amministrare la giustizia in modo da creare i presupposti per una società credibile.

In definitiva ci troviamo davanti ad una situazione a dir poco paradossale. 
La Comunità Europea che con le sue missioni investe risorse umane e milioni di Euro nello sviluppo del Kosovo (se pur con scarsi risultati), si trova ad essere:
- rifiutata dalla popolazione di etnia serba in quanto considerata presenza illegittima sul territorio;
- rinnegata da gran parte della popolazione di etnia albanese per l'evidente conflitto ideologico su eroi/criminali e criminali/salvatori-della-patria; 
- si trova inoltre a non avere referenti politici attendibile perché in odore di illegalità o delegittimati dalle stesse istituzioni kosovare. 

Ancora una volta traspare tutta la conflittualità di decisioni affrettate e scelte sbagliate da parte della comunità internazionale in relazione alla questione Kosovo. 
Dopo oltre un decennio dall'arresto di Slobodan Milosevic e dalla cacciata della maggior parte dei kosovari di etnia serba (ad oggi circa 300.000 persone ancora esuli in altre località della Serbia); amministrato per anni e tutt'ora difeso da personale civile e truppe militari internazionali, il Kosovo stenta a diventare un paese credibile per il resto del mondo. 

...le bombe umanitarie fanno vittime tra i civili | Agenzia FIDES


Tra partecipanti e non partecipanti, tra invitati e non invitati alla conferenza di Londra, in Libya si continua a morire per le "bombe umanitarie". 
Una testimonianza diretta:
AFRICA/LIBIA - “La via della pace passa per l’Unione Africana” dice il Vicario Apostolico di Tripoli, che aggiunge: “le bombe umanitarie fanno vittime tra i civili”
Tripoli (Agenzia Fides) - “Se si vuole veramente una soluzione diplomatica alla crisi libica occorre necessariamente passare attraverso l’Unione Africana. La sua assenza alla Conferenza di Londra mi ha quindi deluso” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli. Ieri infatti si è tenuta a Londra una conferenza sulla crisi libica, alla quale hanno partecipato i rappresentanti di una quarantina di Stati e di diversi organismi internazionali (ONU, Lega Araba, Organizzazione della Conferenza Islamica, Unione Europea, NATO). La Santa Sede ha partecipato, in qualità di Osservatore, rappresentata dal Nunzio Apostolico in Gran Bretagna, Sua Ecc.za Mons. Antonio Mennini. L’Unione Africana, che era stata invitata, ha disertato la riunione, ufficialmente per “divergenze interne”. Era presente anche una delegazione del Consiglio Nazionale di Transizione di Bengasi. Al termine dell’incontro è stato deciso di creare un “gruppo di contatto” sulla crisi libica, che si riunirà a scadenza periodica. Alcuni partecipanti hanno ventilato l’idea di armare i ribelli per accelerare la caduta del regime di Tripoli.
“Si vuole continuare con la guerra. Ora i ribelli sono alle porte di Sirte, ma passare Sirte non sarà affatto facile. Armare una parte della popolazione libica contro l’altra non mi sembra una soluzione morale” sottolinea Mons. Martinelli. “Quanto all’azione della coalizione, non mi si venga a dire che si bombarda per difendere la popolazione civile. Per quanto siano precisi i bombardamenti contro gli obiettivi militari, certamente coinvolgono anche gli edifici civili circostanti. So di almeno due ospedali che hanno subito danni indiretti causati dai bombardamenti. Sono andate distrutte porte e finestre ed i pazienti sono sotto shock. Che si sappia: le azioni militari stanno causando vittime tra quei civili che si vorrebbe proteggere con queste operazioni militari” afferma il Vicario Apostolico di Tripoli.
“Lo ripeto: se si vuole una soluzione pacifica occorre coinvolgere l’Unione Africana, la Lega Araba e alcuni organi locali. Ma mi sembra che prevalgano altre logiche” insiste Mons. Martinelli. “Per quanto riguarda i richiedenti asilo, eritrei ed etiopici, la maggior parte sono stati trasferiti in Tunisia. Altri hanno raggiunto Malta e Lampedusa. Qui a Tripoli ne sono rimasti circa il 25%. Vi sono comunque altri migranti africani (congolesi, ciadiani, ecc…)” conclude Mons. Martinelli. (L.M.) (Agenzia Fides 30/3/2011)


Fonte: Agenzia FIDES
       www.fides.org

lunedì 28 marzo 2011

Sembra essere tardi...


Oramai sembra quasi inutile parlare di Libya come è inutile parlare di Afghanistan ed Iraq. La contraddizione nelle parole dei leader mondiali è evidente. La rivolta in Libya sembra che sia stata fomentata da Sarkozy con accordi oramai datati, stipulati con i leader tribali che oggi sono i ribelli libici.

Obama che continua a dichiarare che la politica americana mira alla cacciata di Gheddafi senza peraltro pretendere di ucciderlo. Senza spiegarci il perché di questa manovra politica che sembra una impellente necessità americana, senza spiegare il motivo per cui il leader di un paese dovrebbe lasciare il proprio paese e senza smettere di bombardare la casa di Gheddafi, fatta oggetto di lancio di missili e raid aerei in svariate occasioni a partire dal 17 Marzo 2011. Per fortuna che non vogliono ucciderlo!

Altri paesi in preda a proteste e a rivolte interne, scaturite sulla scia della rivolta tunisina ed egiziana vengono completamente o quasi ignorati dall’opinione pubblica e dalle Nazioni Unite, mentre per la Libya c’è un’attenzione mediatica incredibile volta, almeno così risulta, ad affermare le ragioni di ribelli e mondo occidentale e volta soprattutto a screditare Gheddafi a cui non si da la possibilità di dire una sola parola.

E’ per altro sconcertante la leggerezza con cui si affronta il problema Libya nei nostri TG e trasmissioni di approfondimento, ma soprattutto a livello diplomatico nell’ambito della Comunità Europea. Tanti bei sorrisi da parte di conduttori televisivi mentre negli “ speciali” ci descrivono i bombardamenti. Tanti bei sorrisi mentre la Comunità Europea prende decisioni tardive di appoggio a ciò che autoritariamente USA e Francia hanno già fatto in Libya.

Sorrisi e bombardamenti non sono ovviamente coerenti. Non stanno bene insieme, non riesco proprio ad essere allegro vedendo il conduttore di turno che con un bel sorriso sulle labbra ci racconta di bombe che cadono sulla Libya. Per di più quella che convenzionalmente chiamiamo informazione non è tale da informare ma serve solo a convincere l’opinione pubblica coerentemente al modo politicamente corretto di pensare.

Imperativamente ci dobbiamo convincere tutti che il bombardamento della Libya era indispensabile e che lo abbiamo fatto per motivi umanitari. In TV e sui nostri giornali c’è sempre meno informazione e sempre più propaganda. Non propaganda politica di destra o di sinistra, ma una propaganda mirata a dire ciò che la gente vuole sentirsi dire. Una propaganda mirata al maggior numero di ascolti possibili e quindi indirizzata a seguire la moda, il comune desiderio di verità, che in questo memento vuole sentirsi dire brutte cose su Gheddafi e belle cose sui ribelli. Tutto il resto non conta.

La moda dell’informazione. Come è avvenuto per il Kosovo nel 1999, quando tutti i giornalisti parlavano male di Milosevic e bene dell’UCK e della NATO. A partire da qualche anno fa, a causa della moda in controtendenza, tutti stanno parlando male del nuovo regime di etnia albanese e spendendo parole buone e di rammarico per i serbi del Kosovo.

Per queste ragioni il giornalista più alla moda in questo momento è probabilmente Duilio Giammaria, inviato speciale della RAI che con la sua sciarpa al collo sotto la giacchetta marrone e la sua espressione sofferta, ci racconta le malefatte di Gheddafi e le gesta eroiche di NATO e ribelli.

Decisamente a mio avviso una informazione dove il 90% di ciò che ci viene propinato sono pure opinioni o congetture fatte del cronista, non si può dire una informazione attendibile. Diventa solo una varietà che un gran numero di spettatori implicitamente chiede che gli venga propinata. Un po’ come il “Grande Fratello” o “l’isola dei famosi”, un mondo fantastico a cui credere e in cui perdersi.

Si tratta solamente di una maschera che renda vere quelle semplici aspettative di chi non ha i mezzi per scavare più a fondo o non vuole approfondire la realtà delle cose, limitandosi ad una verità di superfice, semplice da capire e prevedibile.

In fin dei conti non solo l’italiano medio ma “l’essere umano medio” si riduce a questo. E’ un tipo che si crea una convinzione plausibile e relativamente semplice su fatti complessi. Gli basta che questa convinzione sia confermata dal TG di turno per crederci senza porsi domande che richiedono un dispendio eccessivo di energie.

Lo stesso principio di lavarsi la coscienza donando 10 euro l’anno alla Croce Rossa, all’UNICEF o alla FAO, senza domandarsi che cosa verrà fatto con quei soldi, auto-convincendosi che quei pochi spicci faranno la differenza nel risolvere la fame nel mondo e che vi hanno così contribuito.

Il semplice fatto di domandarsi come mai dopo secoli la fame nel mondo sia ancora un problema, nonostante tutte le volte che abbiamo donato 10 Euro, è una domanda troppo complicata. Non per la risposta che ne deriverebbe ma per il peso che questa risposta avrebbe sulle coscienze delle persone.

Intimamente non vogliamo sapere che decine di migliaia di persone muoiono di fame e di guerra nonostante i nostri 10 Euro di beneficienza. Non vogliamo sapere che, per avere il petrolio, sufficiente energia elettrica, benzina per le nostre auto, tutti i confort della nostra vita e il nostro benessere, è essenziale che in qualche altra parte del mondo qualcuno debba morire di fame o di guerra.

Per questo è inutile continuare a parlare di Libya. Parlandone alla luce della verità (non della verità mediata dai mass media ma dalla realtà dei fatti), la Libya ci ricade sulla coscienza come un macigno dal peso insormontabile. Parlare non basta, soprattutto se si parla a chi non ascolta o non vuole sentire.

Quando, alla fine di questa crisi, saremo riusciti a creare l’ennesimo Vietnam, l’ennesimo Kosovo o l’ennesimo Afghanistan, sarà troppo tardi anche per noi dire… “l’avevamo detto”.

domenica 27 marzo 2011

Il Pensiero di oggi...

Mi è stato suggerito da un amico e mi fa piacere pensare che... alla fine... 
sia veramente così:


"Guarda: se non c'e' un Dio la prenderemo tutti in quel posto... 

Ma se c'e'... sono sicuro che e' piu' furbo di quel che si ritiene: 
fara' finta di essere misericordioso per vedere fino a che punto ce ne approfittiamo. 
E poi ci dara' quello che ci meritiamo. 

Sono certo che e' cosi'. 
Gli uomini sono convinti di poterlo prendere in giro. 
Ma si renderanno conto che e' molto piu' furbo di loro"
un Amico

sabato 26 marzo 2011

Un pensiero mi affligge...

...visto quello che succede in Syria...
chi sa se i pacifisti Obama e Sarkozy...
decideranno di fare una guerra pacificatrice anche li?

La risposta ai posteri... 
adesso me ne vado a dormire...
Buona notte...
bombe e missili permettendo...
Max

venerdì 25 marzo 2011

Frase di oggi

"Al giorno d'oggi, qualunque cosa accada in una regione finisce per interessare molte altre zone. 
Nel contesto dell'interdipendenza, l'interesse personale sta chiaramente nel considerare l'interesse degli altri"
- - - -
"Nowadays, whatever happens in one region eventually affect many other areas. In the context of interdependence, self-interest clearly lies in considering the interests of others"

Dalai Lama

Largo ai "pacificatori", ci spiega tutto Clark

Wesley Clark, il generale americano che ha guidato le truppe NATO alla conquista del Kosovo nel 1999, ancora una volta ha interpretato a modo suo le parole dell'ONU.

Secondo Clark la risoluzione dell'ONU 1973 sarebbe addirittura chiarissima e autorizzerebbe l'impiego di truppe speciali per garantire il rispetto della "no fly zone".

Forse qualcuno dovrebbe spiegare a Clark (altro "pacifista" del calibro di Barak Obama) che intanto la Risoluzione 1973 non cita bombardamenti indiscriminati e non parla affatto di truppe speciali e/o ordinarie da impiegare per la conquista definitiva del territorio libico.

Inoltre, nonostante la risoluzione ONU risulti come al solito enigmatica, essa va interpretata nell'ottica "pacifista"(1) dell'ONU ovvero le "le misure strettamente necessarie a garantire la "no fly zone" e non sparare tutto ciò che abbiamo sulla Libya per fare un macello e avere la "no fly zone" rispettata.

Che cosa ci potevamo aspettare? In fin dei conti Wesley Clark lo conosciamo già per i tristi eventi del Kosovo nel 1999 sotto l'amministrazione Democratica di Bill Clinton. 

Dopo aver apertamente appoggiato la candidatura di Obama alla Casa Bianca, Clark può ancora vantare credito presso il Presidente degli Stati Uniti. Un altro campo di battaglia da annientare è evidentemente la sua giusta ricompensa.

Wesley Clark è un soldato. Un soldato è un soldato. Un soldato ha evidentemente bisogno di un campo di battaglia. Wesley Clark, o chi per lui, avrà il suo ennesimo campo di battaglia in Libya. Clark non è sicuramente la persona adatta a spiegare al mondo cosa dice la Risoluzione 1973 delle Nazioni Unite visto che la interpreta estremamente a suo piacimento.
---

(1) Nel dire "ottica pacifista dell'ONU" intendo la parola pacifista nel suo significato letterale, non "pacifista" come viene inteso dal Comitato per l'assegnazione del Nobel per la Pace.
Su wikipedia ho trovato le motivazioni per l'assegnazione del premio a Barak Obama. Così recita il comitato: "per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli".
Ancora sto ridendo... 

giovedì 24 marzo 2011

Ma... il Kosovo?

Oscurato prima dalla guerra in Iraq, poi dall'Afghanistan e adesso dall'aggressione alla Libya, sembra che il Kosovo non interessi più a nessuno anche se di fatto si trova a due passi da casa nostra.

Recentemente si poteva pensare ad una svolta verso la legalità, da quando la Missione EULEX aveva emesso un mandato di arresto a carico di Fatmir Limaj (ex Ministro dei Trasporti del precedente governo Thaqi e attualmente parlamentare del PDK in questa nuova legislatura).

Sembrava una svolta ma in effetti quel mandato di arresto è già sotto accusa. Secondo l'avvocato di Limaj, il suo cliente godrebbe dell'immunità parlamentare, a suo dire garantita ai membri del parlamento kosovaro.

Questa immunità, ammesso che sia regolarmente sancita per legge in Kosovo, fermerebbe una gran quantità di processi anche contro altri presunti criminali di guerra.

In effetti il PDK (Partito Democratico del Kosovo) annovera tra le sue file un rilevante numero di ex guerriglieri dell'UCK accusati di vari crimini. 
Lo stesso leader di questo partito, il già famoso (o famigerato) Hashim Thaqi è sotto inchiesta per l'oramai famoso "traffico di organi".

I dubbi che ci sono sulla legalità dell'immunità parlamentare per i deputati kosovari, derivano dal semplice concetto che l'Indipendenza del Kosovo, pur bypassando da anni l'autorità delle Nazioni Unite e quindi del Rappresentante Speciale dell'ONU (che in base alla Risoluzione 1244 avrebbe potere di supervisione sulle leggi emanate dal parlamento di Pristina), rimane comunque una "Indipendenza supervisionata" (Supervised Independence) dalla Comunità Europea.

Supervisionata dalla Comunità Europea e in particolare dall'organismo a questo preposto, l'International Civil Office (ICO) e dal suo massimo esponente l'olandese Peter Feith.

La legge sull'immunità dovrebbe far riflettere la comunità internazionale dal momento che l'altra missione europea in Kosovo, la Rule of Law Mission EULEX, ha il suo bel da fare ad indagare proprio su questi personaggi coperti da immunità.

Per di più la terza missione europea in Kosovo, ovvero quella della Commissione Europea, continua a spendere i soldi della Comunità nel finanziamento dello sviluppo del Kosovo, affidato proprio ai personaggi "immuni a qualsiasi forma di giustizia" e accusati di crimini di ogni sorta.

Nonostante tutto questo, il fatto ancora più sconcertante è che il popolo kosovaro di etnia albanese si sta mobilitando a difesa di questi presunti criminali, manifestando in piazza e sventolando l'innocenza di Limaj e company (ben prima di qualsiasi processo) e protestando contro la comunità internazionale che si fa carico delle indagini.

A distanza di 12 anni è incredibile constatare come nulla è cambiato nell'opposto modo di vedere i fatti da parte della Comunità Internazionale e i kosovari albanesi: 
ci sono kosovari considerati criminali dalla Comunità Internazionale e gli stessi kosovari considerati eroi dalla popolazione di etnia albanese. 
Ovviamente si tratta di punti di vista così distanti che un punto di incontro sembra quasi irraggiungibile.

Lo stesso dualismo di vedute si riscontra nel così detto "dialogo tra Belgrado e Pristina". Anche qualche anno fa, prima della funesta stesura del "Piano Athisaari", le parti in causa si sono incontrate molte volte con la mediazione internazionale di Europa, USA e Russia, per quelli che venivano definiti "i negoziati per l'indipendenza del Kosovo".

Negoziati che non hanno portato a niente dal momento che i rappresentanti di Pristina si sedevano al tavolo non per discutere l'Indipendenza ma per discutere i "rapporti di vicinato con la Serbia". Argomento che non era all'ordine del giorno mentre l'indipendenza del Kosovo, garantita solo dalla presenza NATO e quindi dai diversi rapporti di forza, veniva data come un fatto scontato da parte dei rappresentanti di Pristina.

D'altra parte fanno bene i leader del Kosovo a giocare su questo diverso modo di interpretare o intendere le cose visto che tutta la Comunità Internazionale glielo permette senza mai intervenire.

Addirittura, in questo momento tutti gli errori commessi in Kosovo sin dal 1999 vengono presi a modello per la distruzione di un altra zona del mondo... la Libya. Anche questa tristemente vicina alle porte di casa nostra.

mercoledì 23 marzo 2011

“Non fanno paura le bombe, ma l’incapacità di tentare un dialogo” | Agenzia FIDES


Ancora una testimonianza diretta da Tripoli:

"AFRICA/LIBIA - “Non fanno paura le bombe, ma l’incapacità di tentare un dialogo” dice il Vicario Apostolico di Tripoli

Tripoli (Agenzia Fides) - “Non mi fanno paura le bombe, ma l’incapacità di tentare un dialogo per trovare una soluzione pacifica” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, in Libia. Secondo le parole del Vicario Apostolico “continuano i bombardamenti. Le esplosioni si sono susseguite da ieri sera al primo mattino di oggi, è stato terribile. Adesso sembra che ci sia una pausa. Ma, ripeto, non ho paura delle bombe quanto dell’incapacità di tutti a trovare una soluzione pacifica”. Mons. Martinelli afferma che “Gheddafi questa notte è riapparso in televisione ed ha ribadito che non cederà mai. Occorre raggiungere una tregua per fermare le violenze e le morti violente, poi cercare un dialogo tra le parti” conclude il Vescovo. (L.M.)
Secondo notizie di agenzia, nella notte sono stati colpiti con missili cruise alcuni obiettivi a Tripoli
. I diverse aree della Libia sono segnalati scontri tra le forze fedeli a Gheddafi ed i ribelli. (Agenzia Fides 23/3/2011)."
English version: http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=28634&lan=eng

Fonte: Agenzia FIDES
              www.fides.org

martedì 22 marzo 2011

Dove si vuole arrivare con questi bombardamenti ? | Agenzia FIDES


Ancora testimonianze da Tripoli.
Intanto continua l'esodo delle popolazioni civili a causa dei bombardamenti alleati.

"AFRICA/LIBIA - “Dove si vuole arrivare con questi bombardamenti?” si chiede il Vicario Apostolico di Tripoli

Tripoli (Agenzia Fides) - “Tra ieri sera e questa notte, abbiamo sentito diverse esplosioni molto forti, seppure in lontananza, con il controcanto della contraerea libica” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, in Libia. “Non vedo dove tutto questo potrà condurci. Possibile che non si capisca che con le bombe non si risolve nulla? Ancora una volta chiedo che si cerchi una soluzione diplomatica, magari attraverso la mediazione di qualche leader africano. Chi ha promosso questa guerra deve capire che Gheddafi non cederà. Si rischia di creare una crisi molto lunga, dall’esito incerto” afferma Mons. Martinelli. 
Per quanto riguarda la situazione dei rifugiati africani che si trovano a Tripoli, in una difficile situazione, il Vicario Apostolico afferma: “Stiamo cercando di organizzare la partenza degli eritrei e dei rifugiati di altra nazionalità verso la Tunisia, la cui frontiera dista 150 km da Tripoli. Da parte delle autorità libiche e di quelle tunisine non abbiamo trovato ostacoli. In Tunisia sono presenti le organizzazioni internazionali che potranno prendersi cura di loro. Nel frattempo continuiamo ad assistere i rifugiati che si trovano ancora a Tripoli”. 
“La piccola comunità cattolica si è ormai ristretta - conclude Mons. Martinelli -. Oggi dovrebbero partire un centinaio di persone, tra infermiere filippine e lavoranti di altre nazionalità, che hanno preferito lasciare il Paese. Ma negli ospedali vi sono ancora diverse infermiere filippine che continuano la loro opera. Alle nostre celebrazioni partecipano ormai solo gli immigrati africani. Ed è sempre una bella testimonianza di fede in questi momenti così difficili”. (L.M.) (Agenzia Fides 22/3/2011)"


Fonte: Agenzia FIDES
          www.fides.org

Meglio tardi che mai...


Per fortuna il Governo italiano sta realizzando quello che noi diciamo da oltre una settimana:
L’intervento in Libya così come è stato intrapreso non ha senso. E’ un palese atto di guerra e una ingerenza militare ad esclusivo guadagno francese e americano.

Complimenti al Presidente Berlusconi, al Ministro Maroni e al Ministro Castelli che hanno chiaramente dichiarato che l’Italia “non ha bombardato e non bombarderà” la Libya. Inoltre riprenderà il controllo delle nostre basi militari se il comando delle operazioni non passerà sotto il comando della NATO.

Questa decisione, per quanto tardiva, ci rimette in linea al Diritto Internazionale e ci esclude dal commettere un crimine grave come quello di bombardare un paese amico.

E’ oramai evidente non solo all’Italia, che “l’interpretazione estensiva” della risoluzione ONU 1973 da parte della Francia e dagli Stati Uniti sia a dir poco esagerata. L’ONU con le solite parole enigmatiche ha autorizzato “l’utilizzo di tutti i mezzi necessari alla salvaguardia delle popolazioni civili”. I ribelli libici armati di lanciamissili, carri armati e ogni sorta di arma automatica, non sembrano essere esattamente “inermi civili”.

D’altra parte le vittime dei bombardamenti della coalizione sono già state documentate. Il Governo di Tripoli dichiara 68 morti, l’inviato speciale della RAI tende a sminuire. Per quanto ci riguarda anche se la vittima dei bombardamenti francesi e americani fosse una sola, sarebbe più che sufficiente ad affermare lo sbaglio di questa “guerra neo colonialista”.

Finalmente, per la prima volta dall’inizio delle ingerenze militari ai danni della Libya, l’Italia si sta rendendo conto che la Francia e gli USA stanno usando mezzi esagerati e del tutto non consoni a quanto stabilito dalla Risoluzione ONU di “proteggere le popolazioni civili”.

Da parte dell’Italia c’è finalmente stata una presa di coscienza su vari punti fondamentali:

 1- L’Italia ha in essere un Trattato di Amicizia con la Libya stipulato nel 2008 e ratificato dal Parlamento nel 2009 e che siamo quantomeno nel dovere di rispettare.

 2- Il problema dell’immigrazione clandestina è comunque ignorato da tutto il resto d’Europa e affidato implicitamente all’Italia sola.

 3- La guerra in Libya lanciata da Francia e Stati Uniti servirebbe solo a dare alla Francia il petrolio della Libya e agli Stati Uniti il solito Governo fantoccio in linea con la loro idea politica, mentre a noi non porterebbe altro che guai. 

 4- Ultimo in questa lista ma non in ordine di importanza, il concetto che la salvaguardia dei civili non si garantisce lanciando 100 missili in due giorni su Tripoli e bombardando la Tripolitania come avviene adesso.

La politica italiana non è sicuramente una macchina così veloce da giocare in anticipo su Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Per fortuna sembra che in questo caso, il Governo italiano riesca ad evitare l’errore fatto dal Governo D’Alema nel 1998 quando autorizzò i bombardamenti sulla Serbia.

Per contro, il Premio Nobel per la Pace Barak Obama ha ripetuto anche ieri che “Gheddafi se ne deve andare”, senza però dirci il perché di questa presa di posizione e senza dire dove Gheddafi dovrebbe andare una volta che lo abbiamo cacciato da casa sua.

Anche il presidente francese Sarkozy (“il velocista”, visto lo scatto bruciante con cui ha lasciato al palo tutti i paesi del mondo iniziando a sorpresa i bombardamenti in Libya), ha dichiarato, unitamente al solito Obama (“il pacifista”) che il comando delle operazioni in Libya passerà alla NATO solo quando lo riterranno opportuno, lasciando intendere che l’intervento in Libya è ad oggi una questione a gestione esclusiva franco-americana.

Tutto ciò conferma ancora una volta che sia Francia che Stati Uniti non hanno alcun interesse per la popolazione libica. Hanno i loro interessi politici ed economici che fino ad ora non erano mai riusciti ad affermare con la diplomazia e adesso cercano di imporre con le bombe e i missili.

Il governo di Tripoli ha dichiarato il cessate il fuoco nel rispetto delle richieste internazionali mentre francesi, americani e ribelli stanno ancora sparando su tutto. Lo stesso Governo di Gheddafi sta chiedendo a gran voce l’invio di una missione di monitoraggio internazionale in Libya, per verificare cosa sta succedendo sul campo e per verificare l’effettiva implementazione del cessate il fuoco.

Come al solito l’ONU è in estremo ritardo sulle azioni da intraprendere e la missione legittimamente richiesta dalla Libya non è stata neppure preventivata. La Comunità Europea, in linea con la tendenza di sempre, è completamente immobile ed incapace di prendere qualsiasi decisione.

Concludiamo, come al solito senza pretese di essere dalla parte del giusto ma cercando di precorrere i tempi e dicendo sin da ora che, una volta raffreddati gli animi bellicosi e fatta chiarezza  sui recenti accadimenti libici, l’ONU avrebbe il dovere di istituire un Tribunale Internazionale, simile a quello per i crimini di guerra del Rwanda e della Jugoslavia.

Questo Tribunale ad hoc oltre a giudicare Gheddafi e i leader dei ribelli libici, si dovrebbe far carico di giudicare anche sulle responsabilità di Sarkozy e Obama per il loro spregiudicato e “neo colonialista” operato militare in Libya. Valutando l’aderenza dei bombardamenti franco-americani alle Risoluzioni ONU 1970 (embargo relativo alle armi e assistenza umanitaria) 1973 (misure a salvaguardia della popolazione civile della Libya, “no fly zone” e molto altro) e al Diritto Internazionale. 

lunedì 21 marzo 2011

"La guerra non risolve niente" | Agenzia FIDES

Le poche righe che seguono sono state pubblicate oggi dall'Agenzia Fides e riportano una breve dichiarazione del Vicario Apostolico di Tripoli in relazione a quanto sta avvenendo in Libya.

E' solo una  delle tante fonti informative aperte, diverse dal solito telegiornale e riporta parole di persone che si trovano in Libya e stanno vivendo la catastrofe. Nel caso specifico il Vicario Apostolico di Tripoli


"AFRICA/LIBIA - “La guerra non risolve niente” dice il Vicario Apostolico di Tripoli, dove la popolazione è in fuga
Tripoli (Agenzia Fides) - “Abbiamo sentito un pesante bombardamento in una zona periferica della città. Tripoli si sta svuotando, la popolazione fugge per paura dei bombardamenti” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, in Libia. Il Vicario Apostolico ribadisce la sua contrarietà alle azioni militari intraprese: “La guerra non risolve niente. Non so come andrà a finire questa nuova guerra che risveglia tristi ricordi nei libici sul loro recente passato. Continuo a ripetere che occorre fermare le armi e avviare subito una mediazione per risolvere la crisi in modo pacifico. Perché non si è data una possibilità alla via diplomatica?”. Mons. Martinelli ricorda infine il dramma dei rifugiati eritrei rimasti intrappolati in Libia: “Ci stiamo attivando per trasferire i rifugiati eritrei verso il confine con la Tunisia. Ho parlato con il Vescovo di Tunisi per vedere se è possibile accoglierli, visto che dalla parte tunisina del confine sono presenti le organizzazioni internazionali di assistenza umanitaria”. (L.M.) (Agenzia Fides 21/3/2011)"
Fonte/Source: Agenzia Fides. www.fides.org


Il fatto che non si sia dato sufficiente spazio alla "via diplomatica" è stato enfatizzato anche da esponenti dell'Unione Africana, di fatto esclusi da ogni decisione presa fino ad ora con una fretta sorprendente soprattutto da parte francese.

domenica 20 marzo 2011

Guerra aperta a Gheddafi

Ancora notizie sconcertanti dalla Libya e ancora notizie contrastanti sui media italiani. 

Qualche tempo fa Michele Santoro si lamentava per la mancanza di libertà di stampa in Italia. 

A me sembra che al contrario, la libertà di stampa in Italia sia estremamente garantita. Garantita al punto che ognuno racconta al pubblico quello che vuole senza mai riferire un singolo fatto comprovato da immagini o testimonianze. Agghindando ogni singola notizia con opinioni personali che vanno ben oltre l'informazione imparziale o il reportage di fatti di cronaca, cercando invece di dirigere l'opinione pubblica su idee e preconcetti precisi.

Facciamo un esempio: 
sin dall'inizio della crisi libica, il solerte inviato speciale di RAI1 ha documentato gli avvenimenti della Libia da Tripoli. Questo è un fatto.
E' altrettanto un fatto che l'inviato speciale ci ha sempre parlato con enfasi di raid aerei compiuti da aerei di Gheddafi, pur senza farci vedere un singolo aereo né in cielo, né in terra. 
Al contrario da quando ieri, la Francia ha iniziato i suoi "bombardamenti pacifisti", abbiamo iniziato a vedere aerei in quasi tutti i servizi televisivi.

L'inviato speciale di RAI1 a Tripoli ci ha parlato di siti distrutti dai bombardamenti di Gheddafi limitandosi a farci vedere delle macerie di qualche cosa, in qualche area semi desertica, probabilmente in Libia. 
Ci ha fatto vedere la contraerea in mano ai ribelli sparare in aria, baldanzosi ribelli ai comandi delle mitragliatrici, ma non ci ha mai fatto vedere a cosa sparassero.

Ill video da noi già "postato" qualche giorno fa, che riprende altre televisioni internazionali mentre si impegnano a fondo a fomentare i ribelli, a farli sparare in aria e strillare giusto in tempo per le loro dirette TV, ce la dice lunga sull'attendibilità delle informazioni che ci vengono propinate.

Questa sera siamo giunti all'apoteosi della faziosità. Al telegiornale della sera su RAI 1, il solito inviato è stato contattato in diretta e ha riferito che ci sarebbero stati 48 morti a seguito dei bombardamenti alleati. La notizia arriverebbe da fonti del regime fedele a Gheddafi. 

Il solerte inviato speciale ha però messo l'accento sul dubbio che questi morti non ci siano. Egli ha detto chiaramente di aver visto dei tumuli ma di non avere prove che questi contengano i corpi delle vittime.

Per la prima volta da quando questo inviato speciale RAI si trova in Libya, accenna alla mancanza di prove, di documentazione, cercando di porre in cattiva luce il solito regime di Gheddafi come ha fatto fino ad oggi, non solo senza uno straccio di prova, ma addirittura senza uno straccio di immagine attendibile.

Giusto per informazione sia nostra che dell'inviato speciale RAI, altre fonti aperte hanno parlato di 48 morti e oltre 150 feriti. Fonti mediche addirittura di oltre 100 vittime.

Nello stesso servizio, lo stesso inviato speciale ha anche accusato i fedeli del regime che si sono radunati nelle piazze di Tripoli, di essere in possesso di armi perchè li avrebbe visti (e filmati) a sparare in aria. Evidentemente il carissimo inviato speciale RAI non sa che armi automatiche come quelle che sono in mano all'esercito libico e ai ribelli libici, sono armi automatiche che in certi paesi hanno prezzi irrisori e sono estremamente accessibili. 
Inoltre se mi rendessi conto che qualche "pacifista" ha intenzione di bombardare casa mia, probabilmente anche io cercherei di munirmi di un mezzo per tentare di difendermi.

In tutta questa "informazione" a dir poco "non esaustiva", sono rimasto colpito da quelle che sembrano essere le preoccupazioni della maggior parte degli italiani.

Molti dei nostri concittadini temono un attacco di Gheddafi sul suolo italiano, anche se la stragrande maggioranza teme che Valentino Rossi possa perdere il GP del Qatar che va in onda in questo momento.

A rassicurare gli italiani sul pericolo di un attacco sul suolo patrio, è stato Giorgio Napolitano (che comunque non si è espresso sul moto mondiale).

Lo stesso Presidente della Repubblica ha riferito che l'Italia non è in guerra con la Libia.

Quest'ultima affermazione è completamente corretta. Ci mancherebbe altro che il Presidente non lo sapesse. 
L'Italia non ha dichiarato guerra a nessuno, tanto meno alla Libya, nel senso che nessuna formale dichiarazione di guerra è stata consegnata. 
Questo ovviamente andrebbe contro i principi Costituzionali. Di conseguenza si utilizza la formula di sempre, ovvero "intervento a favore della pace", per di più autorizzato dall'ONU.

C'è però un piccolo particolare che a noi fa riflettere:

Ci è stato detto che l'Italia agisce di concerto con gli alleati, in base ad una Risoluzione delle Nazioni Unite e quindi è autorizzata a mobilitare uomini e mezzi, a partecipare ai bombardamenti o raid aerei, ad impiegare e far impiegare le basi militari sul suolo italiano. Esattamente ciò che avveniva quando la guerra la facevamo.

Bene, le Nazioni Unite hanno "autorizzato tutte le misure necessarie al rispetto della no fly zone". Questo significa come al solito "tutto e niente", ma è ben lontano da autorizzare bombardamenti e lanci di missili su Tripoli. Gli alleati stanno bombardando obbiettivi strategici di ogni tipo con i conseguenti morti accidentali o meno, tra i civili. Altro che "no fly zone"!!

Vediamo adesso un altro aspetto che... "se Dio vuole" ci è stato proposto non dall'inviato speciale RAI ma da altri cronisti:

Oltre alla Russia che ha espresso riserve sull'operato degli alleati in Libya, c'è soprattutto L'Africa Union (Unione dei Paesi africani) che si sta fortemente lamentando della fretta con cui Francia e soci hanno dato inizio ai bombardamenti. La fretta è stata talmente tanta che l'Unione Africana non ha potuto partecipare alla riunione preliminare tenutasi a Parigi trovandosi esclusa, senza possibilità di replica o di fare proposte, da qualsiasi ulteriore possibilità di intavolare una mediazione con Gheddafi (che in passato è stato anche il leader dell'Unione Africana).

Questo è principalmente ciò di cui si lamenta l'Africa Union, cosa dovrebbe dire l'Italia che probabilmente a sua volta era all'oscuro o quasi dei piani di Francia, Regno Unito e USA?!

Da quanto ci hanno preso di sorpresa ci siamo quasi dimenticati che il nostro paese aveva già una missione di soccorso alle popolazioni ammassate alla frontiera libica (missione con personale italiano). Inoltre un battello battente bandiera italiana con 4 italiani a bordo si è trovato ad essere bloccato nel porto di Tripoli, proprio quando in fretta e furia il nostro paese ha appoggiato gli interventi decisi da Sarkozy e dal Premio Nobel per la Pace Barak Obama, seguito dal "fido" inglese Devid Cameron. 

Il battello è tutt'ora in mano ai libici, così come l'equipaggio.

Il bilancio complessivo di tutta questa frettolosa decisione di appoggiare "i pacifisti" è che:
- Ci siamo dimenticati una barca italiana con quattro connazionali a bordo, proprio a Tripoli, proprio in mano al "nemico"; 
- Stiamo vanificando una missione che giustamente e con il più nobile spirito di altruismo avevamo già messo in opera alla frontiera tra Tunisia e Libia; 
- In più spendiamo altri soldi e risorse per contribuire al bombardamento della Libia e aiutando gli alleati, senza che fino a questo momento, qualcuno dei nostri alleati si sia degnato di offrirci un aiuto nel contrasto all'immigrazione clandestina.

Complimenti, stiamo veramente facendo "affari d'oro".

The Libyan War of 2011 | STRATFOR

sabato 19 marzo 2011

Iniziata la guerra alla Libia


E' ufficiale, da poco è iniziata la guerra alla Libia. Ad attaccare è la Francia con i suoi aerei e finalmente si è visto anche un aereo in televisione. Un aereo francese!! Non è così difficile filmare un aereo a quanto pare, basta che ce ne siano in cielo.

Belli e veloci gli aerei francesi si stanno dedicando proprio in questo memento a seminare il panico in Libia.

Come al solito ci sono fatti che non ci tornano, cose che non sono chiare..... Ad esempio:

L'ONU dopo tanto attendere, parlare e discutere, ha deciso di autorizzare questa fantomatica "no fly zone" sui cieli della Libia, proprio adesso che Gheddafi stava riportando la pace nel suo paese contro il movimento ribelle appoggiato, non si sa sulla base di cosa, da tutti noi paesi sviluppati.

Francia, Regno Unito e USA non hanno nascosto la loro "felicità" per questa funesta decisione. In Italia, non importa chi ci sia al governo tra destra e sinistra, la linea è sempre la stessa. Noi andiamo dietro agli aggressori senza farci domande e allo stesso tempo continuiamo a fronteggiare l'immigrazione clandestina da soli. Infatti né Francia né Regno Unito e tanto meno gli "amici degli States" si sono proposti per darci una mano.

La Comunità Europea tanto meno, ma la Comunità Europea non merita neppure di essere menzionata tanta è la stupidità e l'inettitudine che vi regna.

L'ONU per contro, come al solito, ha preso la decisione sbagliata al momento sbagliato. Non è bastata la lezione avuta nei Balcani nel 1999 che viviamo tutt'ora, adesso si vuole fare lo stesso in Libia, se non peggio.

L'unica differenza tra le due situazioni è che la Risoluzione 1244 sul Kosovo fu approvata dopo l'intervento armato degli aerei USA, tanto per dare una parvenza di legalità al colpo di mano di Bill Clinton (troppo sotto ai riflettori dell'opinione pubblica per l'affare Monica Levinsky).

In questo caso la Risoluzione 1973 è stata approvata giusto in tempo perchè lo scalpitante Sarkozy sguinzagliasse gli aerei che adesso si vedono anche in TV. 

La consuetudine oramai avallata dal Diritto Internazionale sulla base dai precedenti della Jugoslavia e dei "fatti compiuti" in passato da singoli paesi, di intervenire arbitrariamente nei territori di altri Stati è e rimane un crimine, una violenza gratuita nei confronti di paese sovrani (ma deboli) ed un atto estremamente arbitrario. 

Un atto di violenza di noi paesi con le armi più potenti che ci sentiamo i "custodi della verità", i "detentori della ragione" e gli unici portatori dell'unico modello di democrazia che riteniamo giusto e applicabile a tutto il resto del mondo. 

Inoltre diventa doverosa una considerazione sull'ONU. Le Nazioni Unite sono una struttura che, in base alla dottrina del Diritto Internazionale, gode di personalità giuridica propria, nonostante sia composta da tutti gli stati del mondo ad eccezione di Città del Vaticano e Taiwan.

Nonostante goda di questa estrema indipendenza e distanza dai suoi singoli componenti, qualsiasi decisione dell'ONU è ciò che deriva dalla mediazione tra i punti di vista non di tutti i circa 200 paesi che la compongono, ma da un accordo tra i cinque "leoni mondiali", ovvero i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, con diritto di veto: Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Russia e Cina.

In pratica siamo in quasi 200 a pagare le spese dell'ONU (192 paesi per la precisione) ma sono solo in 5 a decidere di volta in volta chi va bombardato e chi non va bombardato. 

Inoltre quando non si trova un accordo tra i "5 grandi amministratori mondiali", essi prendono iniziative proprie come hanno fatto gli Stati Uniti in Jugoslavia, in Afghanistan e Iraq, solo per citarne alcune, come ha fatto la Russia in Georgia, la Cina in Tibet, ecc...

Alla luce di questi eventi possiamo fare alcune osservazioni:

1- La storia non ha mai insegnato niente a nessun governo e continua a non insegnare niente a nessuno, tanto meno all'ONU,  visto che tutti ripetono gli stessi sbagli di sempre. Facciamo la guerra a "chi ci pare e piace" purché ci possiamo impadronire delle risorse energetiche ed istituire un governo di pupazzi che la pensino come noi. Il tutto sventolando la bandiera dei diritti umani e della pace per attaccare un dittatore che abbiamo contribuito a creare e che ha contribuito ad arricchire le nostre economie per 40 anni.

2- Tutti i paesi del mondo continuano a pagare le spese delle Nazioni Unite senza avere la minima rappresentanza a livello decisionale. Molti di questi paesi, soprattutto i paesi detti "in via di sviluppo", si accontentano dell'assistenzialismo perenne garantito dalle agenzie dell'ONU (FAO, WHO, UNHCR, UNDP) pur non avendo garantito alcuno sviluppo effettivo in alcun settore. Altri paesi si accontentano di vivere all'ombra delle superpotenze che in cambio di un assenso indiscusso su "tutto", garantiscono una protezione totale garantita. Solo un'altra organizzazione nel mondo vive sulla protezione "offerta" a terzi: La Mafia.

3- Ed è la considerazione più triste.... Tutti condividiamo in misura diversa la responsabilità per le vittime provocate da questo sistema "farsa", dalle sue ingerenze arbitrarie e dalle guerre che si porta con se. 

Bene bene.... sempre con il dubbio che queste considerazioni potrebbero essere sbagliate, addirittura con la speranza che sbagliate lo siano.... il danno è fatto, abbiamo appena iniziato un'altra guerra che non finirà certo con qualche incursione aerea. Ci sarà la solita escalation che è facilmente prevedibile sulla base dei dati storici.

Nessuna guerra, da quando è stato inventato il primo aereo, si è limitata o è stata vinta con i soli bombardamenti e incursioni aeree. Hanno sempre seguito consistenti invii di truppe militari di invasione, "peace makers" e "peace keepers" con scopi più o meno chiari.

Solo Dio sa cosa bolle nel pentolone di "Sarkozy e soci" e soprattutto è difficile prevedere quante persone, tra libici e non, ci rimetteranno la vita.

Ancora più imprevedibili saranno gli esiti di questa ennesima guerra. 

La Libia potrebbe diventare un secondo Kosovo, ovvero un posto governato dal crimine organizzato e da sanguinari trafficanti di "ogni cosa illecita" . Governanti che appoggiano le politiche occidentali in cambio dei soldi della comunità internazionale che vanno a sparire nelle loro tasche senza produrre niente.

Potrebbe anche diventare una seconda Somalia, ovvero un luogo governato da un governo di "pupazzi" scelti accuratamente dall'ONU fra gli ex golpisti del passato e che pur di continuare ad usufruire dei fondi della comunità internazionale arricchendosi senza alcun controllo, non hanno remore a dire sempre di "si" alla nostra politica occidentale, pur devono combattere perennemente contro un fenomeno di estremismo islamico molto agguerrito, sanguinario e duro a morire.

Nella peggiore delle ipotesi la Libia potrebbe diventare un mix dei due fallimenti internazionali. 
Potrebbe facilmente diventare la nuova base operativa di Al Quaeda da dove far partire la Jihad in tutta Europa.

Comunque vada, per adesso è il turno di Gheddafi che avendo armi meno potenti si trova nella posizione di soccombere (per quanto duro a morire). Il ruolo della Francia al contrario, è quello del "pacifista di turno" (al posto di USA e Regno Unito), essendo dotato dell'arsenale più fornito e dell'autorizzazione implicita ad usarlo. 

venerdì 18 marzo 2011

Pensiero del Giorno... - Thought of the Day...


Non importa dove vai 
ma come ci arrivi
- - - -
No matter where you go
but how you get there

Anche in Iraq.... non c'è pace....


..... e a rimetterci questa volta, come tante altre volte, è un neonato e la sua mamma.
Anche "Repubblica", se pur in breve, ha documentato la tragedia che ieri si è consumata a Kirkuk, nel Nord dell'Iraq.

Un'autobomba è esplosa vicino ad alcune strutture governative e ad un ospedale provocando oltre agli ovvi danni alle strutture anche 3 morti e 18 feriti.

Tra le vittime un bambino appena nato e sua madre che era stata da poco dimessa dall'ospedale dopo il parto.

Perchè oggi ci va di parlare di Iraq? Episodi di autobombe e attentati esplosivi di ogni genere sono quasi all'ordine del giorno, anche se in Italia non se ne parla o se ne parla poco. Oggi ne vogliamo parlare perchè a rimetterci, tra gli altri c'è una creatura innocente. Un neonato del tutto estraneo ad ogni conflitto.

Pensiamo a quanti neonati, bambini e bambine rischiano la stessa sorte! Pensiamo a quanti bambini in Iraq, come altrove, nonostante i nostri "altruistici" interventi di pace, devono fare i conti con una morte probabile sin dal loro primo giorno di vita a causa dei combattimenti.

Pensiamo a quanti bambini che sopravvivono ad una morte violenta e prematura, non avranno mai una sola possibilità nella vita che quella di crescere nella paura e sopravvivere al caos.

Pensiamoci a tutto questo... e pensiamoci soprattutto con la certezza che, quando chi che sia tra NATO, ONU, EU, AU e anche singoli paesi, decidono di intervenire ed interferire con realtà indipendenti e lontane, devono mettere in conto le conseguenze di questi interventi. Soprattutto quando gli interventi si rivelano in tutto o in parte sbagliati. In particolare quando gli interventi "di pace" non mettono al centro dell'attenzione il benessere di altri esseri umani ma gli interessi economici e militari.   

Il binomio azione-conseguenza va attentamente studiato e valutato......e conseguenza come quelle descritte, per quanto poco probabili, non possono essere umanamente accettate. 

Eventi come quello di ieri a Kirkuk hanno una responsabilità terribile che ricade sicuramente sugli attentatori, ma in accadimenti del genere non ci sono innocenti, per quanto piccola, una parte della responsabilità ricade anche su chi ha creato questa situazione di caos in Iraq, cioè tutto il "mondo civile".

Che Dio ci possa perdonare.

giovedì 17 marzo 2011

150° Anniversario dell'Unità d'Italia

Oggi, nel 1861 Vittorio Emanuele II veniva proclamato Re dell'Italia unita e Torino prima capitale d'Italia.

Nonostante le differenze regionali che ci caratterizzano, siamo comunque uniti da un secolo e mezzo di storia comune. Questa unità ci da la forza di essere la Nazione che siamo. Non i migliori al mondo, ma neppure i peggiori, con eccellenze invidiabili in molti settori. 

Ci sono esempi in tutto il mondo di antichi dissapori o differenze etniche, religiose e culturali che contribuiscono a distruggere lo spirito nazionale di grandi paesi. Paesi che uniti sono stati ricchi e importanti e che adesso sono niente altro che puntini di colori diversi sulla mappa del globo. Piccoli aree che vivono sull'assistenzialismo di altri paesi più grandi e sviluppati. Piccoli puntini insignificanti che disuniti e con scarse risorse non riescono a svilupparsi e stare al passo con i tempi. Un esempio lampante? Il Kosovo, tanto per cambiare......

"L'unione fa la forza" è proprio il caso di dire e il miracolo dell'Unità d'Italia ha fatto si che il nostro Paese diventasse la realtà che oggi rappresenta in tutto il mondo.

Auguri Italia !!

Il problema dell'umanità...?


« The whole problem with the world is that fools and fanatics are always so certain of themselves, but wiser people so full of doubts. » 
- - - -
« Il problema dell'umanità è che gli sciocchi e i fanatici sono estremamente sicuri di loro stessi, mentre le persone più sagge sono piene di dubbi. »

Bertrand Russell 
Filosofo
Nober per la Letteratura 1950
Esponente del "Movimento Pacifista"

mercoledì 16 marzo 2011

Ancora morti a Mogadiscio.. ma nessun inviato speciale per farcelo sapere


Con il terremoto in Giappone è sensibilmente calato anche l'interesse mediatico per la Libia. Il pericolo di un disastro nucleare potenzialmente vero e attuale, interessa più che tante storielle sui presunti aerei di Gheddafi che nessuno ha visto fino ad ora.

E' comunque di oggi la notizia che nessuno, e dico proprio nessuno in Italia, ha mandato in TV. A Mogadiscio , capitale della Somalia, oggi!!!... ci sono stati altri 17 civili morti ammazzati negli scontri tra i terroristi islamici di Al-Shabaab e le truppe del Governo Transitorio appoggiato dall'ONU e dalle truppe dell'Africa Union su mandato ONU.

Non si tratta di 17 vittime tra le parti in lotta. Ancora una volta si tratta di 17 civili. A riferirlo sono le solite fonti dei servizi medici che operano in Somalia e che sono state pubblicate da "Peace Reporter" e dal "Corriere del Ticino".

A mio modesto parere... e sempre senza alcuna pretesa di essere nel giusto... tutto questo significa che... in Italia, queste notizie non le ha lette quasi nessuno. 

La maggior parte dei cittadini italiani si ritengono sufficientemente informati guardando i nostri telegiornali e leggendo solo i nostri giornali, ignorando qualsiasi realtà che non viene riferita da queste fonti. 

La maggior parte delle persone è quindi portata a credere che la guerra in Afghanistan sia in effetti finita dal momento che non se ne parla più; che in Iraq ci sia un governo democratico che governa agevolmente senza più truppe straniere, poiché l'ultima campagna mediatica ci "narrò" del ritiro dei soldati americani come voluto da Obama; e che la Somalia sia una nazione "felice" dal momento che nessuno ne parla.

Al contrario tutti sono al corrente del fatto dato per scontato, che "Gheddafi è un dittatore sanguinario" e che lo vogliamo morto perché bombarda i ribelli con i suoi aerei (anche se questi aerei non ce li fanno vedere).

martedì 15 marzo 2011

Terremoto in Giappone


La catastrofe che qualche giorno fa (11.03.2011) ha colpito il Giappone è chiaramente un evento di una portata incredibile.  Davanti alle agghiaccianti immagini del terremoto e dello tzunami successivo al terremoto si rimane esterrefatti. Il solo fatto di vedere le immagini in televisione è pauroso, figuriamoci a trovarcisi in mezzo.

Questo evento come anche il terremoto di L’Aquila e lo tzunami nell’oceano indiano del 2004, sono eventi che fanno riflettere su quello che noi esseri umani veramente siamo, “un granello di polvere portato dal vento”. Questi eventi ci mettono ancora una volta davanti alla nostra temporaneità e a tutti i nostri limiti.

Il nostro sentirsi al centro dell’universo e il mostro pensare di controllare questo nostro mondo, viene ridimensionato dall’incontrollabilità, dall’inevitabilità e dall’impotenza che sperimentiamo davanti ad eventi di tale portata.

Ad oggi, nonostante passi avanti incredibili in tutti i campi della scienza, siamo completamente impotenti davanti alla stessa entità che ci da la vita ovvero la natura.

La natura ci crea e ci spazza via in modo imprevedibile e inspiegabile anche con tutto il nostro sapere.

Questa realtà ci dovrebbe far rivedere il nostro modo di intendere progresso ed evoluzione. I nostri calcoli sui fattori di rischio dell’impatto delle nostre decisioni in relazione alla nostra stessa sopravvivenza in questo mondo.

Anzitutto ci dobbiamo rendere conto che per quanto lunga, la vita del nostro pianeta ha comunque una scadenza. Varie teorie ci danno termini diversi: c’è chi sostiene che la fine del mondo avverrà il 21 dicembre del 2012 basandosi sul calendario Maya e altre teorie simili, fino a scienziati di ogni campo che pongono un termine alla vita naturale del nostro pianeta in 2000 o 4000 anni da ora, basandosi su varie teorie scientifiche, fino a veggenti e sedicenti profeti che avanzano altre ipotesi ispiegabili.

Una cosa è certa: il nostro tempo in questo mondo ha una lunghezza, difficilmente misurabile con esattezza e soggetta al “caso”, ma sicuramente il nostro mondo non durerà per sempre.

Inoltre l’inevitabilità di eventi come il terremoto in Giappone ci pone davanti a molti interrogativi: quanto sappiamo ad oggi del nostro habitat? Quanto prevedibile sarà il nostro futuro e la nostra sopravvivenza? Anche se prevedibili, quali rimedi possiamo opporre a certi tipi di catastrofi?

Oltre a questi interrogativi gli stessi eventi ci danno a loro volta delle certezze:
Noi esseri umani non siamo i veri padroni del pianeta terra, o almeno lo siamo come ogni altro organismo, vegetale o animale che popola il pianeta.

Non siamo in grado di prevedere e gestire eventi come tzunami e terremoti in modo da non farli accadere o scongiurarne le conseguenze.

La natura sembra non tenere in considerazione la nostra specie, o almeno la considera al pari delle altre che noi esseri pensanti riteniamo inferiori.

Da queste certezze cosa si riesce a dedurre? Personalmente e senza pretese di essere nel giusto, mi sento di dire che dovremmo tenere un atteggiamento se non più reverenziale nei confronti della natura, almeno più rispettoso nella consapevolezza di lottare una lotta impari, dove noi esseri umani abbiamo un impatto simile ad una goccia d’acqua nell’oceano.

Spetta a noi uomini di applicare le tecniche che inventiamo e le nostre scoperte per limitare i danni che la natura può provocarsi, sempre nella consapevolezza dell’inevitabilità della sconfitta nella battaglia contro la natura. Prevenire, e non solo sulla base della ricerca scientifica, prevenire tenendo presente che, anche se non sappiamo quando,  prima o poi eventi come il terremoto in Giappone avverranno.

Dovremmo acquisire la consapevolezza che qualsiasi valutazione di rischio fatta dall’uomo, non fa i conti con le vere potenzialità della natura. La sicurezza di una centrale nucleare ad esempio, valutata entro certi parametri, diventa una istallazione troppo pericolosa da realizzare se non un vero e proprio suicidio, se valutata in base alla distruttività della natura, potenzialmente infinita.

Quello che rimane chiaro dopo lo sconforto provocato dalle immagini della catastrofe giapponese è essenzialmente un aspetto positivo di noi appartenenti al genere umano: nonostante la catastrofe che ha mietuto vittime a migliaia e la devastazione che ne ha conseguito e che ha fiaccato lo spirito di rialzarsi e reagire, la popolazione giapponese rimane è rimasta operosa e  capace di reagire in maniera solidale e con spirito di sacrificio.

Questo aspetto rende il genere umano essenzialmente unico. Nella catastrofe ognuno da il meglio di se, ognuno mette in campo tutte le sue forze e tutto il suo ingegno per il comune e supremo fine della sopravvivenza.

Il popolo del Giappone nel suo onorevole silenzio, con l’aiuto del resto del mondo, sta lavorando a testa bassa, affrontando gli insormontabili problemi creati dalla catastrofe, per garantire la propria sopravvivenza e la sopravvivenza del genere umano.