"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)

lunedì 31 gennaio 2011

Fuoco amico.... 17 morti....


A Mogadisco le forze armate fedeli al Governo Federale Transitorio Somalo, vivono quotidianamente in una situazione precaria dovuta alla battaglia contro i terroristi del gruppo islamico legato ad Al-Qaeda, chiamato Al-Shabaab.

E' di oggi la notizia che per errore, un militare avrebbe aperto il fuoco su di un altro militare in borghese, credendolo un terrorista. L'evento ha provocato la reazione di un altro gruppo di militari che avrebbe a sua volta fatto fuoco. 

La battaglia scaturita per errore tra militari della stessa fazione, avrebbe provocato 12 morti sul campo di battaglia e altri 5 deceduti in ospedale, oltre a circa 60 feriti.

Inoltre l'Imam Ahmed Ali Hussein, 44 anni di Mogadisco, sarebbe stato giustiziato da un plotone di esecuzione di Al-Shabaab, dopo la sentenza di morte emessa dal giudice Sheikh Omar (anch'esso membro di Al-Shabaab), perchè riconosciuto colpevole di spionaggio per conto della CIA.

In particolare Ahmed Ali Hussein avrebbe fornito informazioni relative agli attentati di Nairobi in Kenia e Dar Els Salaam in Tanzania del 1998. Fatti per i quali gli USA, da anni sospettavano il coinvolgimento di Al-Shabaab.

L'Imam sarebbe stato giustiziato pubblicamente da un plotone di esecuzione, davanti ad una folla di spettatori.

L'esecuzione dell'Imam Ahmed Ali Hussein e le altre 17 vittime causate dal così detto "fuoco amico", vanno a colmare un già pesante bilancio di vittime del primo mese dell'anno in Somalia.......


domenica 30 gennaio 2011

Artwork...


This is my second, beautiful, artwork by Driton Hajredini.

Painting
Oil on Canvas
Size 70 X 50 Cm
Pristina 16.10.2010

Driton is a painter and a short-movie director. He is born in Pristina, in 1970 and he resides in Germany.

sabato 29 gennaio 2011

Sorridi... - Smile...


Sorridi sempre, anche se è un sorriso triste, 
perché più triste di un sorriso triste 
c'è la tristezza di non saper sorridere.
- - - 
Always smile, even if it's a sad smile, 
because sadder than a sad smile 
is the sadness of not knowing how to smile.

Jim Morrison

venerdì 28 gennaio 2011

Riflessione... - Meditation...


Ogni brutta esperienza a cui sopravviviamo ha un risvolto positivo:
quello di insegnarci qualche cosa di nuovo.
Il problema è... 

ma chi ha chiesto di imparare così tante cose nuove?

Non che sia meglio soccombere alle brutte esperienze, 
semplicemente sarebbe meglio non farne...
o almeno.... 
farne di meno...
(o no?)


- - - - - - 
Any bad experience to which we survive has a positive side:
to teach us something new.
The problem is ...

who has asked to learn so many new things?

I don't mean that it's better to succumb to bad experiences,
simply would be better not to have them...
or at least ....
to have less of them...

Max

giovedì 27 gennaio 2011

Coppa Italia

Anche questa sera ho visto solo il secondo tempo ma era meglio se andavo a dormire.

La Roma ha fatto due bei goals, Vucinic e Taddei in acrobazia da circo.

Ma la Juve gioca veramente male !!! 

I talenti individuali sono notevoli, Krasic, Del Piero, ecc... ma la tattica di gioco manca completamente.

Per quest'anno.... addio sogni di gloria...

Manifestazione in Albania


C'è attesa per la nuova manifestazione di piazza attesa a Tirana per domani 28/01/2010, dopo gli scontri della settimana scorsa dove hanno perso la vita tre manifestanti.

L'attuale Primo Ministro albanese Sali Berisha, rieletto alle elezioni del 2009, considerate regolari, sta affrontando l'opposizione non piu' solo politica ma anche di piazza del suo oppositore principale Edi Rama, leader del Partito Socialista Albanese e Sindaco di Tirana. 

Edi Rama è il successore di Fatos Nano, alla guida del Partito Socialista Albanese. Nano che in passato ha rivestito anche la carica di Primo Ministro, dopo essere stato a capo dei servizi di sicurezza albanesi.

Entrambi, ma anche lo stesso Sali Berisha, hanno avuto un ruolo importante nel far uscire l'Albania dal crack finanziario del 1997.

L'attuale crisi albanese presenta similitudini con le proteste attualmente in corso su tutta la costa sud del Mediterraneo solo per la violenza della protesta. 

Le motivazioni rimangono profondamente diverse dal momento che i leader dei paesi del Magreb e del Nord Africa sono dittatori o nella migliore delle ipotesi personaggi che detengono il potere da decenni. 

In Albania, il Primo Ministro Sali Berisha è stato rieletto con elezioni democratiche che, al tempo in cui hanno avuto luogo, sono state ritenute regolari. 

Di conseguenza la violenza nell'ambito del diritto democratico di manifestare, è assolutamente fuori luogo e facilmente assimilabile ad un tentativo di colpo di stato da parte della sinistra, oggi rappresentata da Rama.

Per contro Edi Rama, ex artista, da anni ha dato un forte contributo alla crescita dell'Albania e non sembra proprio essere uno sprovveduto pronto a gettare nuovamente il paese nel baratro della guerra civile.

Al contrario nel 2005, fu proclamato dal Times Magazine come uno degli eroi europei che stanno cambiando il mondo in meglio. .

Quanto succede in Albania dimostra ancora una volta la debolezza di democrazie ancora giovani e quanto sia difficile assimilare paesi simili nell'ambito della Comunità Europea. Le mentalità radicate dai vecchi regimi totalitari, sono ancora presenti in intere generazioni. 

I passi avanti fatti da alcuni anni a questa parte in direzione di una integrazione europea, possono facilmente essere vanificati da colpi di testa di opposizioni politiche non propense al rispetto del risultato elettorale, fomentando rivolte di piazza, in folle di persone facilmente influenzabili da promesse di benessere immediato, anziché da richieste di sforzi per un processo di sviluppo del paese. 

L'errore da non fare per Governo ed opposizione è quello di abbandonarsi alla violenza o lasciare che le manifestazioni di piazza degenerino in scontri brutali. La posizione migliore da assumere a mio avviso, è quella del dialogo, in modo da trovare una soluzione costruttiva alla crisi istituzionale in corso.

Aspettiamo la manifestazione di domani.........

Kosovo, ancora sorprese....


L'amministrazione del Kosovo indipendente, voluta fortemente dalla Comunità Europea con la precedente "gestione Solana", sorprende ogni giorno di piu'.

Il Premier uscente Hashim Thaqi, già noto in precedenza per i suoi trascorsi da leader dell'UCK con il soprannome di "il serpente", ed oggi ancora più noto per il possibile coinvolgimento nel traffico di organi tra Kosovo e Albania nel 1999, avrebbe deciso, in qualità di capo del governo, di aumentare i salari dei dipendenti pubblici del 50%.

A parte che, come fa notare l'ICO (International Civil Office) della Comunità Europea, organo deputato a seguire i leader politici del Kosovo nelle loro decisioni, il provvedimento arriva in un momento poco adatto, visto che il governo attuale è dimissionario e sfiduciato dal Parlamento e ancora non si conoscono i risultati definitivi delle nuove elezioni (non dimentichiamo... ripetute ben tre volte in alcuni comuni).

Chi governerà il Kosovo da qui a poco? Non si sa. Sicuramente non sarà Thaqi da solo, per raggiungere la maggioranza in parlamento il PDK di Thaqi avrà bisogno di allearsi con piu' di uno degli altri partiti.

In ogni modo, aumentare i salari dei dipendenti pubblici è sicuramente una mossa per mantenersi degli amici nelle posizioni strategiche della Pubblica Amministrazione.

Il problema principale è..... "CHI PAGA?" 

L'aumento costerebbe al budget del Kosovo circa 100 milioni di euro l'anno. Una spesa di oltre il 30% del budget annuale di tutto lo Stato, la piu' alta dei Balcani !!!

Consideriamo che in Kosovo la maggior parte della popolazione non paga né energia elettrica, né acqua, né altre tasse. Addirittura c'è una campagna pubblicitaria con grandi poster affissi ovunque, per invogliare la gente a pagare la tassa sulla raccolta dei rifiuti. 

Aggiungiamo che le dogane del nord non sono ancora funzionanti per le note questioni legate alla minoranza serba che non riconosce il Kosovo indipendente, provocando un considerevole ammanco nel gettito fiscale doganale.

In piu' l'inflazione è al 6.6%. La produzione industriale virtualmente pari a "0", quasi lo stesso vale per l'agricoltura. Il tasso di disoccupazione superiore al 60%, con decine di persone che riescono a lavorare qualche giornata sfruttando quello che da noi è detto "il caporalato" a 10 Euro al giorno.

Con tutte queste premesse, Thaqi vorrebbe aumentare i salari dei dipendenti pubblici.... perchè? Visto che, rispetto ai pochi lavoratori del settore privato, i lavoratori pubblici già guadagnano abbastanza. 

E poi, per tornare alla più importante questione iniziale sul CHI PAGA....? Non ci dimentichiamo che il Kosovo è una tassa "sul groppone" di noi contribuenti della Comunità Europea. 

Coppa Italia


Ieri sera ho guardato il secondo tempo e i tempi supplementari di Napoli - Inter, Quarto di Finale di Coppa Italia.

Non sempre vince chi lo meriterebbe, ma anche l'arbitro ci ha messo del suo.

E' pur sempre vero che, come diceva il grande Vujadin Boskov: " Rigore è quando arbitro fischia", ma ieri sera ce ne erano due di rigori, anche abbastanza chiari, a favore del Napoli.

Uno nel primo tempo supplementare per un fallo di mano di Lucio e uno nel secondo tempo supplementare per un fallo su Cavani.

Alla fine ha vinto l'Inter ai rigori, ma va bene anche così, la partita è stata tirata fino alla fine. Un bel match a tal punto che gli ho dedicato anche una birretta, nonostante la dieta.....


I Nuovi Corsari, i Pirati Somali.....

Il problema della Somalia non sono solo i terroristi islamici di Al-Shabaab che controllano parte del territorio e della capitale Mogadiscio, ma le conseguenze che hanno gli scontri tra il Governo Federale Transitorio e i terroristi islamici. Infatti questa vera e propria guerra che impedisce al Governo Transitorio di governare effettivamente, lascia libertà ai vari gruppi di pirati di agire indisturbati dalle loro basi somale.

Secondo diversi osservatori e operatori del settore, i principali gruppi di pirati oggi conosciuti sarebbero 7. Questi avrebbero a disposizione circa 1500 persone, tra le cui anche bambini-pirati, come recentemente riferito dalle Nazioni Unite. 

Questo manipolo di criminali terrebbe in scacco tutte le forze internazionali impegnati nelle varie missioni anti-pirateria operanti nell'Oceano Indiano. 

Infatti il fenomeno della pirateria che, fino ad alcuni anni fa, era principalmente localizzato a largo delle coste somale, adesso sarebbe esteso a tutta la costa orientale dell'Africa, dalla Somalia alla Tanzania, dal Mozambico fino al Sud Africa e limitato non solo ad aree costiere ma anche a largo incluso l'arcipelago delle Seychelles. 

Le missioni operanti tra cui "Atalanta" della Comunità Europea, "Ocean Shield" della NATO, oltre a un numero impressionante di paesi che operano individualmente al fine di proteggere i propri mercantili, tra cui Iran, Corea del Sud, India, Australia, Giappone, Russia, Stati Uniti e Italia, oltre a numerosi altri paesi europei, presentano evidentemente dei problemi che ne limitano l'efficacia. 

L'intervento internazionale che è stato efficiente in passato, adesso dimostra una scarsa efficacia con l'allargarsi del fenomeno ad una porzione di mare piu' grande come quella attualmente coinvolta nel fenomeno.

Ho raccolto da alcune fonti disponibili sul web, delle cifre impressionanti sui proventi dei pirati. Le navi e gli equipaggi sequestrati, avrebbero fruttato ai pirati ben 55 milioni di dollari nel 2008, per salire a circa il doppio nel 2010, con una tendenza ad aumentare nell'anno corrente tenendo conto del trend nel primo mese dell'anno.

110 milioni di dollari !! Queste sono le cifre del 2010, pagati in riscatti per navi ed equipaggi, da numerosissimi governi e armatori. Cifre da mettere in crisi il settore della navigazione marittima per molte compagnie. A queste cifre si aggiungono le risorse economiche necessarie al mantenimento di missioni, collettive e/o individuali, volte a garantire la sicurezza marittima nell'Oceano Indiano. 

Il business dei pirati, indisturbato in Somalia dove la mancanza di una autorità legale effettiva, favorisce un ambiente sicuro per le associazioni criminali dedite al pirataggio, si starebbe espandendo anche ad altri paesi dove i pirati "investirebbero" o meglio riciclerebbero i proventi. Tra questi paesi ci sarebbero gli Emirati Arabi e la stessa Europa. 

Merita citare anche il ruolo fondamentale del Kenya nel business della pirateria, infatti la maggior parte delle trattative per il rilascio degli ostaggi e il pagamento dei riscatti avverrebbe proprio in Kenya.

Le stesse fonti sul web citando dati del BMI (Bureau Maritime International), riportando gli impressionanti numeri dei sequestri. Nonostante le missioni operative nell'Oceano Indiano, nel 2010 sarebbero caduti in mano ai pirati 1181 marittimi, equipaggi di ben 53 navi di varie nazionalità. Di questi alla fine del 2010, risultavano ancora in mano ai pirati 28 navi e 638 persone. Mentre altre tre navi sarebbero cadute nelle mani dei pirati dal 1' Gennaio al 24 Gennaio 2011.

I numeri sono da capogiro, soprattutto pensando che 8 membri di equipaggi sequestrati hanno perso la vita durante i sequestri ed il danno arrecato all'economia mondiale dal fenomeno della pirateria, sarebbe stimato tra i 7 e 12 miliardi di dollari all'anno.

Con questi numeri, per me impressionanti, viene da chiedersi se le contromisure messe in campo dalla comunità internazionale (sia individualmente che collettivamente), siano efficaci. A giudicare dai risultati sembra di no. 

Inoltre viene anche da chiedersi se un coordinamento internazionale di maggior livello, volto a dirigere gli sforzi individuali in piani collettivi per la sicurezza del mare, possa aumentare i risultati nella lotta alla pirateria, o almeno diminuire i costi di finanziamento del dispositivo di sicurezza attualmente in atto. 

Fermo restando che la prima mossa da fare, a mio avviso, sarebbe un intervento concreto al fine di risolvere una volta per tutte la mancanza di autorità sul territorio della Somalia che oramai da anni, vive in quel "limbo istituzionale", che tipicamente si crea in conseguenza agli interventi delle Nazioni Unite. 

Il grande limite delle Nazioni Unite è infatti, sempre a mio parere,  quello di "congelare" conflitti che così facendo non si risolvono mai, o lasciarli perennemente confinati in aree piu' strette possibile, lontano dai media e dall'attenzione dell'opinione pubblica internazionale. 
Tutto ciò senza mai prendere una decisione volta a far terminare i conflitti risolvendo i problemi alla radice...

Ancora una volta..... Speriamo bene.... 

martedì 25 gennaio 2011

Future


Ciò che il Destino ci riserva...
...non è dato sapere
----- 
What Fate holds for us...
...is not given to know

lunedì 24 gennaio 2011

Il telefono cellulare..


Lupi Nella Nebbia....


L'ho letto in mezza giornata.... 150 pagine che ti trasportano dall'inizio alla fine.

A parte qualche piccola imprecisione nello spelling di alcuni nomi di persona e luoghi, il Kosovo descritto in questo libro corrisponde alla realtà.

Più di qualsiasi altro autore che si sia dedicato al Kosovo (e io ho letto quasi tutto), gli autori di "Lupi Nella Nebbia" hanno descritto la vera realtà dei fatti, la vera essenza dell'UCK, della missione EULEX, di personaggi come Thaqi, Haradinaj, Lushtaku, Shook e i loro intrighi.

Lupi nella Nebbia non parla di serbi cattivi e albanesi buoni o viceversa ma riesce a descrivere la complicata e intricata realtà per quello che è realmente. Senza abbracciare luoghi comuni o versioni ufficiali di comodo divulgate da ONU o Comunità Europea.

Per me è stato facile leggere questo libro perché ne conosco bene i protagonisti da oramai diversi anni. Conosco i luoghi descritti e le problematiche del territorio kosovaro.

Per un lettore del tutto estraneo ai fatti del Kosovo e la storia recente dei Balcani, può essere necessario un minimo approfondimento, almeno sui personaggi e i fatti chiave, prima di cogliere a pieno i concetti descritti. 

Leggendo il libro, mi convinco ancora una volta che per quanto riguarda il Kosovo, da oltre 10 anni "Siamo Seduti Dalla Parte Del Torto".......e non perché dalla parte della ragione i posti erano tutti occupati..... ma con la consapevolezza di essere.... dalla parte del torto. 

Per chi è interessato alla realtà di un luogo, il Kosovo, che abbiamo contribuito a bombardate nel 1999 e che si trova a non più di un'ore e mezzo di volo da casa nostra, "Lupi Nella Nebbia" è il libro giusto da leggere, 

Per comprarlo l'ho dovuto ordinare e aspettare una settimana intera, visto che non era disponibile in nessuna libreria tra quelle che ho visitato a Roma, a Firenze e a Siena.

sabato 22 gennaio 2011

Lullaby - Ninna Nanna


Stella Stellina, la notte si avvicina....

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Star little star, the night is approaching....

Separazione del Kosovo, chi ne parla?

In alcuni articoli apparsi su vari quotidiani il 21 Gennaio 2011, Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della NATO, avrebbe dichiarato al Koha Ditore, principale quotidiano del Kosovo, che la divisione del Kosovo non è una opzione al vaglio della comunità internazionale e che la NATO, nonostante le progressive diminuzioni di organico, rimane il principale garante della pace nell'area.

Ovviamente Rasmussen si riferisce alla possibilità di una secessione del Nord del Kosovo, popolato nella quasi totalità da kosovari di etnia serba, dal resto del paese a stragrande maggioranza etnica albanese. 

Ci sarebbe da domandarsi perché Il segretario generale di una Organizazione Regionale, militare chiamata NATO, che racchiude in un patto di difesa comune gli stati dell'alleanza atlantica, esclude categoricamente una opzione come la scissione del Nord del Kosovo.

A che titolo Rasmussen fa questo tipo di affermazioni visto che si tratta di una questione politica tra Stati (tra l'altro non membri dell'alleanza atlantica), e soprattutto una questione civile e non militare (quindi non riguardante la NATO).

Con questo tipo di dichiarazioni, Rasmussen e l'organizzazione che rappresenta, si intromette in questioni prettamente politiche e civili, ostacolando fermamente e precludendo il diritto di un popolo ad autodeterminarsi, contro i principi sanciti dalle Nazioni Unite. 

Che interesse ha la NATO a mantenere insieme uno stato non completamente riconosciuto a livello internazionale, la cui indipendenza è subordinata ad una supervisione internazionale, disomogeneo al suo interno, dai confini non completamente definiti e governato da personaggi a dir poco dubbi e poco affidabili?

Il Kosovo si è autoproclamato indipendente dalla Serbia nel 2008. Da allora tutta la comunità internazionale sta cercando di dare un senso e una ragione di essere a questo nuovo stato che ad oggi, ha avuto circa 70 riconoscimenti internazionali in tutto il mondo ed è stato riconosciuto solo da 22 membri della Comunità Europea su 27.

Accettata l'indipendenza del Kosovo contrariamente a quanto sancito dagli accordi post bellici, successivi alla Seconda Guerra Mondiale,  accettando il fatto che l'indipendenza del Kosovo si basa sull'autodeterminazione della maggioranza di etnia albanese, perché si dovrebbe escludere l'autodeterminazione di un'area a maggioranza serba? 

Su un aspetto Rasmussen ha in parte ragione: la NATO garantisce la pace nella regione. 
Io aggiungerei che la pace è garantita da un superiore potenziale bellico della NATO rispetto al legittimo proprietario del territorio kosovaro, ovvero la Serbia. 

Battersi contro le truppe alleate sarebbe come mettersi contro tutto il mondo occidentale, specialmente adesso che la Serbia sta negoziando il suo ingresso nella Comunità Europea. 
Conseguentemente la pace è garantita, si.......ma da una minacciosa presenza militare.

Secondo me la pace è garantita soprattutto dal fatto che una nuova guerra in Kosovo sarebbe anacronistica. La Serbia ha fatto passi da gigante nella diplomazia e nel dialogo, nel tentativo di affermare i propri diritti a livello internazionale, relativamente alla regione del Kosovo e cercando di raggiungere gli standard per l'ingresso in Europa.

La pur ridimensionata ma consistente e costosa presenza NATO in Kosovo, a quasi 11 anni dalla fine del conflitto, non ha più ragione di essere se non per proteggere le minoranze delle enclavi serbe e i monumenti patrimonio dell'UNESCO, minacciati anch'essi da irriducibili criminali di etnia albanese. 

Inoltre rimane ancora aperta la questione degli oltre 200.000 esuli serbi originari del Kosovo, costretti a fuggire da Pristina e altre zone del Kosovo nel 1999,  a causa delle rappresaglie dell'UCK (favorito proprio dai bombardamenti NATO), e tutt'ora rifugiati in altre zone della Serbia in attesa di poter tornare alle loro case.

Ebbene... né l'UNHCR (deputato principale a questo scopo) né la forza militare della NATO, sono riusciti in 11 anni, a garantire un diritto fondamentale a queste 200.000 persone, ovvero tornare a casa.

Complimenti.........

Paolo Mascagni


 Paolo Mascagni nasce a Pomarance il 25 gennaio 1755 e muore a Chiusdino il 19 ottobre 1815. E' stato un illustre scienziato italiano del XVIII Secolo.
Figlio del capitano Andrea Mascagni e di Elisabetta Burroni, entrambi appartenenti ad antiche famiglie di Chiusdino, in provincia di Siena, si laureò in filosofia e medicina nel 1778 presso l’Università di Siena
Oltre alla predilezione per gli studi medici, ebbe interesse anche per le scienze naturali. L'ultimo anno di studi universitari fu nominato lettore supplente del suo professore e mentore Pietro Tabarrini le cui condizioni di salute si deteriorarono a partire dal 1771 fino al 1774 quando fu costretto a ritirarsi perché affetto da cecità.
Dopo il compimento degli studi, Mascagni fu nominato lettore ordinario, presso la Facoltà di Anatomia di Siena, a partire dal 1780.
Nel 1798 divenne presidente dell'Accademia dei Fisiocritici di Siena  fondata nel 1691 dal senese Pirro Maria Gabrielli. Durante l'occupazione francese della Toscana ad opera di Napoleone, Mascagni abbracciò la causa giacobina. Questa presa di posizione gli costò un periodo di detenzione durante la Restaurazione quale sorvegliato politico.
Nonostante ciò il 22 ottobre 1801 il Re di Etruria ruppe motu proprio la detenzione del Mascagni nominandolo professore di anatomia, fisiologia e chimica all'Università di Pisa, nello stesso periodo Mascagni teneva anche lezioni a Firenze presso l'Arcispedale di Santa Maria Nuova.
Nello stesso periodo, la comunità scientifica francese si interessò molto alle ricerche sul funzionamento del sistema linfatico umano.

Nel 1784 l’ Academy of Sciences di Parigi offrì un premio per il miglior lavoro volto a descrivere il sitema vaso linfatico umano.

Mascagni propose all’Accademia Parigina due lavori illustrati ma sfortunatamente entrambi giunsero a Parigi dopo la scadenza per la presentazione degli elaborati.

Nonostante ciò I membri dell’Accademia rimasero impressionati dai lavori di Mascagni tanto da attribuirgli un premio speciale.

Negli anni a seguire, si dedicò soprattutto ad approfondire significativamente gli studi sui vasi linfatici con significanti e accurati resultati, Mascagni portò a termine numerosi esperimenti ed esami, ripeté accuratamente le osservazioni di altri scienziati per verificarne i risultati, sviluppando un nuovo metodo di studio che soddisfacesse le sue esigenze di ricerca.
Nel 1787 pubblicò l'opera fondamentale che lo rese celebre in tutta Europa, Vasorum lymphaticorum corporis humani historia et iconographia). Altro notevole trattato di anatomia fu il Prodromi della grande anatomia”, edito postumo a Milano nel 1821.
Altri suoi libri, riccamente illustrati, servirono da modello a scultori e pittori per dare forma alle loro composizioni artistiche.
Paolo Mascagni, insieme a Morgagni, Spallanzani e pochi altri, è da considerare tra i più grandi studiosi di anatomia e chimica organica del XVIII secolo.
Morì durante un soggiorno nella sua tenuta di Castelletto, presso Chiusdino, il paese del senese di cui era originaria la sua famiglia ed in cui trascorreva gran parte del suo tempo libero, il 19 ottobre 1815.
Mascagni fu sepolto nel cimitero rurale di Castelletto. La sua tomba purtroppo è andata perduta. La  pietra tombale è pero’ conservata nella piccola cappella cimiteriale del luogo.
Alcuni decenni dopo la sua morte una statua che lo raffigura venne posta in una nicchia del cortile degli Uffizi, fra le statue dei grandi uomini della Toscana.
Dopo la sua morte nel 1815, tra le carte di Mascagni furono trovati manoscritti e disegni che negli anni a seguire diedero vita ad altre tre pubblicazioni postume curate inizialmente dai discendenti e successivamente da alcuni professori dell’Università di Pisa che pubblicarono in 9 parti, dal 1823 al 1832, l’opera dal titolo Anatomia Universa, contiene 44 tavole finemente realizzate raffiguranti l’anatomia e la struttura scheletrica umana in gran dettaglio, oltre ad una serie di tavole raffiguranti gli organi addominali, l’utero, e il feto.
Alcuni anni dopo la sua morte, una statua di Paolo Mascagni fu posta nella Galleria degli Uffizi a Firenze, tra i grandi uomini della Toscana. La via principale di Chiusdino è oggi intitolata a Paolo Mascagni, così come il piccolo borgo di Castelletto.
Inoltre nel 1955, in occasione del bicentenario della nascita, il Comune di Firenze pose una targa a ricordo del ”medico anatomista Paolo Mascagni (Pomarance, Pisa 25 gennaio 1755 – Chiusdino, Siena 19 ottobre 1815)” che abitò a Firenze in via Fiesolana 6. 

giovedì 20 gennaio 2011

Massima del Giorno


"Fa più rumore un albero che cade 
di una foresta che cresce"
---- 
"It makes more noise a falling tree 
than a growing forest"

Il Kosovo è e sarà un problema per l'Europa


Mentre si apprende oggi che la Commissione di Conteggio dei voti elettorali ha chiesto di invalidare per la seconda volta il voto del 9 Gennaio, almeno per quanto riguarda due dei cinque seggi dove si è rivotato a seguito della scoperta di grossi brogli,

c'è un'altra notizia che ci dovrebbe far riflettere, sia come elettori che come contribuenti:

La KFOR, ovvero il contingente NATO di stanza in Kosovo, ha deciso che il servizio di vigilanza e sicurezza operato dai militari italiani, presso i Monasteri serbo-ortodossi del Kosovo, sarà passato in consegna alla Polizia del Kosovo.

Di per se la notizia è una come tante, ma ci sono due aspetti che vanno analizzati:

1- La Polizia del Kosovo è a maggioranza di etnia kosovara-albanese, di lingua albanese e di religione prevalentemente musulmana. 

Gli standard tecnici e operativi della Polizia Kosovara sono di gran lunga inferiori a quelli di qualsiasi forza di Polizia europea e il livello di corruzione e di coinvolgimento politico della Polizia sono altrettanto noti agli addetti ai lavori.

Inoltre le truppe militari italiane sono schierate a protezione dei monasteri ortodossi per proteggerli da eventuali attacchi provenienti proprio dalla parte di etnia albanese musulmana, come avvenne il 18 marzo del 2004, dove una ventina di monasteri furono distrutti dai "dimostranti" kosovari-albanesi (oltre a 30 morti tra la popolazione di minoranza serba).

Va anche costatato che molti osservatori internazionali e indipendenti, riferiscono continuamente su violazioni dei diritti fondamentali delle minoranze kosovare, da parte dell'attuale amministrazione kosovara albanese.

Alla luce di tutto ciò, far vigilare i Monasteri ortodossi dalla Polizia Kosovara, sarebbe come far vigilare un pollaio da un lupo. 

2- Per contro va fatta notare la seguente incongruenza:

I militari italiani in Kosovo, si occupano quasi esclusivamente (o prevalentemente) di vigilare i monasteri Serbo-Ortodossi, per evitare il loro attacco e la loro distruzione da parte della maggioranza musulmana di etnia albanese (vale lo stesso esempio del 18 marzo 2004).

Il mandato originario della KFOR (ripetiamo: forza NATO impiegata in Kosovo, di cui fanno parte anche contingenti italiani), è quello, tra le altre cose, di andare in Kosovo (fatto avvenuto già oltre 10 anni fa, e li si trova ancora oggi), proprio per proteggere i kosovari-albanesi e le loro neo costituite istituzioni dallo sterminatore Milosevic e dalla Serbia. 

Esattamente l'opposto di ciò che ad oggi viene chiesto alle nostre truppe, ovvero salvaguardare ii pochi serbi ortodossi dei monasteri, dalle aggressioni dei kosovari albanesi che dovremmo proteggere e di cui tra l'altro, abbiamo appoggiato l'indipendenza.

 Sarà anche "tutto a posto", ma non ne sono sicuro.....

mercoledì 19 gennaio 2011

Sudan - Referendum concluso e aria di secessione


Anche se i risultati non sono ufficiali, sembra che la stragrande maggioranza dei voti siano favorevoli alla secessione del Sud. A Juba, futura capitale del Sud Sudan, starebbe vincendo la scelta secessionista. In generale, secondo i primi parziali dati, 7 stati su 10 del sud sono a favore della separazione.

Il quorum del 60% affinché la consultazione sia valida è stato ampiamente superato: secondo France Presse, circa il 96% dei 3,93 milioni di elettori ha esercitato il proprio diritto di voto. Nello Stato dei Laghi la percentuale dei "si" arriva a oltre il 99%, e così come nelle regioni petrolifere.

I risultati ufficiali sono comunque attesi per la fine del mese di Febbraio 2011.


Sulla spinta della secessione del Sudan, si riaccendono anche le mire indipendestiste del Somaliland, regione della Somalia che nonostante abbia dichiarato la propria indipendenza della Somalia già dal 1991, non ha ottenuto riconoscimenti da parte di altri Stati.

Sull'onda del referendum sudanese anche lo stato somalo del Puntland, starebbe ventilando la possibilità di una secessione indipendentista dal Governo Federale Transitorio somalo. Il Puntland è un'area della Somalia relativamente tranquilla, (almeno rispetto all'area di Mogadiscio), dove gli scontri con gli estremisti islamici di Al-Shabaab non sono il problema principale. Al contrario, il fenomeno della pirateria trova nel Puntland (soprattutto nell'importante porto di Bossaso), la sua base operativa maggiore, infatti è da qui che partono la maggior parte degli attacchi ai mercantili in transito nell'Oceano Indiano.

In Europa, dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989 e la riunificazione della Germania,
si è assistito alla ridefinizione di molti confini e alla rinascita o nascita di nuovi Stati. Per ultimo il Kosovo, ma anche il distacco di tutti i paesi dell'Est europeo dalla ex Unione Sovietica e la scissione della Yugoslavia.

Alcune di queste scissioni o separazioni, sancite al termine di guerre sanguinose (per esempio la guerra di Bosnia che ha ridisegnato i confini di Croazia, Bosnia Herzegovina e la creazione della Republika Srbska), si sono basate su differenze etniche o religiose tra le popolazioni locali.

Anche il Kosovo indipendente vede la sua unica ragione di essere contando in una popolazione al 90% di etnia albanese e religione musulmana al contrario degli altri stati della ex Yugoslavia dove la popolazione è in maggioranza slava ortodossa.  

In Africa orientale, potremmo dover presto assistere a una nuova ridefinizione di confini e paesi, sulla scia del referendum per la creazione del Sud Sudan. In Africa le differenze religiose e soprattutto l'appartenenza tribale, è una discriminante molto sentita tra le popolazioni, forse ancor di piu' che le differenze etniche in Europa.

Non dimentichiamo che altri paese africani come la Republica Democratica del Congo, contano circa 300 tribù separate e distinte dalle loro tradizioni e ognuna di queste ha la propria lingua.

La Nigeria da anni sta vivendo scontri interni e esodi di civili a causa delle battaglie tribali e religiose in larga parte del paese.

Vedremo cosa ci riserva il prossimo futuro, ma sicuramente la Comunità Europea dovrebbe prende una posizione di responsabilità e mediare con tutti questi paese per evitare altre guerre come quelle che in passato hanno scosso l'Europa.

martedì 18 gennaio 2011

Due virtù

Si narra che quando Dio creò il mondo, affinché gli uomini prosperassero, decise di concedere a ogni popolo due virtù.

E così fu:

- Gli Svizzeri li fece ordinati e precisi.
- Gli Inglesi perseveranti e studiosi.
- I Giapponesi lavoratori e ubbidienti.
- I Francesi colti e raffinati.
- Gli Spagnoli, allegri e accoglienti.

Quando arrivò agli Italiani si rivolse all'angelo che prendeva nota e gli disse:

"Gli Italiani saranno intelligenti, onesti e di Forza Italia!"

Quando tutti i popoli furono definiti, l'angelo gli disse:

"Signore, hai dato a tutti i popoli due virtù ma agli Italiani tre: in questo modo essi saranno avvantaggiati rispetto agli altri."

"Ops, - disse Dio - hai ragione! Ma le virtù divine non si possono revocare... E sia, che gli Italiani abbiano tre virtù; però ciascuno di loro non potrà averne più di due insieme."

E così accadde che l'italiano che è di Forza Italia e onesto, non può essere intelligente;
quello che è intelligente e di Forza Italia, non può essere onesto;
e quello che è intelligente e onesto non può essere di Forza Italia...

Kravice Water Falls


Kravice è una località della Bosnia Herzegovina.

Circa 30 minuti di strada da Mostar, si raggiunge agevolmente in macchina.

Aperta campagna, la zola è nota per le omonime cascate e attrae molta gente in estate per l'ampia area verde circostante. 

Le cascate somo bellissime d'estate e altrettanto belle e impetuose d'inverno.

Bella visita, io ci sono andato il 29 Dicembre del 2010.

domenica 16 gennaio 2011

Celebrazione di Sant'Antonio Abate

Oggi a Chiusdino si è tenuta la classica cerimonia nel giorno di Sant'Antonio Abate protettore degli animali.

In una bella giornata di sole, alle 11.30 il Parroco ha celebrato la Santa Messa nella piazza principale del paese, davanti ad oltre duecento persone, con la rituale benedizione degli animali.

Come vuole la tradizione molta gente è arrivata a cavallo, mentre altri hanno portato il loro animale domestico, tra cui cani e gatti, ma anche asini e galline, per ricevere la benedizione si Sant'Antonio Abate.


 


Geotermia in Toscana


La geotermia è da record  in Toscana nel campo della produzione di energia elettrica.

Le 33 centrali geotermiche situate nelle province di Siena, Pisa e Grosseto, con oltre 5 miliardi di KWh annui, coprono il 25% dei consumi energetici regionali.

Solo a dicembre 2010, i 33 impianti hanno consentito di produrre 453 Gwh, pari al consumo di 150.000 famiglie, grazie anche alla messa in funzione della nuova centrale geotermica di Chiusdino che è in grado di produrre fino a 20 Mw.

La geotermia, conosciuta già da oltre un secolo, è una risorsa energetica pulita e rinnovabile. Dove puo' essere sfruttata, e la Toscana ne è ricca, è un'alternativa preferibile ad ogni forma di produzione energetica ad oggi conosciuta.

venerdì 14 gennaio 2011

Somalia, rifugio di terroristi.


Come scrive M. Bardazzi su LA STAMPA.it del 14/01/2010, citando le parole del Primo Ministro somalo Mohamed Abdullahi Mohamed:

"La Somalia è come l’Afghanistan. Con la differenza che là c’è la Nato, mentre i terroristi fuggiti da Kabul ora sono qui da noi». Asserragliato nel palazzo del governo, in una Mogadiscio dove ogni giorno si spara e si muore, Mohamed Abdullahi Mohamed non usa giri di parole nel lanciare l’allarme sui rischi che corre il Paese di cui è da poche settimane il nuovo primo ministro. I guerriglieri islamici di Al Shabaab, legati ad Al Qaeda, continuano a ipotecare il futuro di quello che viene considerato il Paese più pericoloso al mondo".

E ancora:

"I terroristi arrivano [in Somalia] a migliaia perché percepiscono che la Somalia è l’anello debole del mondo".

La Somalia è ad oggi amministrata da un Governo Federale di Transizione voluto dall'ONU e appoggiato sul campo da 8.000 soldati dell'Africa Union.
Il Primo Ministro di tale Governo, Mohamed Abdullahi Mohamed, insediatosi di fatto a Dicembre 2010, ha chiesto espressamente aiuto all'Italia perchè si faccia carico di aiutare la Somalia a risollevarsi e a liberarsi del terrorismo islamico che imperversa su tutto il territorio e in specialmodo su Mogadisco.

Secondo Mohamed l'Italia ha i mezzi, le risorse e le capacità necessarie per assumere un ruolo di leadership a livello europeo, in un eventuale piano di intervento a favore della Somalia che altrimenti, a causa della forte presenza di terroristi islamici legati ad Al-Shabaab e Al-Qaeda, potrebbe diventare una minaccia non solo per il Corno d'Africa, ma per l'intera umanità.

L'Italia e la Somalia sono legate da un passato comune, essendo gran parte del territorio somalo una ex colonia italiana e un ex territorio amministrato dall'Italia anche successivamente alla Seconda Guerra Mondiale, fino ai primi anni '60.