"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)

mercoledì 18 ottobre 2017

Difendersi è legittimo.... o no?

La legge sulla legittima difesa in Italia, formalmente garantisce che ci si possa difendere nel rispetto di vari principi tra cui quello di proporzionalità. Significa che ci si può difendere con reazioni proporzionali alle azioni dell'aggressore.
Formalmente non ci sono problemi ma nella pratica si nota la differenza.

Prendiamo il caso del ladro che ci entra in casa e ci vuole rubare le nostre cose, magari dopo averci rotto una porta o una finestra. 
Bene: questo criminale non lo possiamo ammazzare altrimenti eccediamo nella difesa legittima o addirittura veniamo accusati di omicidio volontario. In base al rapporto di proporzionalità, dopo che ci ha rotto una finestra e ci ha rubato dei gioielli, gli potremmo a nostra volta rubare il portafogli, oppure andare a casa sua e rompergli una finestra a nostra volta.

Purtroppo il rapporto di proporzionalità non ci permette nemmeno questo, perché in base ad altri principi commetteremmo dei reati a nostra volta, nel migliore dei casi saremmo ritenuti responsabili anche di esercizio arbitrario di un diritto che è quello a non essere derubato.
Non possiamo immobilizzare il ladro e chiamare la polizia perché si rischia di essere accusati di sequestro di persona, non lo possiamo picchiare perché ci potrebbe querelare per lesioni.
In ogni caso se trovi un ladro in casa, l'unica cosa che dovresti e potresti fare è preparargli un caffè e aspettare che se ne vada, altrimenti o si prendono le botte dal ladro o si prendono botte dalla giustizia.

L'argomento legittima difesa è solo uno di quelli in cui si nota il distacco tra la norma, la legge e la realtà dei fatt, la vita quotidiana. Gli ultimi casi come quello dell'avvocato di Latina che ha ucciso il ladro che gli stava rubando in casa sono casi chiari di come la necessità di respingere un'offesa alla propria famiglia, al proprio patrimonio, che è comunque una componente vitale e necessaria per un essere umano socialmente integrato, prescinde dal livello di educazione, e dalla conoscenza della legge.
Un avvocato che spara ad un ladro mentre scappa è un paradosso. Cade nello stesso errore che hanno fatto decine di persone che potrebbe aver difeso o nella stessa posizione in cui pone le stesse decine di persone quando difende un ladro o i familiari di un ladro morto che chiedono risarcimenti in sede civile.
Cosa significa?
Significa che difronte ad un pericolo così immediato, così invadente dell'intimità e che azzera la distanza minima di sopravvivenza tra individui, nessuno è in grado di valutare nei dettagli i dettami della legge e della giurisprudenza in tema di legittima difesa.

Quando i fatti sono poi accaduti, il ladro è morto e il furto è stato sventato così come è stato sventato il danno che sarebbe stato arrecato, arrivano nuovi problemi, come anni e anni di processi che abbattono il morale. Decaduto il morale e la speranza, peggiora la salute, si abbassano le difese immunitarie con aumento del rischio di infarto, ictus, malumore e famiglie devastate dalla paura della galera, delle spese legali, dell'impreedibilità dei processi; durante il processo non si afferma mai la realtà delle cose, si tende invece a far avvicinare la realtà processuale alla realtà delle cose e sempre con il "senno di poi", a posteriori; è qujndi difficile che la verità accettata in un processo corrisponda alla ricostruzione dei fatti reali.

La certezza è comunque che se spari ad un ladro a ragine o torto, ti aspettano sicuramente anni di processi e molte migliaia di euro di spese legali. 
In altre parole ti aspettano spese inaspettate che bruciano i risprmi di anni di vita e altri anni di vita di tribolazioni tra avvocati, familiari dei ladri che vogliono soldi e giudici che non hanno alcuna fretta.

Anni !! L'unica cosa che nessuno ti può restituire. Anni di tribolazioni che devi sottrarre dalla tua vita che, per quanto lunga, ha una aspettativa di una ottantina di unità, sempre se non ti ammali per quello che tuo malgrado ti sta capitando.

Nessuno tiene conto degli anni che sei costretto a buttare via per colpa di un ladro, nenache il tribunale che ti giudica per vedere se hai acceduto nella legittima difesa.

Ritrniamo alla norma: l'Art 52 del Codice Penale, scrimina, così si dice, il comportamento di commette un fatto, per proteggere un diritto proprio o di altri da un pericolo attuale di una offesa ingiusta. Il resto riguarda il rapporto di proporzionalità di cui abbiamo già parlato. 

Ironicamente, per qunte volte si possa leggere questo articolo, così come molti altri, qualsiasi cosa farai per difenderti, non coinciderà mai al cento per cento con la scriminante dell'Art. 52 del codice penale valutata in anni di processi a posteriori.

Sarebbe meglioavere meno "ma", meno "se" e meno "però" e affermare una volta per utte che rubare è un atto contrario alla legge e ai proncipi che ci fanno vivere e stare tutti insieme in quella che chiamiano società. 

Un principio semplice da applicare senza tanti "ma", "se" e "però", che sarebbe intuitivamente comprensibile a tutti, contadini, benzinai, pensionati e anche avvocati potrebbe semplicemente stabilire che: 

- Non si ruba, se ti ammazzano mentre rubi, sono cazzi tuoi.
- Se ti ammazzano mentre ti introduci non atteso o non invitato, a casa di qualcun altro  o dove ci sono le cose di qualcun altro, dove c'è la famiglia di qualcun altro, fosse anche solamente il cane di qualcun altro, sia che tu voglia rubare o che tu sia semplicemnete sonnambulo; che tu sia armato o meno; sono ancora una volta cazzi tuoi.
- se ti ammazzano mentre ti introduci o quando ti sei già introdotto nella proprietà di qualcun altro, le indagini sui fatti e su chi ti ha ammazzato si chiudono necessariamente entro un mese, non un giorno di più ed esclusivamnete per capire la dinamica dei fatti.

venerdì 29 settembre 2017

Viva la muerte !


Finalmente una cronaca imparziale!

Un percorso attraverso la guerra civile spagnola dal '36 al '39 senza prese di posizione e in parte attraverso la narrazione dei cronisti di allora, sempre tenendo presente che, come indegnamente succede anche nelle cronache di guerra odierne, ogni cronista riferiva al proprio governo edera soggetto ad una censura e ogni cronista a sua volta "teneva" per una o per l'altra parte in causa.

Il libro è sicuramente da leggere se si ha intenzione di capire gli eventi e di quel periodo ed è ricco di narrazioni di atti eroici sia da parte dei repubblicani che dei nazionalisti, spagnoli, italiani, tedeschi e di altri oltre 20 paesi del mondo che hanno combattuto in spagna per ragioni varie.
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Rimane da capire come si fa ad oggi a continuare ad intitorare vie a gente come Togliatti che per conto di Stalin è stato fautore di centinaia di morti tra le file franchiste e forse ancora di più tra le stesse file comuniste e anarchiche.

Altra valutazione da fare è sul perché la Guerra di Spagna, che è il preludio alla Seconda Guerra Mondiale, non si studi affatto a scuola; forse si teme di far sapere che tanti esimi italiani che oggi ricordiamo come eroi e che hanno fatto la storia politica del nostro paese, in Spagna hanno combattuto e si sono macchiati del sangue di altre persone tra cui molti italiani?

Sono solo riflessioni, anche sul fatto che la guerra civile spagnola è stato terreno di addestramento per le truppe italiane, tedesche e sovietiche, soprattutto per l'aeronautica, mentre altri paesi già allora inteferivano nel corso degli eventi con interventi esterni meno espliciti quali spionaggio, sabotaggio, ecc...

In conclusione ripeto che è bello leggere una cronaca imparziale e ricca di dettagli. Mi dispiace solo che non un testo del genere non faccia parte del bagaglio di ogni giovane studente italiano.
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In guerra mi facevano più impressione i vivi, che i morti. 

I morti mi sembravano dei recipienti usati e poi buttati via da qualcuno, li guardavo come se fossero bottiglie rotte. 
I vivi, invece, avevano questo terribile vuoto negli occhi: erano esseri umani che avevano guardato oltre la pazzia, e ora vivevano abbracciati alla morte.

Nicolai Lilin

(La citazione non riguarda direttamente la Guerra di Spagna ma è probabilmente significativa per i protagonisti di tutte le guerre, da quasiasiparte le si guardino)


lunedì 11 settembre 2017


IL MALE CHE GLI UOMINI FANNO SOPRAVVIVE LORO;
IL BENE E' SPESSO SEPOLTO CON LE LORO OSSA
Shakespeare 

martedì 5 settembre 2017

“Non potrete mai chiamare il vento, 
ma potete lasciare la finestra aperta.”

Bruce Lee

sabato 19 agosto 2017

Pablo Escobar

La storia del piu' grande trafficante di cocaina del mondo, raccontata da suo figlio, sopravvissuto alla vendetta dei nemici di suo padre e portatore di una pesante eredita' di discriminazione e estacoli legati al suo nome.

Una storia di dollari, lusso ma anche di fughe, paura, nascondigli; responsabilita' di massacri e guerre tra narcotrafficanti; governi e autorita' corrotte, pregiudizi  e ingiustizie.

Ancora una volta un esempio di come il bene e il male non siano separati da confini netti ma tendano a ritrovarsi uno nell'altro.

Sempre che si usi un punto di vista disinteressato nel riconoscerli...

Una considerazione viene comunque alla luce tirando le somme della lettura:

In nessun modo l'operato di Escobar puo' essere giustificato o viene giustificato dall'autore. E' pero' altrettanto vero che Pablo Escobar vendeva tonnellate e tonnellate di cocaina a trafficanti e spacciatori che la rivendevano a migliaia di viziosi idioti che ne facevano e ne fanno uso, rovinandosi la salute e consapevolmente finanziando il crimine organizzato.

Va anche detto che al pari di Escobar, e' difficile trovare giustificazioni al livello di corruzione e connivenza nelle attivita' illecite, da parte di istituzioni, autorita' e addirittura governi che non fanno altro che far prosperare traffici illeciti e criminalita'.


martedì 1 agosto 2017

La sindrome di Arcore

E' quasi sempre meglio "sentire due campane" oppure avere un secondo parere.
Dopo aver letto "My Way" ed esserne stato colpito, convinto anche dell'imparzialità dell'autore, poiché trattandosi di una biografia è necessaria una certa imparzialità e onestà intellettuale, ho comunque ritenuto opportuno vedere le cose da un altro puntodi vista.

Ho trovato questo libro, o sarebbe meglio dire che sono stato trovato da questo libro scritto da Giovanni Valentini, ex direttore di Repubblica, tra gli altri ruoli e incarichi di prestigio ricoperti durante una lunga e onorata carriera di giornalista e scrittore.

In quasto libro, breve ma a tratti noioso, più che parlare, si sparla di Berlusconi. L'autore mette in mostra tutte le critiche mosse al Presidente dallo stuolo di politici di sinistra che volevano vederlo per sempre fuori dalla politica e magari in prigione.

Affronta molti aspetti della vita dell'uomo Silvio Berlusconi, dell'imprenditore di successo e del leader politico. Tratta della carriera imprenditoriale, del rapporto con le donne, dei problemi con la giustizia, della politica estera ed interna; il tutto visto da una posizione chiaramente di sinistra.

Una retorica palesemente di parte che nonostante i tentativi di giustificare, spiegare e avvalorare le accuse mosse a Silvio Berlusconi, non fa altro che ripetere quello che abbiamo sentito per mesi e mesi sulla bocca di politici di sinistra, sulle pagine dei giornali di sinistra e.. sorpresa sorpresa, su molte trasmissioni televisive di tribuna politica; e per fortuna che la TV faceva gli interessi di Berlusconi!

Comunque sia, una volta definite le fonti dell'informazione contenuta, è un libro che si può leggere, tenendo presente che si tratta di un punto di vista non sempre suffragato da prove. Un punto di vista che può essere smentito da altre argomanetazioni di pari rango e suffragate da altrettanti riscontri. Un punto di vista politicamente orientato a sinistra.